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Spending Review: Secchi, Idv, propone al comune di Cagliari i software open source

Cagliari: i consiglieri Secchi e Dore, IDV, scrivono al sindaco Massimo Zedda Il decreto Salva Italia ha introdotto una piccola ma significativa novità che, se applicata nelle pubbliche amministrazioni, può portare un risparmio considerevole nei conti pubblici: l’uso dei software gratuiti, cosiddetti open source. E’ questo il senso di un ordine del giorno presentato dall’Italia dei Valori, primo firmatario Ferdinando Secchi, in cui si ricorda come la legge 134 del 7/8/2012, in un’ottica di riduzione degli sprechi pubblici, preveda appunto che le pubbliche amministrazioni possano utilizzare software libero o open source. «Il Comune di Cagliari – spiega Secchi – si dovrà impegnare a prediligere, a parità di altre condizioni, l’utilizzo di software libero o a codice sorgente aperto perché gratuito o, comunque, molto economico. Questo significa un risparmio notevole per l’acquisizione di programmi per le dotazioni informatiche, ma – precisa il consigliere dipietrista – non si tratta solamente di questo: quella che proponiamo è infatti una scelta politica, oltre che filosofica: una moderna battaglia di civiltà, a difesa della libertà dell’individuo, anche se limitatamente a uno specifico settore della sua vita. Siamo fermamente convinti –  continua Secchi – che il software libero debba divenire una scelta prioritaria per le Pubbliche Amministrazioni che hanno l’obbligo di valutare soluzioni open source in maniera prioritaria rispetto a soluzioni commerciali e proprietarie».


Secchi si sofferma sui molteplici benefici derivanti dall’adozione di software libero/open source da parte del Comune: basso costo iniziale di azione, indipendenza dai fornitori, sicurezza, flessibilità (in quanto permette di apportare in maniera semplice personalizzazioni) e interoperabilità, estensioni delle funzionalità e adattamento ad altri sistemi, bassi costi delle licenze e degli aggiornamenti (quelli del software proprietario vengono adottati non tanto perché apportano delle vere migliorie nel programma ma piuttosto per incompatibilità con le versioni precedenti). «Nel confrontare le spese di adozione da parte delle PA di software libero o proprietario non basta fare riferimento soltanto ai costi iniziali – precisa Secchi -: non bisogna infatti valutare solo i costi delle licenze ma anche i servizi di consulenza e supporto, la formazione degli impiegati, i costi di gestione e, non ultimi, i costi di migrazione, molto onerosi in quanto spesso richiedono una ristrutturazione dei modi operativi dell’ente e investimenti sulla formazione del personale. Siamo convinti – conclude Secchi – che l’adozione di software liberi può rivelarsi strategica in merito alle esigenze di indipendenza del Comune: se l’odg (firmato anche dal capogruppo Giovanni Dore) venisse approvato, l’amministrazione di Cagliari con l’adozione del software libero potrebbe beneficiare di una maggiore trasparenza, di una più ampia indipendenza dai fornitori, della possibilità di rimettere in circolo i software creati su misura e della possibilità di stimolare un circolo virtuoso di collaborazione tra istituzioni».

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