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“Ginocchio da scrivania” Danno collaterale del PC

Sapevamo già che le troppe ore trascorse al PC portano a danni collaterali: diminuzione della vista, posizioni scheletriche scomposte e infiammazioni all’avambraccio che guida il mouse. Recenti studi ed osservazioni parlano  oggi di “ginocchio da scrivania” una sindrome che porta con sè dolori e rigidità articolari.


Gli ortopedici sono concordi nell’affermare che le ore passate alla scrivania davanti al computer danneggiano irreversibilmente il ginocchio  che risente di più dell’immobilità forzata, mentre esso è  un’articolazione nata per essere mobile e fluida. Quando si sta per ore seduti diminuisce la produzione di liquido sinoviale, il lubrificante dell’articolazione del ginocchio che ha la funzione di portare nutrimento alle cellule cartilaginee che ricoprono la superficie articolare.

 Sandro Rossetti, primario della divisione di ortopedia e traumatologia dell’ospedale San Camillo di Roma, spiega: ” E’ un disturbo frequente caratterizzato da un ispessimento della plica sinoviale che diventa rigida e perde la sua normale elasticità”. Infatti quando si sta per ore seduti diminuisce la produzione di liquido sinoviale, che è il lubrificante dell’articolazione del ginocchio e ha la funzione di portare nutrimento alle cellule cartilaginee che ricoprono la superficie articolare.

Il target di questo disturbo sono  uomini e donne tra i 40 e i 55 anni che  passano diverse ore fermi, seduti davanti ad un computer di cui è complice anche qualche chilo di troppo. Infatti, sottolinea Rossetti, “il ginocchio ci sostiene, ma se pesiamo molti chili più del dovuto, il nostro peso sarà la causa dell’usura della cartilagine del ginocchio. Se non si corre ai ripari, dimagrendo per esempio, si può rimanere vittima di un danno articolare con sofferenza della cellula cartilaginea. Tutto ciò favorisce la comparsa di lesioni artrosiche. E da qui non c’è scampo: si passa direttamente alla chirurgia ortopedica”.

Il rimedio? Staccare, quando è possibile con il lavoro e soprattutto fare attività fisica che senz’altro riduce l’anomalia,  permettendo il mantenimento articolare e muscolare indispensabile.

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