Società

Ricordo di Mons. Giovanni Fallani attraverso le opere di Francesco Guadagnuolo sul Pontificato di Giovanni Paolo II

F. Guadagnuolo con l’Arc. Giovanni Fallani

L’Arcivescovo Mons. Giovanni Fallani è stato tenace promotore del rinnovamento dell’arte sacra e religiosa, nel suo ruolo di Presidente della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia, insigne e stimato letterato e dantista, storico e critico d’arte a livello nazionale ed internazionale.

Ben convinto che gli artisti sono «gli esseri umani più utili alla società», l’Arcivescovo Fallani li ritenne «i migliori compagni di viaggio», con loro strinse legami di affettuosa amicizia, con parecchi elaborò validi progetti culturali e preparò mostre e convegni che impressero un segno indelebile nella società. In tutti lasciò una profonda nostalgia per il suo tratto affabile e signorile.



Ho conosciuto numerosi artisti che hanno raggiunto la notorietà in Italia e all’estero; fra essi, con l’andare degli anni, mi sono venuti alla mente Giacomo Manzù, Venanzio Crocetti, Marcello Avenali, Pericle Fazzini, Emilio Greco, Ferruccio Ferrazzi, Arturo Martini, Luciano Minguzzi, Domenico Purificato, e tanti altri. Con curiosità quasi morbosa mi sono domandato se, nella loro carriera, ci sia stato o meno una parola, un gesto, un apprezzamento del Fallani che ne abbia agevolato il luminoso cammino e ho dovuto sempre concludere che ognuno di essi aveva un debito di riconoscenza per chi era stato il grande protagonista del sodalizio fra l’arte e la Chiesa.
Nel 1978, Monsignor Fallani incontrò un giovane artista venuto dalla Sicilia, Francesco Guadagnuolo. All’esperto Maestro e al fine psicologo che egli era, servì poco per scoprire che si trattava di un’eletta creatura, dotata di uno spiccato talento artistico, con la quale sarebbe stato utile continuare il discorso, in vista di allettanti prospettive future. Ne parlò anche con me quando, nel suo studio nel Palazzo della Cancelleria, verso la fine degli anni ’70, mi regalò un disegno e due incisioni del giovane Guadagnuolo, aggiungendo: «Sono delle belle opere… questo giovane farà molta strada…». E di strada, da allora ad oggi, Francesco Guadagnuolo ne ha percorsa tanta e con vero successo.
Tenace come soltanto pochi sanno essere, il Guadagnuolo, anche perché spesso invitato da Mons. Fallani, dal 1978 in poi divenne un assiduo frequentatore degli Uffici della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra. Alla scuola del Fallani, il Guadagnuolo apprese le differenze tra arte religiosa, arte sacra e arte liturgica, approfondendo il rapporto, non sempre facile, tra l’opera, il committente, l’artista e i credenti, e non perdendo mai di vista che la vera arte è innanzitutto, ‘umiltà’. Risultato: un’affettuosa comunione di intenti fra l’intelligente e generoso Prelato e il docile allievo, la quale, se accelerò i voli del giovane talento, costrinse il Fallani a divenire il critico più attento e più sensibile dei lavori in corso di realizzazione da parte di Francesco Guadagnuolo.
Primo banco di prova per le capacità dell’uomo e dell’artista furono i testi scritti e le acqueforti prodotte dal Guadagnuolo, a riguardo della “Bottega dell’Orefice”, un’opera teatrale di Karol Wojtyła. Illustrare il lavoro di un Papa, ottenendone uno strepitoso successo di critica e di pubblico, significò per il pittore Guadagnuolo, asservire quella forza misteriosa che lo guidava interiormente, a dare spazio al vero pensiero di Wojtyła e a mettere a fuoco il tema centrale del dramma: l’amore nelle sue varie espressioni, in particolare in seno alla famiglia.
Si parlò, in quell’occasione, come di un artista di grandi speranze ed era solamente l’inizio della grande avventura artistica di Francesco Guadagnuolo. Ciò aveva molto incuriosito l’ambiente culturale romano, infatti, chiesero informazioni sul pittore a Mons. Fallani, nell’Ufficio dell’Arte Sacra, illustri Personalità: il Prof. Carlo Pietrangeli, Direttore dei Musei e Gallerie Pontificie, il Prof. Bruno Molajoli, Presidente della Pontificia Accademia di Belle Arti dei Virtuosi al Pantheon, il Segretario Generale dell’Istituto Accademico di Roma, il Prof. Giuseppe Zander, Architetto della Fabbrica di San Pietro, il Prof. Fortunato Bellonzi, Segretario Generale della Quadriennale di Roma, gli Architetti Giulio Pediconi e Saverio Busiri Vici, Padre Tarsicio Piccari, i Professori Enzo Carli, Mario Pomilio e la scrittrice Elsa De Giorgi.
Negli anni 1980 e 1983, il Guadagnuolo poté consolidare i suoi primi successi, grazie al significativo interesse per la sua arte dell’Arcivescovo Fallani. Nel 1980, infatti, questi lo invitò a partecipare ad un’importante mostra curata dalla Pontificia Commissione per l’Arte Sacra negli ambienti dell’Abbazia di Montecassino. Vi esposero le loro opere degli artisti ben affermati tra cui, Annigoni, Fazzini, Greco, Messina, Monachesi, Purificato, Saetti, Sciltian, Tommasi Ferroni, e Guadagnuolo, l’artista più giovane, il quale presentò una tela di grandi dimensioni “Cristo nel dolore umano” e una serie di acqueforti. Nel marzo del 1983, in occasione del Giubileo straordinario della Redenzione, voluto dal Papa Giovanni Paolo II per ricordare i 1950 anni dalla morte di Cristo, Fallani chiese esplicitamente a Guadagnuolo di lavorare sul grande tema “Dio-Uomo”. Ne venne fuori un’opera di profonda spiritualità e di confortante speranza nel Dio fatto Uomo, rievocante un fondamentale pensiero di Papa Wojtyła all’inizio del suo Pontificato: «non si comprende l’uomo senza Cristo».
In quell’occasione, fu molto vicino al Guadagnuolo, nella ricerca filosofico-teologica della vera espressione del Dio fatto Uomo, l’alto Prelato Fallani che aveva scritto: «Vi sono in Cristo due nature, l’umana e la divina. L’immagine non può riuscire, per la sua intrinseca natura, a rappresentare altro che l’umano… Gesù assunse la natura umana; questa è visibile perciò si può ritrarre…».
Successivamente, quando l’artista, attratto dal fascino delle profondità, volle sperimentare, attraverso un ciclo di acqueforti sul tema “Humanitas”, la sua capacità di esprimere, come costante, sia sul piano figurativo sia su quello del pensiero, una seria riflessione sulla condizione umana dei nostri tempi, il Fallani, ammirando quelle opere, dichiarò: «si vede che quest’artista sa bene interpretare il dramma della coscienza e dell’esistenza umana in relazione al trascendentale». Al grande umanista Fallani è anche legata un’importante raccolta grafica in cui il Guadagnuolo,

partendo dalle quattro commedie dell’Alfieri: “L’Uno”, “I Pochi”, “I Troppi”, “L’Antidoto”, si cimentò sull’ordinamento politico. In particolare, nell’incisione riguardante “L’uno” l’Artista ha raffigurato simbolicamente la prevaricazione attuata sui sudditi dal monarca assoluto; in quella su “I Pochi” egli ha rappresentato la falsa concordanza del gruppo oligarchico al potere, nel quale covano reciproci inganni, a scapito dei cittadini; nella terza incisione, che illustra la demagogia de “I Troppi” viene presentata la pericolosa confusione causata nella società dall’eccessiva ed individualistica frammentazione del potere; infine, nell’opera che riguarda “L’Antidoto”, che Alfieri ravvisava nella forma costituzionale, Guadagnuolo mostra un uomo e una donna sicuri del proprio ruolo e del proprio destino. A riguardo di tali opere, Mons. Fallani scriveva: «Guadagnuolo ha sognato così, con Vittorio Alfieri, il dramma dei nostri tempi».
In una sintesi che voglia in breve caratterizzare l’uomo e il Maestro Guadagnuolo, potremmo così esprimerci: egli ha sempre focalizzato la sua attenzione sui temi esistenziali, sul dolore, sul dramma della violenza e della morte, sul desiderio di pace e di libertà e sull’aspirazione umana verso l’Assoluto, rappresentando tutto ciò in immagini intense ed espressive, talvolta inquietanti ma sempre volte a sollecitare l’impegno per i valori positivi che l’artista auspica come uomo del suo tempo.
Riferendosi al complesso mondo interiore del Guadagnuolo, alle depressioni che non gli mancarono e agli entusiasmi che furono in lui evidenti, al fine di prepararlo ai grandi temi a sfondo sociale che il già, affermato pittore era deciso ad illustrare, tirandoli fuori dalle Encicliche papali, anzitutto dall’Enciclica “Dives in Misericordia”, in occasione di una Rassegna di artisti contemporanei a Roma, alla quale il Guadagnuolo era stato invitato, Giovanni Fallani scrisse «…Gli artisti si sono avvicinati alle fonti delle inquietudini umane e della speranza cristiana, sapendo che cosa significano la negazione dei diritti dell’uomo, gli equivoci dell’ingiustizia, l’uomo disumanizzato. Hanno cercato con l’arte, di individuare i segni di una ripresa: le loro opere, qualunque sia il punto raggiunto, sono una testimonianza, un invito a guardare, a capire, ad entrare nei passi evangelici, non come estraneo o figlio di un’estetica, bensì come partecipe di una fede che è luminosa, anche quale fatto d’arte, che è grande quanto la misericordia che abbraccia tutti gli uomini in cammino verso l’eternità. Espressioni, dunque, di un convincimento morale per una gioia cristiana congiunta alle certezze della vita».

F. Guadagnuolo – Maria

Dopo lo straordinario Giubileo della Redenzione di Cristo, evento di eccezionale importanza dell’anno 1983, sorprendente fu, qualche anno dopo, l’annunzio, da parte del Papa Giovanni Paolo II, dell’Anno Mariano e del dono al mondo dell’Enciclica “Redemptoris Mater”. Per l’occasione il sempre attento Francesco Guadagnuolo preparò una mostra itinerante su “La Vita di Maria”, nella quale il Santo Padre, il 7 giugno 1987, presso il Santuario della Madonna del Divino Amore, all’inaugurazione dell’Anno Mariano, riscontrò, con sua grande gioia, la giusta traduzione in immagini della Sua Enciclica “Redemptoris Mater” e una riflessione, con il linguaggio dell’arte, del cammino terreno della Madre di Gesù, quel cammino che è sempre stato il cammino dell’umanità intera. Nel realizzare le opere che riguardano la Madonna, Guadagnuolo mostra di aver assorbito la nuova dottrina teologica derivante dal Concilio Vaticano II che ha collegato la Mariologia con la Cristologia e l’Ecclesiologia. Le sue immagini della Vergine la presentano in un’aura nuova, con una luminosità espressiva di grande efficacia per la sua naturalezza.
Ammirando il Guadagnuolo della mostra itinerante su Maria, mi ritornarono alla mente, indelebili, le indimenticabili parole del suo Maestro Fallani in uno dei suoi migliori saggi: «Non esiste sulle fattezze della Vergine una tipologia unica, e la soluzione iconografica non può essere il risultato di una concezione realistica. L’artista prende l’avvio tematico dalla bellezza fisica, ma non vi si ferma: medita la bellezza psicologica, considera quella etica per giungere a una bellezza trascendente da lui ideata nell’interiorità della sua coscienza, secondo la tradizione liturgica, la devozione privata e la storia amplissima della pietà».
È comune convinzione che le opere ispirate a temi universali vanno oltre i limiti del tempo e dello spazio in cui viviamo; per tale suo convincimento il Maestro Guadagnuolo interpretò da pittore, gli “Inni Sacri” del Manzoni, “Il Processo” di Franz Kafka, “Le Grazie” di Ugo Foscolo, “Memorie del sottosuolo” di Fёdor Dostoevskij. A proposito di questo settore del lavoro Mons. Giovanni Fallani scrisse: «Guadagnuolo è un artista il quale pensa che i grandi autori devono essere letti in chiave moderna perché il loro messaggio continua e lo si ritrova, proposto di nuovo, trasformato e conteso in diverse posizioni, in quest’epoca dell’uomo in rivolta».
Nell’interpretazione delle opere letterarie dei grandi del passato l’artista traduce con efficacia in immagini gli argomenti di riflessione fondamentali dell’uomo d’ogni tempo e le espressioni più alte del pensiero e dell’arte, quali la filosofia, la musica, il teatro.
Sempre in rapporto ai temi universali Guadagnuolo rivolse tutte le sue energie all’illustrazione di un testo di ardua interpretazione per la sua profondità e il simbolismo, quale l’Apocalisse.
Raccoltosi nell’isola di Patmos, l’aquila degli evangelisti, Giovanni, lanciò nei secoli la sua sfida profetica con l’Apocalisse, un grande piano escatologico ricco di scene misteriose, intrighi, emblemi, simboli e visioni più che esaltanti. A voler tradurre l’Apocalisse in immagini comprensibili, soltanto pochissimi artisti contemporanei, come, ad esempio, De Chirico e Dalì, avrebbero potuto azzardare il tentativo. In quindici magnifiche tavole Guadagnuolo raffigurò le sette visioni allegoriche trasponendole nel mondo di oggi, non in chiave pessimistica, bensì come una riflessione sul rapporto sempre vivificante dell’uomo con Dio.
Tra il 1988 e il 1989, l’artista siciliano realizzò, per la sua Sicilia, due delle sue opere di alto valore spirituale, un meraviglioso dipinto raffigurante San Lorenzo per l’omonima Chiesa e “La Madonna del Terzito” per il Santuario di Valdichiesa, entrambe nell’Isola di Salina (Eolie). Nel bel “San Lorenzo”, l’artista dimostra un perfetto equilibrio tra la forza plastica del soggetto e quella cromatica del volto del diacono che, a Roma, nel 258 d. C., subì il martirio sotto Valeriano.
Fra gli artisti più impegnati in una continua ricerca innovativa nel campo dell’arte sacra, nella validità dei contenuti e in una piacevole armonia fra loro di tematiche diverse: l’esistenziale, la religiosa, la metafisica, l’ideologica, e la psicologica, Francesco Guadagnuolo riuscì a concentrare e mettere insieme tutte queste virtù nell’opera “Crocifissione”, una grande tela di 300 x 200 cm, presentata con successo a cura dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana “Giovanni Treccani” nella Sede di Roma.
Nel fermarsi silenziosi, ad ammirare tale opera, molti, nel metterne in evidenza l’unità di linguaggio morale e poetica e la varietà compositiva e cromatica, si trovarono d’accordo nel considerarla una nuova realtà artistico-pittorica. Se volessimo poi spiegarci perché, più di una volta, Giovanni Paolo II ha dimostrato interesse per le opere sacre e religiose del Guadagnuolo, non va dimenticato che l’originale artista siciliano delinea in una sintesi artistica il problema fondamentale dell’essere umano in numerose opere, fra le quali si distingue particolarmente la “Crocifissione”. Qui le immagini diventano allegoriche della vita e della morte, in una parola la storia dell’Umanità, un’umanità “sempre crocifissa” che oscilla dolorosamente tra il bene e il male. Nella “Crocifissione” di Guadagnuolo è evidente l’identificazione fra la sofferenza di Cristo sulla croce e quelle dell’uomo contemporaneo, vessato dalla cultura della violenza, dell’intolleranza e dell’egoismo.
Sensibile a queste gravi difficoltà della vita attuale, Papa Giovanni Paolo II ha sollecitato costantemente il dialogo con i rappresentanti delle altre religioni, chiamandoli a raccolta ad Assisi nel 1986 per superare insieme le differenze e i contrasti nel nome della pace. Per questa circostanza Francesco Guadagnuolo ha realizzato un ciclo di acqueforti dedicate a Francesco d’Assisi, il “Santo della Pace”, oltre ad una serie di opere su “La Pace Valore senza confine”, esprimenti i mali della società, nella quale ancora manca quella “giustizia sociale”, in grado di portare un vero incontro di pace tra le Nazioni e uno sviluppo di civilizzazione nell’umano consesso.
Inoltre, in sintonia con la precisa volontà di Papa Wojtyła di porre in pace anzitutto la Terra Santa, Guadagnuolo compose un dipinto che raffigurava l’incontro fra Shimon Peres e Yasser Arafat, tenutosi ad Oslo nel 1993 e siglato in comune con la parola “peace”. Durante il viaggio in Terra Santa nel marzo 2000 con la Delegazione dell’Intergruppo Parlamentari italiani per il Giubileo, l’artista consegnò il quadro al Presidente Arafat, con l’impegno di realizzare un’opera di maggiori dimensioni (175 x 400 cm) per celebrare la pace, che allora sembrava prossima, fra Israeliani e Palestinesi. Il lavoro fu intitolato dapprima “Palestina anno 2000”, quindi “Pace in Terra Santa”. In esso, ad immagini relative alla violenza e all’odio si avvicendano scene di vita e di amore, di libertà e di pace.
La forte personalità morale di Papa Giovanni Paolo II esercitò, nei numerosi Paesi del mondo da lui visitati, un’influenza positiva. Al momento della sua elezione al supremo Magistero egli esclamò le parole profetiche: «Spalancate le porte a Cristo!… …aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! … ». Infatti, nel 1989 crollava il muro di Berlino e con esso il regime comunista dell’URSS. Lo stesso Michail Gorbaciov ebbe a dire: «Quel che è avvenuto…in Europa orientale sarebbe stato impossibile senza l’impulso del Papa e senza il ruolo eccezionale, da lui svolto sulla scena mondiale».
Attento, per formazione personale e famigliare, alle grandi trasformazioni storiche e sempre disposto a celebrarle con sue opere a sfondo sociale e politico, il Guadagnuolo nel 1991 volle ricordare l’incredibile evento che aveva segnato l’Europa e il mondo, con una mostra per ‘la rinascita dell’uomo e dei popoli’ che egli intitolò “San Pietroburgo – c’era una volta Lenin”, nella quale interpretava artisticamente, con tratti rapidi e colori intensi, le tensioni interne di quel momento in cui si decideva il destino del popolo Russo.
Nel 1993, il Santo Padre, da Agrigento dove si era recato, lanciò un duro e severo monito alla mafia. Il pittore Guadagnuolo, nell’amore per la sua martoriata Sicilia, nella circostanza dedicò ai Magistrati assassinati una grande tela dal titolo: “I Martiri della Giustizia – da Pianta a Borsellino”. Si tratta di un imponente dipinto nel quale pittura e scrittura si fondono in un’energia comune nel rievocare scene e personaggi. L’opera è suddivisa in dodici riquadri distribuiti in un ambiente gravato di contrasti, dove appaiono, a caratteri cubitali, genericamente utilizzati dai quotidiani, i nomi dei magistrati vittime delle cosche malavitose, fra i quali: Chinnici, Livatino, Falcone, Borsellino, che vengono resi ancora più tragici nella gestualità della pennellata in forti accenti cromatici. Come se il racconto di un artista contemporaneo, volesse esporre con la forza della pittura il grande dramma che attanaglia ancora oggi la bellissima terra di Sicilia, afflitta e intrisa di sangue.
Nel 1995, anno internazionale della donna, Giovanni Paolo II, spinto da una forte sollecitazione pastorale, manifestò spesso la sua attenzione verso i problemi del mondo femminile a cui dedicò la memorabile “Lettera alle donne” nella quale raccomandava il rispetto e la considerazione dovute loro. Francesco Guadagnuolo trasse ispirazione da quest’importante documento per un dipinto intitolato “L’abbraccio”, in cui è raffigurata una giovane donna che avvolge su di sé il suo proprio mondo femminile, come volesse custodire il segreto della propria fede e l’energia interiore della propria spiritualità alla ricerca della sua realtà e identità.
Nell’Enciclica papale “Fides et ratio” (14 settembre 1998), riguardante i rapporti tra fede e ragione, Giovanni Paolo II si proponeva di offrire col pensiero cristiano un’alternativa all’umanesimo sterile del Novecento. Egli affermava: “Questo mondo che ha le sembianze del progresso e della civiltà, di un sistema di comunicazione moderno… non è stato capace di dare felicità all’uomo”. Consapevole della giustezza di queste osservazioni e sollecitato in questo senso dal suo Maestro Giovanni Fallani, Guadagnuolo si è sempre impegnato a fondare la sua arte sull’approfondimento della filosofia, della letteratura, della storia e dell’arte, sia del passato che dell’epoca presente, messe in rapporto con le problematiche sempre attuali dell’esistenza umana.
L’ultima fatica dell’Arcivescovo Fallani, prima di mancare, era stata una pregevole mostra dal titolo “Dante in Vaticano”.

F. Guadagnuolo – Ritratto di Dante

La mostra, realizzata in Vaticano nel prestigioso ‘Braccio di Carlo Magno’ (Basilica di San Pietro) fu inaugurata personalmente da Papa Giovanni Paolo II «…accolto dai Cardinali Agostino Casaroli, Egano Righi Lambertini, Luigi Dadaglio, Sebastiano Baggio, e Alfons Stickler, questi ultimi come massimi responsabili della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e della Biblioteca apostolica Vaticana, sotto i cui auspici è stata allestita la mostra. Erano anche presenti gli Arcivescovi Achille Silvestrini, Paul Marcinkus e Lino Zanini insieme con il Delegato Speciale della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, Marchese Giulio Sacchetti, ed il Direttore Generale dei Musei Vaticani, Carlo Pietrangeli…» (L’Osservatore Romano 1 giugno 1985). Nel suo discorso di apertura, il Santo Padre sottolineò lo sforzo supremo di Dante che era stato quello di «fare in modo che il peso dell’umano non distruggesse il divino che è in noi, né la grandezza del divino annullasse il valore dell’umano» (L’Osservatore Romano 1 giugno 1985).
Sollecitato dal Fallani, il Guadagnuolo aveva partecipato all’iniziativa con un’incisione sul canto XII del Paradiso del poema di Dante Alighieri; il “San Domenico nella gloria del Paradiso”. Sostando davanti a quest’opera, Giovanni Paolo II si complimentò, iniziando un colloquio con il Guadagnuolo perché quel suo lavoro era stato realizzato con altissimo senso di spiritualità in piena adesione al significato del poema dantesco, con l’augurio di vedere altre opere ispirate alla Divina Commedia.
Dunque arte e letteratura sono anche gli interessi di Guadagnuolo. Ricordammo, precedentemente, che l’artista aveva interpretato con i suoi disegni cromatici “Le Grazie” di Ugo Foscolo; qui aggiungiamo che i lavori per “Le Grazie” realizzati dall’artista con ricche suggestioni, di visibile vocazione e di perfetta consonanza, riguardarono, oltre il ritratto del poeta, “La Venere emergente dal mare”, “Fiamma di Vesta”, “Le Erinne”, “La Danzatrice”, “I cacciatori primitivi”, “Il sogno del guerriero”, “La scena del convito”, e formarono il contenuto di un’esposizione. Allestita a Palazzo Venezia nell’ambito di “Libro 86” e presentata da Mario Scotti, alla presenza del Ministro dei Beni Culturali, Nino Gullotti era stato invitato Francesco Guadagnuolo dall’Ufficio Centrale per i Beni Librari delle Edizioni Nazionali «Non credo, – disse in quell’occasione Mario Scotti – che l’arte del Guadagnuolo possa iscriversi nella tradizione degli illustratori delle opere letterarie. Le sue incisioni sono degli omaggi ai poeti che ama. Le sue invenzioni sono personalissimi modi di leggere la vita e quindi anche i libri dei poeti, in cui la vita si riflette e si esalta».
Agli altri suoi pregi il Guadagnuolo aggiunge quello di creare nell’opera d’arte legami di pittura e poesia, pittura e musica. Spintovi da una sua forte passione per la letteratura e la musica, l’artista siciliano diede vita a due grandi originali collezioni: i “Luoghi del Tempo” e “Segno, Suono, Luce”. Nella prima collezione, 500 opere del Guadagnuolo inglobano poesie autografe dei più illustri poeti italiani e stranieri nostri contemporanei. Vi figura anche la poesia religiosa con componimenti di Padre David Maria Turoldo e di Mons. Elio Venier. Nella seconda collezione, cento opere del pittore siciliano offrono una nuova connessione con gli spartiti di cento compositori di musica del ’900. Originale, nelle opere pittoriche destinate alla musica di Goffredo Petrassi l’inserimento in esse degli spartiti musicali, firmati dal loro compositore. Una produzione artistica così singolare: pittura e musica insieme, indusse l’artista Guadagnuolo a realizzare la mostra “Il Coro di Morti”, dal testo leopardiano che fa da prologo al dialogo di Federico Ruysch e le Mummie, con le musiche composta da Goffredo Petrassi durante la seconda guerra mondiale.
In occasione del Grande Giubileo del 2000, realizza la traduzione grafico-pittorica della preghiera del Papa “Iubilaeum A.D. 2000” in cinque meditazioni, inserita nella stessa struttura dell’opera d’arte, creando un connubio tra la parola e l’immagine: ne deriva così una profonda meditazione spirituale.
Su invito dell’“Intergruppo Parlamentari per il Giubileo”, poi, il Guadagnuolo realizzò “Maria Madre del Giubileo”, bella opera ispiratesi all’atto di affidamento a Maria, che chiudeva la lettera Apostolica ‘Tertio Millennio Adveniente’.
Dai primi anni Novanta in poi, fino ai nostri giorni, gravi sono stati gli avvenimenti che hanno causato morti e distruzioni, le cui conseguenze altamente negative sono sempre più evidenti e pericolose per la pace nel mondo: in particolare le guerre del Golfo, il genocidio del Kosovo, le guerre in Afganistan e in Iraq, il terrorismo dilagante che si manifestò clamorosamente nel 2001 con il crollo delle Torri Gemelle di New York, eventi provocati da uomini sordi alle richieste di pace dei popoli e al continuo appello del Sommo Pontefice.
Colpito fortemente nella sua sensibilità di uomo e di artista, Francesco Guadagnuolo realizzò subito un secondo ciclo di lavori intitolato “New York – New York, 11. 09. 2001 before and afterwards” (il primo ciclo “Omaggio a New York” lo aveva realizzato nel 1995).
Gravissimo è l’atteggiamento di chi proclama la guerra e induce alla violenza in nome della religione. L’artista Guadagnuolo nelle sue opere recenti manifesta la sua volontà di offrire un contributo per il riscatto morale dell’uomo contemporaneo, mettendosi al servizio della cultura, della politica, delle attività sociali. Su invito del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, al quale nel 2001 era stato affidato dal Santo Padre il compito di organizzare nell’Aula Paolo VI in Vaticano il simposio sul ‘Volontariato Cattolico in Sanità’, realizzò ed espose l’opera “Il Buon Samaritano del Terzo Millennio”, un dipinto raffigurante un giovane ferito e derubato nei sobborghi di una metropoli e soccorso da un volontario il quale simbolicamente dovrebbe rappresentare l’aiuto della carità cristiana contro l’emarginazione della società civile.
L’opera (un olio 160 x 300 cm) fu accolta con soddisfazione dal Papa. In essa si dà una nuova interpretazione alla parabola evangelica ed è singolare per la novità del linguaggio espressivo e per il taglio compositivo di forte carica di suggestione e di pathos, in nome del messaggio cristiano di aiuto al prossimo.
Il 16 ottobre 2002, inizio del XXV anno del suo Pontificato, Giovanni Paolo II aveva firmato la lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae” con la quale aveva indetto l’Anno del Rosario e introdotto nella preghiera mariana cinque nuovi Misteri della Luce. Guadagnuolo li tradusse graficamente e pittoricamente in una forte ed illuminata interpretazione la quale passava dal Cristo della Passione ad un Cristo Vittorioso che emanava una luce infinita irradiantesi su Maria e su tutta l’umanità.
Dai primi contatti con la Pontificia Commissione d’Arte Sacra, nel 1978 a tutt’oggi, sono stati tanti i Santi di cui il Guadagnuolo ci ha fornito un’immagine, ecclesiasticamente e liturgicamente intensa. Fra essi Sant’Anna, San Giuseppe, Mosè, San Francesco d’Assisi, San Pietro, San Paolo, Santa Elisabetta d’Ungheria, Santa Maria De Mattias, Santa Gemma Galgani, e non pochi altri.
Per Padre Pio Santo e la Beata Madre Teresa di Calcutta, Guadagnuolo ha realizzato molto di più di un’immagine, avendovi dedicato intere mostre. Per quella su San Padre Pio da Pietrelcina, allestita in occasione della canonizzazione avvenuta il 16 Giugno 2002, con l’uscita del libro di Mario Cinelli e Lorenzo Gulli illustrato dal Guadagnuolo dal titolo “Padre Pio Giovanni XXIII. I Papi del Monaco Santo”, (Ed. Rai-Eri, Roma 2002) l’artista elaborò 21 opere dedicate alla figura di Padre Pio e i ritratti dei Papi Leone XIII, S. Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, i Pontefici che si sono interessati in momenti particolari della vita di Padre Pio.
Le opere grafico-pittoriche di Guadagnuolo, sotto la veste di una nuova iconografia del monaco di Pietrelcina, furono molto apprezzate dai fedeli del Santo per la forza espressiva e i passaggi cromatici di modernità e verità nell’interpretazione di una figura così poliedrica. Tali opere destarono addirittura esaltazione mistica perché avevano fatto risaltare due realtà del Monaco Santo: la gioia e la sofferenza.
Nella mostra di ritratti di Madre Teresa di Calcutta, “La Madre dei poveri”, Francesco Guadagnuolo fece appello alle migliori espressioni della sua abilità pittorica per fare conoscere al mondo la tenerezza, la semplicità, la sofferenza, la forza spirituale e soprattutto il suo desiderio di aspirazione ad occuparsi dei più poveri, degli ‘emarginati’, di coloro che vengono bistrattati dalla società opulenta.
L’artista ha saputo ritrarre Madre Teresa nella sua altissima aspirazione, ad essere di grande esempio e di insegnamento a tutti, soprattutto più per chi governa su questa terra, in quanto la vita umana è il più bel valore dell’essere e della comunità e deve, in ogni caso, essere difesa, rispettata e curata.
Concludendo lo straordinario viaggio artistico-culturale nei circa trent’anni della carriera luminosa del pittore siciliano Francesco Guadagnuolo, mi fa piacere ricordare un giudizio espresso su di lui dall’indimenticabile suo Maestro, l’Arcivescovo Monsignor Giovanni Fallani: «…di saper comprendere, la realtà in cui vive e conservando, sullo sfondo delle cose, il suo acceso calore siciliano, che gli fa essere, in questi nostri anni irrequieti, un testimone di riflessioni giuste e di poesia».

Sante Montanaro

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