Italia

Uranio Impoverito: 305esimo morto.Il caso Paolo Marchi. A breve nuovi discussioni in Parlamento

foto d’archivio

Uranio impoverito, un’altra vittima. E’ morto qualche giorno fa  Paolo Marchi originario di Rimini.

Paolo Marchi, 50 anni, classe 62 lascia al mondo una moglie e 3 figli, 2 ancora minorenni, validissimo soldato entrato  in servizio a soli 18 anni, impiegato in diverse missioni estere tra cui quelle in Kossovo e nei Balcani,  ha anche prestato servizio all’aeroporto di Villafranca di Verona.

La malattia di Marchi non ha avuto un decorso lungo, infatti solo a giugno scorso ha contratto un cancro al pancreas e il 2 dicembre è morto all’ospedale di Borgo Roma di Verona.

Un ennesimo caso triste anche perchè Marchi come tutti gli altri militari è stato abbandonato dallo Stato, così sembra. Certo è che come in altri casi sarà impossibile la causa di Servizio e come tanti altri militari Marchi è stato curato a spese proprie.

Da quel che si apprende leggendo alcuni articoli sembra chiaro che il caso di Marchi non sia legato ai vaccini ma sia una nuova morte di Uranio, il trecentocinquesimo morto, su 3000 malati di cui almeno 30 a fine vita.


I dati forniti dall’Anavafaf, l’Associazione nazionale italiana assistenza vittime arruolate nelle Forze armate e famiglie dei caduti, sono particolarmente preoccupanti, così si legge anche su AgenParl. Dal 1991 al 2012 i decessi per esposizione ad uranio impoverito raggiungono quasi 4.000 unità. Molti ritengono che il Ministero della Difesa abbia ignorato le informazioni in suo possesso circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate alle missioni. Ad avallare questa ipotesi si aggiunge il decreto-legge n. 215 del 29 dicembre 2011 dove i vertici delle Forze armate sono stati deresponsabilizzati per quanto riguarda le vittime dell’uranio impoverito.

A tal proposito, il deputato del Gruppo Misto-Grande Sud, Salvatore Misiti, con una mozione impegna il Governo a chiarire le motivazioni per le quali non sono state adottate misure per la salvaguardia e tutela della salute dei militari italiani impegnati nella missione Ibis in Somalia e le ragioni per cui sono state ignorate le misure di prevenzione adottate da altri Paesi impegnati nella stessa missione, nonostante la segnalazione dei soldati italiani;  a verificare quanti sono effettivamente i casi di persone ammalatesi nelle missioni all’estero, sia militari in servizio che in congedo, inclusi i civili impegnati nell’attività militare, nonché a stabilire quanti sono i casi di militari e civili impiegati in Italia, nei poligoni, depositi, officine, esposti a uranio impoverito e poi ammalatisi;  a rendere noti i controlli a cui è sottoposto il personale di ditte civili impiegato nei poligoni e le caratteristiche delle apparecchiature usate per il controllo della sicurezza dell’ambiente e, in particolare, le capacità di queste apparecchiature di rivelare l’esistenza di nano e micro particelle di metalli pesanti cancerogeni.

L’On Misiti inoltre pone l’accento su i casi di bambini malformati nati da militari che avevano prestato servizio all’estero e sul fatto che il Governo non abbia risarcito queste famiglie. I militari italiani non hanno ricevuto alcuna informazione sulle misure antinfortunistiche e sui rischi che comportano le missioni estere, mentre gli Stati Uniti dopo la 1^ Guerra del Golfo del 1991 hanno adottato misure rigidissime per la protezione dei propri militari.

Intanto  a breve, l`aula di Montecitorio sarà chiamata ad esprimersi su tre mozioni riguardanti l’esposizione all’uranio impoverito.

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"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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