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Caracas-Las Roques triangolo delle Bermuda, narcotraffico o UFO? Le coincidenze misteriose

Forse un mistero dietro la scomparsa del velivolo a Las Roques. Intanto nessuna novità su Missoni e gli altri italiani scomparsi.

Non è la prima volta che accade e, tornando indietro negli anni altri sono gli incidenti e le scomparse irrisolte. Qualcuno addirittura avrebbe parlato di notevole vicinanza geografica  con il “triangolo maledetto”, la zona dell’oceano atlantico nota anche come triangolo delle Bermuda, compresa tra Miami, Isole Bermuda e Portorico.


Il 4 gennaio 2008 un altro incidente aereo, un altro velivolo scomparso. Solo un telefonino  continua a squillare anche  alcune ore dopo la scomparsa. Solo un corpo tornerà dal mare ed è quello ripescato del coopilota, denti rotti per l’impatto ma nessun segno di morte per annegamento come se fosse morto prima di finire in acqua. Intanto però si ricordano anche le comunicazioni ambigue fra torre e cabina sul numero dei passeggeri imbarcati e, soprattutto, nessun relitto o traccia di combustibile sopra o sotto il mare.

La rotta turistica Caracas-Los Roques sembra celare un mistero.


Non ci sarebbero solo le vittime di incidenti aerei ma anche Paolo Durante e Bruna Guernieri, dipendenti Benetton di Ponzano Veneto (Treviso), assieme alle due figlie, Emma e Sofia, di otto e sei anni sono scompparsi proprio mentre  a bordo di un bimotore vecchiotto prodotto nella Repubblica Ceca, di proprieta’ della compagnia venezuelana Transaven, facevano quella rotta.

Il sospetto che la scomparsa dell’aereo sul quale viaggiavano i Durante fosse collegata ad un dirottamento ad opera di narcotrafficanti non e’ mai stato scartato e a rilanciarlo, pochi giorni fa, era stato anche il settimanale “Oggi”.

Gli altri comparsi in quel territorio sono Stefano Fragione e Fabiola Napoli e le bolognesi Rita Calanni e Annalisa Montanari – non hanno mai smesso di combattere. Nella prossima campagna di ricerche, finanziata al 50% da Roma e Caracas, saranno fisicamente a bordo del Sea Scout anche l’ammiraglio italiano Giovanni Vitalioni ed il consulente Mario Pica.

 “Prima dobbiamo essere certi che sul fondo del mare non c’e’ nulla – conclude Guernieri – e solo in quel caso potremmo scartare l’idea dell’incidente e considerare scenari piu’ inquietanti”.

 Sempre su quella rotta ci sarebbe un altro precedente.Un altro caso simile si verificò nel 1997. Era il 2 marzo quando un Cessna 402 con a bordo due coniugi veneti, Mario Parolo e Teresa de Bellis, partito da Caracas e diretto a Los Roques non è mai arrivato a destinazione. Dei due italiani, che viaggiavano insieme ad altri tre passeggeri, non si seppe più nulla.

In un’interrogazione parlamentare dell’epoca, la Lega Nord affermò che i resti dell’aereo non furono localizzati e che durante le ricerche fu trovato il cadavere di un australiano, morto, in base all’autopsia, non per annegamento ma di morte violenta. Il deputato Enrico Cavaliere ipotizzò dunque, oltre all’ipotesi dell’incidente, anche quella di “un atto di pirateria aerea compiuto da organizzazioni di narcotrafficanti venezuelani”.


In tutto sono 4 gli incidenti aerei che coinvolgono italiani lungo la rotta maledetta da Los Roques: oltre ai casi del 1997 e 2008, spuntano infatti due episodi simili nel 2004 e 2006. Nel primo caso scomparve un Beechcraft Bonanza, guidato da Antonio Buzzi: a bordo anche le due figlie, Barbara e Betty, e il genero Franco Rosetta. Nel 2006 scomparve invece un Cessna: a bordo Franco Rotunno Diaz, Vincenzo Efrain Rotunno Oteiza e Gabriel Venturi Ariza. I resti del velivolo vennero ritrovati mesi dopo, nessun superstite.

Intervistato dall’ADNK Roberto Pinotti, fondatore del Cun (Centro Ufologico Nazionale), ha catalogato più di 300 sparizioni misteriose di navi ed aerei in quella zona.

Un fenomeno, spiega, che ‘ha dato la stura alle leggende metropolitane più varie e contraddittorie. Si è spesso parlato di una possibile attività aliena nell’area ma, più che all’ipotesi extraterrestre, in questo caso sono portato a pensare ad eventuali interferenze geomagnetiche, anomalie che in quella zona porterebbero fuori rotta navi ed aerei e farebbero ‘impazzire’ gli strumenti di bordo. La cosa singolare è che dei mezzi scomparsi spesso non si ritrova più alcuna traccia”.

A giudizio di Pinotti, ”le vittime del ‘Triangolo delle Bermuda’ potrebbero semplicemente essersi tutte trovate al posto sbagliato nel momento sbagliato, affrontando così un tragico destino non necessariamente dovuto a intenzionalità ostili di intelligenze estranee. La zona, infatti, è comunemente al centro di aberrazioni magnetiche e di condizioni meteorologiche che con gli Ufo non c’entrano.

L’ufologo precisa però di ”non escludere alcuna ipotesi, neanche quella che fa riferimento agli alieni. Se vogliamo proprio tirare in ballo questi ultimi, le tecnologie proprie dei particolari mezzi aeronavali legati a ricorrenti presenze aliene” potrebbero avere ”su velivoli ed imbarcazioni di nostra fabbricazione influenze diverse ed effetti anche critici, magari interferendo a vario titolo nel loro funzionamento”.

In ogni caso, conclude, ”l’attività marina degli Ufo non risale certo a oggi. Riferendoci al passato, le antiche civiltà semitiche presentano non poche tradizioni legate a favolose presenze marine”.

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