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Sardegna: le imprese chiedono uno scatto d’orgoglio alla politica

Sardegna: le imprese chiedono uno scatto d'orgoglio alla politica La Sardegna è tra le Regioni più penalizzate dalla crisi economica, sociale ed etica che sta devastando l’Italia. Nella nostra isola ad essere più penalizzate sono le piccole imprese, che rappresentano l’ossatura economica della nostra regione. In Sardegna le aziende muoiono, crolla l’occupazione, calano il reddito e i consumi delle famiglie e tutto ciò avviene nell’indifferenza di una Giunta regionale che pare quasi narcotizzata dalla convulsa conclusione della legislatura nazionale. Per questo motivo le organizzazioni dell’Artigianato e del Commercio che in Sardegna aderiscono alla R.e.te. Imprese Italia (Cna Sardegna, Confartigianato Imprese Sardegna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti) – in occasione della mobilitazione organizzata in tutto il territorio nazionale – chiedono ai rappresentanti istituzionali e all’intera politica sarda che si appresta a chiedere il voto ai cittadini un impegno maggiore in difesa  delle imprese dell’isola bisognose, oggi più che mai, di una prospettiva di crescita e di un forte segnale positivo.


Il grido d’allarme è stato lanciato a Cagliari nel corso di una conferenza stampa nella quale sono state esposte dai rappresentanti degli imprenditori alcune richieste: il varo di una finanziaria regionale che stanzi adeguate risorse spendibili per lo sviluppo e l’aiuto alle imprese che creano posti di lavoro, una adeguata programmazione dei Fondi Strutturali  2014-2020 e una netta posizione delle forze politiche sulle prospettive del rapporto con lo Stato in merito alla cosiddetta “vertenza Sardegna”. Infine un condiviso programma di fine legislatura con la mobilitazione straordinaria di tutte le risorse che possano portare una boccata di ossigeno alle imprese e alle famiglie sarde.

Le associazioni aderenti alla R.e.te. – in rappresentanza delle piccole imprese con meno di 20 addetti che nell’isola sono il 98,5% del totale e impegnano 275.000 addetti (il 73,5% degli occupati del settore privato): hanno evidenziato numeri alla mano la drammatica crisi che sta investendo le imprese sarde nel settore dell’Artigianato e del Commercio: in Sardegna cessano 27 imprese al giornoNegli ultimi cinque anni hanno chiuso i battenti 3.200 imprese artigiane con la perdita di oltre 6mila occupatiNel solo 2012 il saldo negativo delle imprese del commercio è stato di 652 aziende. Negativi e preoccupanti risultano anche i dati relativi all’andamento del turismo, dei trasporti e del mercato immobiliare.

Nonostante questi numeri poco confortanti il mondo delle imprese sarde, pur perdendo gradualmente fiducia nel futuro, vuole reagire. Per questo R.e.te. Imprese chiede uno scatto di orgoglio e serietà alla politica per attenuare una emorragia che ha come diretta conseguenza la crisi profonda di tante famiglie sarde.

Nell’arco di quattro anni, dal 2007 al 2011, la spesa media annuale delle famiglie sarde è scesa del 13,3%, più del doppio rispetto al resto della Penisola, e la ridotta capacità di reddito ha prodotto un crollo verticale dei consumi superiore al resto del Mezzogiorno italiano (4,7%).


La Sardegna soffre più di altre Regioni, certamente più della media nazionale, hanno sottolineato i rappresentanti di Cna Sardegna, Confartigianato Imprese Sardegna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti, evidenziando come la pubblica amministrazione  e la politica, invece che agevolare l’attività d’impresa, rappresentino attualmente un macigno, un impedimento che macina risorse sottraendole allo sviluppo e, anziché semplificare la vita delle imprese, la complica impedendone lo sviluppo. Ogni piccolo imprenditore – è stato evidenziato – consuma 8 giorni al mese per far fronte ad adempimenti amministrativi di vario genere. A fronte di questi appesantimenti, la macchina burocratica sarda è oltremodo inefficiente e costosa. Nell’ipotesi di Bilancio 2013 presentato a settembre dalla Giunta Regionale al Partenariato sociale il costo diretto della “macchina amministrativa pubblica”  al netto della Sanità superava 2.700 milioni di euro. Se si considera che il limite di impegno stabilito dal Patto di Stabilità per il 2013 è di 2.800 milioni e il limite di spesa  2.200 milioni, è difficile ipotizzare in queste condizioni ulteriori risorse per lo sviluppo e il sostegno alle imprese. Come se non bastasse l’accesso al credito in Sardegna è proibitivo: nel 2012 i prestiti erogati dalle banche e dalle società finanziarie al settore produttivo si sono ridotti del 5,5% (-0,2 a dicembre del 2011) e i tassi d’interesse sui prestiti a breve termine hanno continuato a salire rispetto alla fine del 2011 raggiungendo l’8,2%.


A questi problemi si aggiungono gli storici gap rappresentati dall’insularità e dalla carenza di infrastrutture. In Sardegna la dotazione media infrastrutturale è infatti pari alla metà (52,6%) di quella nazionale. Tale condizione, unitamente alla difficoltà e al lievitare dei costi dei trasporti, ha portato negli ultimi due anni a una netta contrazione della mobilità sia via mare (- 40% di arrivi e partenze dal 2010) che aerea (-2% nonostante l’impatto dei voli low cost) con una inevitabile contrazione delle presenze turistiche (-6%). Un crollo, spiegano i rappresentanti di R.e.te. Imprese Sardegna, dovuto anche al fatto che non esiste una vera e propria strategia per rendere la Sardegna una regione a vocazione turistica (attualmente nella nostra regione il turismo conta meno del 7% del valore aggiunto).

In questo scenario i rappresentanti delle imprese sarde denunciano l’assenza di una Regione che dovrebbe essere autonoma e capace di risolvere i propri problemi e invece, con un ritardo di oltre quattro mesi, non ha ancora presentato in Consiglio il Bilancio regionale 2013. Per questo motivo R.e.te. Imprese Sardegna chiede alla Giunta regionale una netta accelerata con la definizione di una proposta di Bilancio che contemperi adeguate risorse per lo sviluppo e il lavoro proveniente da impresa, magari agendo per attivare risparmi sui costi della politica e della burocrazia, e dove i sacrifici vengano ripartiti con equità. Chiede inoltre che la Regione Sarda definisca unaposizione precisa sui nuovi Fondi Strutturali 2014-2020 e sulle prospettive del rapporto con lo Stato in merito agli improcrastinabili interventi per lo sviluppo e per la semplificazione. Chiede infine un Programma di fine legislatura con la mobilitazione straordinaria di tutte le risorse che portino liquidità ad imprese e famiglie. In caso contrario le imprese sarde sono pronte a mobilitarsi e annunciano che non faranno sconti.

«L’attenzione della Regione sarda per il mondo delle pmi si può misurare con la dotazione finanziaria per la Manovra 2013 dell’assessorato al Turismo, Commercio e Artigianato che ammonta a soli 80 milioni di euro», ha detto il Presidente di Confcommercio, Agostino Cicalò: «spendiamo 3.7 miliardi per la Sanità, ma razionalizzando le spese si potrebbero riuscire a recuperare forse 100 milioni da utilizzare per lo sviluppo». Secondo il Presidente della Cna Sardegna Bruno Marras «la Giunta regionale non ha rispettato gli accordi presi con il mondo delle imprese lo scorso anno a Vallermosa: l’amministrazione regionale è assolutamente ferma, narcotizzata dalla fine della legislatura nazionale». «L’augurio – ha sottolineato Marco Sulis, Presidente di Confesercenti – è che il prossimo governo renda più fruibile il costo del lavoro». Secondo Luca Murgianu, presidente di Confartigianato, «ci troviamo davanti a un circolo vizioso: meno reddito, meno consumi, meno popolazione portano purtroppo a più fallimenti e più disoccupazione. La Sardegna è il fanalino di coda con responsabilità della politica, delle imprese e dei sindacati dei lavoratori. Ma il lavoro senza le imprese non si può creare».

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