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Italia, tra terrorismo e ‘ndrangheta, minacce informatiche. Ecco cosa dice il Dipartimento Informazione per la Sicurezza

Italia, tra terrorismo e 'ndrangheta, minacce informatiche. Ecco cosa dice il Dipartimento Informazione per la Sicurezza La Dis,  Dipartimento Informazione per la Sicurezza ha presentato la relazione annuale. Nella relazione sembra essere chiaro che attualmente è  “Più alto il rischio attentati in Italia”.  Tra le parole si legge anche che si lege anche “Forme estemporanee di protesta, anche eclatanti, potranno trovare spazio in situazioni di crisi occupazionale al fine di richiamare la massima attenzione mediatica e politica sulle problematiche in atto”.

Chiaro è che la complessa situazione politica rende l’equilibrio del Paese molto fragile. Nella relazione si legge anche che

“Sul piano sociale la strumentalizzazione del disagio in chiave di contrapposizione radicale allo Stato non appare in grado di conferire nuova capacità di attrazione a progetti eversivi di ispirazione brigatista, avulsi dalla società ancorché tuttora perseguiti da ristretti circuiti estremisti. Altra – avvertono i Servizi – è la potenzialità dell’eversione di matrice anarco-insurrezionalista, il cui ‘aggancio’ alle tematiche di attualità risulta funzionale a più generali strategie antisistema e all’obiettivo di infiltrare occasioni di protesta e di lotta, come la mobilitazione No Tav”.

“Emblematica la campagna contro le attività di riscossione di Equitalia che ha fatto registrare un significativo innalzamento nei toni e nel livello della contestazione, con il ripetersi di azioni di stampo intimidatorio ed iniziative dimostrative nei confronti di sedi e rappresentanti della società di riscossione, assurta a simbolo della crisi economica e delle politiche governative ritenute ‘vessatorie in tema fiscale. Gli episodi maturati negli ambienti più diversificati  sostanziano una forma di protesta di particolare radicalità che accomuna trasversalmente diverse espressioni del dissenso antagonista, formazioni eversive e gruppi clandestini, ma anche soggetti non ideologizzati spinti da motivazioni personali”.

Il problema reale sembra dunque essere il disagio sociale, la crisi economica e i movimenti marginali ed estremisti.  Infatti proseguono  gli 007 italiani così dicendo : “Per quanto riguarda l’eversione anarcoinsurrezionalista il ferimento dell’amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare, a Genova il 7 maggio scorso, ha testimoniato l’innalzamento del livello della minaccia portata dalle formazioni clandestine aderenti alla FAI-Federazione Anarchica Informale. La risposta dello Stato si è concretizzata durante l’anno in diverse operazioni di polizia giudiziaria nei confronti di realtà di settore, con l’arresto di numerosi attivisti anarco-insurrezionalisti, ivi compresi i militanti considerati responsabili dell’attentato di Genova. Si registra da allora, una stasi operativa della FAI (con l’eccezione di due azioni di scarso rilievo compiute a luglio ai danni di Istituti di credito di una cittadina laziale) con tutta probabilità ascrivibile alla necessità, per gli ‘affini’ a quella progettualità terroristica, di non evidenziarsi in una fase di accentuata pressione investigativa. In considerazione tuttavia delle caratteristiche proprie dell’area, tradizionalmente non omogenea e aperta all’adozione di strategie di lotta diversificate, si ritiene che la minaccia rimanga potenzialmente estesa e multiforme, suscettibile di tradursi in una gamma di interventi”.

Inoltre sembra siano stati creati nuovi modi per finanziare il terrorismo addirittura attraverso : gli sms “previa creazione di appositi account presso compagnie telefoniche collegate con banche convenzionate o società finanziarie. Il sistema, già operativo in Afghanistan, Pakistan e Somalia, permette il trasferimento di denaro mediante la semplice trasmissione di un sms dal cellulare del mittente a quello del destinatario che in tal modo si vede accreditare la somma indicata all’interno del messaggio”.

Poi nella relazione ovviamente c’è la parte dedicata alla criminalità organizzate e tra di esse, dopo la camorra di Casal di Principe spiccano l’ndrine.


“La camorra casalese, nonostante le importanti e destabilizzanti attività di contrasto, si conferma dotata di risorse umane, forza militare e capacità collusiva e di condizionamento tali da assicurare la persistente operatività nelle aree di origine e in quelle di proiezione, tra cui Emilia Romagna, Toscana e basso Lazio. La camorra partenopea più in generale appare connotata dalla crescente precarizzazione degli assetti clanici che, specie a Napoli nord, sta alimentando conflittualità violente per l’assunzione del controllo delle piazze di spaccio. La carenza di leadership e i vuoti di potere determinatisi a seguito di arresti, condanne e omicidi appaiono favorite tale instabilità, lasciando spazi all’ascesa di nuove leve aggressive ed ambiziose ma priva di capacità strategica”.

“La ‘ndrangheta potrebbe avviare un processo di aggiornamento dei modelli organizzativi, gerarchici e gestionali per renderli meno vulnerabili all’azione investigativa e alle scelte collaborative. Permane la centralità della ‘ndrangheta reggina, nonostante gli arresti eccellenti (tra gli altri quello di Domenico Condello), nell’elaborazione di forme di controllo del territorio e di infiltrazione collusiva nella pubblica amministrazione, sia nell’area di origine sia nelle regioni di proiezione. Si registra un crescente attivismo crimino-economico dei sodalizi del crotonese, scenario provinciale assurto a vero e proprio laboratorio di strategie coese tra cosche, volte a favorire la gestione condivisa degli interessi più remunerativi e lo sviluppo di solide reti collusive, anche nelle aree di proiezione”. Molto preoccupante la “sempre più marcata tendenza della ‘ndrangheta a proiettarsi all’estero, in Paesi europei ed extraeuropei, con investimenti e interessi economici in settori sempre più diversificati, dall’edilizia pubblica e privata alla ristorazione, dal settore turistico-alberghiero ai rifiuti, dalle energie rinnovabili al gioco”.


Sicurezza informatica poi grande problema per l’Italia. Si legge nella relazione che “La minaccia cibernetica rappresenta, al momento, la sfida più impegnativa per il sistema Paese”. E, proseguono gli 007  “a motivo dei suoi peculiari tratti caratterizzanti che attengono tanto al dominio digitale nel quale viene condotta, quanto alla sua natura diffusa e transnazionale, quanto ancora agli effetti potenziali in grado di produrre ricadute peggiori di quelle ipotizzabili a seguito di attacchi convenzionali e di incidere sull’esercizio di liberta’ essenziali per il sistema democratico”.

Non solo i Servizi italiani infatti sono convinti che la  “conferma che le minacce informatiche, sempre più sofisticate, gravano su tutte le piattaforme, dai sistemi complessi e strutturati dello Stato e delle grandi aziende, ai computer ed agli smartphone dei singoli cittadini”.
Di fatto, la diffusione capillare dei mezzi di comunicazione telematica, divenuti ormai strumento irrinunciabile nella vita quotidiana, “ha incrementato sensibilmente la possibilità di sfruttamento della rete a fini invasivi, aumentando le vulnerabilità dei sistemi ed ampliando il bacino di soggetti potenzialmente esposti”. 

Ad ora rispetto all’ampiezza del problema sembra però che si debbano utilizzare persino la  “cooperazione internazionale e della codificazione di terminologie, nozioni, fattispecie, regole e pratiche per assicurare reciprocità di risposta e di gestione delle fasi acute di crisi indotte dalla realizzazione di attacchi su larga scala”.


Intanto però per gli esperti italiani è peculiare la  “saliente a-territorialità della minaccia cibernetica, sia in considerazione della capacità di propagazione lungo le latitudini di eventi critici, come nei casi della diffusione di virus informatici e delle congestioni provocate su reti infrastrutturali, energetiche, di trasporto e di comunicazione, transnazionali”.

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