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Non riaprite i manicomi in Sardegna, appello del comitato Stop OPG

stop opgsardegnaNon riaprite manicomi in Sardegna
Appello al Presidente della Regione Ugo Cappellacci
e all’Assessore alla Sanità Simona De Francisci

 

Un tavolo di confronto promesso a parole e mai aperto: sono passati più di tre mesi dall’ultimo incontro con l’assessore alla salute Simona De Francisci e il comitato sardo Stop Opg. Incontro nel quale l’assessore si era impegnato ad aprire il confronto con le nostre associazioni sulle linee guida della salute mentale definite dalla Regione e sul riparto dei finanziamenti per il superamento degli Opg e la presa in carico delle cittadine e dei cittadini sardi internati. Un tavolo di confronto richiesto sin dall’insediamento della attuale giunta regionale e mai partito. L’impegno dell’assessore è rimasto lettera morta mentre le vite di tante cittadine e cittadini sardi sono interrotte, sospese e abbandonate nei luoghi di tortura ed ora queste stesse persone rischiano di finire rinchiuse in piccoli manicomi regionali.


Stop a nuovi internamenti: in nome dei diritti umani e civili di queste persone dimenticate che dalla Sardegna continuano ad essere internate negli Opg noi continuiamo a chiedere un incontro per conoscere gli indirizzi della Regione Sardegna e dei Dipartimenti di Salute Mentale sull’applicazione della Legge 9/2012. Vogliamo portare un contributo alla questione del superamento degli Opg degli OPG, come previsto dal Decreto Ministeriale 1ottobre 2012 e dalle due Intese, sancite in Conferenza Unificata il 6.12.2012, sul riparto dei finanziamenti destinati agli Opg. Eppure oggi a disposizione ci sono risorse “aggiuntive” per superare gli OPG: entro il 7 aprile ogni regione deve presentare un piano per il loro utilizzo. Sarebbe una beffa terribile se in Sardegna fossero utilizzate per chiudere gli OPG e riaprire manicomi.

No alla costruzione del manicomio regionale: sollecitiamo la Regione, ancora una volta, ad organizzare, tramite i Dipartimenti di Salute Mentale, l’assistenza alternativa all’internamento, senza che si riproduca la logica manicomiale di “nuovi contenitori” dove attuare le misure di sicurezza. Bisogna evitare che ciò accada, e pertanto nel procedimento attuativo dei riparti chiediamo che le risorse vadano destinate ai Dipartimenti di Salute Mentale per progetti individuali finalizzati alle dimissioni degli/delle internati/e o per progetti di alternativa alla misura di sicurezza detentiva in Opg. Vanno attuate le “dimissioni senza indugio”, come sollecitato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul SSN ai Ministri della Salute e della Giustizia.


I finanziamenti devono essere gestiti dai Dipartimenti di Salute Mentale: chiediamo che il programma assistenziale della regione, sottoposto al vaglio e al decreto del Ministro della Salute, deve contenere i progetti terapeutico riabilitativi individuali, a cura del DSM competente, finalizzati prioritariamente alle dimissioni e all’esecuzione delle misure di sicurezza “alternative” all’internamento. Anche i finanziamenti in conto capitale devono essere gestiti dal DSM, che decide come è necessario investire i fondi per “consentire la realizzabilità di progetti terapeutico-riabilitativi individuali” per dimissioni ed esecuzione della misura di sicurezza alternativa all’internamento. Occorre evitare la domanda che sin dall’inizio avevamo rivolto: “chiudono gli OPG o riaprono i manicomi in Sardegna?” si trasformi in una desolante affermazione.

Cagliari, Mercoledì 20 febbraio 2013

Il Portavoce del Comitato sardo “Stop OPG”
Roberto Loddo

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