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Così è morta Lea Garofalo, le parole di un pentito

lea_garofalo_figlia_corso_sempione_milano-300x207Lea Garofalo è stata uccisa dalle cosche  dell’ndrine calabresi.

Racconta il pentito Carmine Venturino, 26 anni, fidanzato della figlia di Lea di aver  visto Lea  morta, ai piedi del divano, il sangue sul viso, la corda della tenda che l’ha strangolata ancora intorno al collo.

Sarebbe stato proprio Venturino insieme ad altri del clan a bruciare il corpo inerme di Lea, il tutto all’interno in un fusto di metallo finché “non era rimasto più nulla, solo le braci”.

Venturino scrive nelle lettere del pentimento che Lea “fu uccisa materialmente da Carlo e Vito Cosco, fu strangolata dopo che Carlo si incontrò con lei all’Arco della Pace e con una scusa la portò in un appartamento”. “La mattina dopo hanno portato il cadavere nel terreno di San Fruttuoso, a Monza. Qui, già dal 25, è iniziata la distruzione del cadavere, che non è stato sciolto nell’acido, ma carbonizzato fino a dissolverlo completamente”.


Lui però, Venturino, non ha visto uccidere Lea, ha visto il corpo già morto. Così si legge:  “Abbiamo acceso la luce. Il corpo era disteso per terra nel salotto. Era a faccia in giù, in una pozza di sangue. Il viso aveva grossi lividi. Era stata strangolata, intorno al collo aveva ancora una corda verde, che io riconobbi – dice – come quella che era a casa mia e che serviva a chiudere le tende”.

Poi,  “il cordino verde tagliato e riannodato su se stesso”. “Io e Curcio (Rosario, altro condannato, ndr.) abbiamo messo il corpo in uno scatolone e sigillato tutto con il nastro adesivo”. Lea finisce in un box, poi a San Fruttuoso. “Carlo mi chiese se avevo la mia pomata – ricorda Venturino – . Aveva il mignolo un po’ tagliato. Disse in dialetto: “Se n’è accorta””.

Venturino invece parteciperebbe agli orrori avvenuti nel  magazzino di San Fruttuoso. “Abbiamo preso un grosso fusto di metallo, di quelli alti dove si tiene il petrolio. Abbiamo messo il cadavere dentro spingendo il corpo in modo che non uscisse fuori, a testa in giù, dal bordo si intravedevano le scarpe. Abbiamo versato benzina e dato fuoco. A un certo punto Curcio mi ha detto che forse non bruciava perché non c’era abbastanza aria dentro, e allora con un piccone ho fatto dei buchi al fusto. Anche dopo però il cadavere si consumava lentamente”. Venturino va via, torna e vede il corpo fuori dal bidone. “Curcio lo aveva messo su dei bancali di legno che bruciavano col corpo. La testa praticamente non c’era più”. “C’erano frammenti di ossa, con una pala li abbiamo messi insieme ai pezzi di legno, nel fusto, con altra benzina che avevo portato. Alla fine il corpo era tutto carbonizzato, si vedevano solo le braci”

Fonte La Repubblica


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