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L’Argentina di Videla e la Chiesa, testimonianze di un’orrenda connivenza

L'Argentina di Videla e la Chiesa, testimonianze di un'orrenda connivenza30 anni dopo il golpe di Videla e la tragedia della desaparecion,  il  presidente dei vescovi argentini, molti anni dopo Bergoglio.  ha pubblicato insieme alla  Chiesa argentina  una sorta di mea culpa intitolata “Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente”. La missiva apostolica è stata resta pubblica il 24 marzo 2006, in occasione della ricorrenza del golpe.

Bergoglio, è storia, aveva 36 anni nell’anno del golpe ed era Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina, il più giovane della storia della congrega Gesuita. Nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, succede qualcosa di strano, e  Bergoglio avrebbe chiesto  a due dei gesuiti di non lavorare più nelle baraccopoli. I gesuiti era Orlando Yorio e Francisco Jalics, non se ne andarono ma Bergoglio li allontana dalla  Compagnia di Gesù togliendo loro il permesso di dire messa.


Poi il golpe, la desaparecion di Yorio e Jalics che vengono trattenuti almeno sei mesi all’Esma, Scuola di meccanica della marina (Esma), rilasciati in seguito solo per volere del Vaticano. L’Esma è la scuola delle torture, quel luogo immondo dove trovano la morte  migliaia di argentini e persino di italiani, ma è anche la scuola dove  il Nunzio apostolico Pio Laghi giocava a tennis con i capi dei torturatori.

Ma è una sentenza quella che chiarisce la posizione di tutta la Chiesa in Argentina, è la sentenza del tribunale de La Rijoa:  la Chiesa cattolica  è stata complice di crimini contro l’umanità durante la dittatura militare in Argentina tra 1976 e 1983. Non si può girare oltre intorno, non servono altre parole.

La Chiesa è complice della dittatura argentina  complice della repressione contro i comunisti e la sinistra argentina operata per mano della dittatura militare fra il 1976 e il 1983. Nello specifico dell’ultima sentenza, l’istituzione religiosa risulta collusa con i militari Luciano Benjamín Menéndez, Luis Fernando Estrella e Domingo Benito Vera, assassini dei sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville. Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville erano membri del Movimiento de Sacerdotes del Tercer Mundo, che nasce dalla  Teologia della Liberazione.  Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville  vengono rapiti nel luglio del 1976 , sequestrati ed uccisi subito dopo. 


Nella sentenza che condanna all’ergastolo verso chi presumibilmente aveva fatto sparire i due preti,  si legge qualcosa di scioccante

Non si trattò di fatti isolati e fuori contesto, attuati per moventi particolari. Al contrario, chiaramente, l’assassinio di Murias e Longueville deve essere interpretato precisamente nel contesto di un piano sistematico per l’eliminazione di oppositori politici. (…) Certamente i membri del popolo di Dio, così come la società argentina in generale, si aspettano da un’istituzione così significativa come la Chiesa Cattolica, un atteggiamento di più nitido e chiaro ripudio dei meccanismi e di chi, in un modo o nell’altro permisero e consentirono la realizzazione di fatti gravissimi come quelli che giudichiamo adesso”

Anche la chiesa dunque sceglieva le persone da far sparire. Non solo come se non bastasse  sempre a La Rioja, nel 1975 mentre il noto provicario castrense Victorio Bonamín  in una orazione spiega al popolo che alcuni reati, ovvero quelli commessi da chi si ribellava al latifondo dovevano essere pagati solo con il sangue. 

Sembra poi che il beneplacito della chiesa ci fosse sempre e comunque infatti ci sarebbero testimonianze di come è stata la Chiesa cattolica a prescrivere ai militari le modalità di assassinio dei prigionieri politici, che venivano gettati dagli aerei ancora vivi; la Chiesa cattolica, attraverso i propri cappellani militari, convinse i marinai reticenti e angosciati, a torturare e ad uccidere i desaparecidos, facendo dire loro dai preti in divisa militare che «separare l’erba buona da quella cattiva» era un precetto biblico da applicare senza nessun timore. «A volte, la repressione fisica è necessaria, è obbligatoria e come tale lecita» (Monsignor Miguel Medina, aprile 1982).

«I membri della Giunta Militare saranno glorificati dalle generazioni future» (Monsignor Bonamín, marzo 1981).

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