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Appalti porto di Trapani Sequestrati beni per 30 milioni di euro a Francesco e Vincenzo Morici

guardia-di-finanza2Operazione di Polizia e Guardia di Finanza questa mattina all’alba che hanno messo i sigilli a beni per oltre 30 milioni di euro di proprieta’ di due imprenditori, Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, ritenuto vicini al latitante Matteo Messina Denaro. Secondo gli investigatori ci sarebbero le mani di Cosa nostra su alcuni lavori eseguiti nel porto di Trapani. ed hanno sequestrato le banchine gia’ realizzate nella parte Ovest del porto.

Oltre alle sei società sotto sequestro anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. I provvedimenti sono stati eseguiti a Trapani, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone.

Secondo gli inquirenti  gli imprenditori Morici avevano effettuato rilevanti forniture di materiali per le opere pubbliche realizzate in Trapani nel contesto della manifestazione “Louis Vuitton act 8 e 9”.

Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni di vari indagati, sarebbe emersa l’esistenza di intese con il boss mafioso Francesco Pace (capomafia di Trapani), il senatore D’Alì e imprese partecipanti, per favorire i Morici nell’aggiudicazione e per utilizzare materiali non conformi.

rapani, scoperte altre società afferenti a Matteo Messina Denaro. Sembra infatti che gli investigatori trapanesi siano convinti che i 30milioni di euro sequestrati oggi a due imprenditori edili siciliani, Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, ufficialmente i titolari di cinque società che gestiscono appalti importanti siano collegati al noto latitante castelvetranese.

Sembra infatti che la ristrutturazione da 41milioni di euro all’interno dello scalo trapanese, affidato alla “Società italiana dragaggi spa”, abbia qualche infiltrazione,l’appalto venne affidato ne 2004 in occasione della “Louis Vuitton Cup”.

Mezzo porto di Trapani sequestrato, sigilli alle banchine nella parte ovest del porto, non solo le squadre dei  sommozzatori, hanno già riscontrato diverse irregolarità nell’esecuzione dei lavori.

Sembra che i Morici siano vicini a Messina Denaro ma anche che persino altri capimafia come  Vincenzo Virga e forse Francesco Pace avevano qualche rapporto con gli imprenditori.

Ci sarebbero poi delle intercettazioni che vedrebbero indagato anche il senatore del Pdl Antonio D’Alì.

Intanto da La Repubblica si apprende che

Le indagini patrimoniali – coordinate da Giuseppe Linares, il dirigente di polizia che per anni ha dato la caccia al superlatitante Messina Denaro –  hanno ricostruito il reticolo societario che faceva capo ai Morici: è costituito soprattutto da imprese costituite a Roma. Il sequestro è stato disposto per la “Morici Francesco e c. sas”, la “Morici immobiliare”, la “Coling spa”, l’impresa individuale Morici Vincenzo e l’impresa individuale Morici Francesco. Il provvedimento riguarda anche nove partecipazioni societarie, 142 beni immobili e 36 rapporti bancari.

Ecco le partecipazioni societarie sequestrate: quota della Coling spa della Trapani Infrastrutture portuali; quota intestata alla Morici Francesco della Litoranea nord scarl; quota intestata alla Coling spa della Funivia scarl; quota intestata alla Coling spa della Sperone scarl, quota intestata alla Coling spa della Torre ascensori scarl, quota intestata alla Morici Vincenzo della Eumede srl; quota intestata alla Morici Vincenzo della Port service srl; quota intestata a Morici Francesco della Traghetti delle isola spa; quota intestata a Coluccia Lorena della Touring service e consulting.

Con lo stesso provvedimento il tribunale ha disposto la sospensione degli organi amministrativi delle seguenti società: Trapani infrastrutture portuali, Litoranea nord, La Funivia, Sperone, Torre ascensori ed Eumede. Per sei mesi, queste società verranno gestite da un amministratore nominato dal tribunale.

 

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