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Credo nella vita Eterna, conferenza di Don Giuseppe Greco

don Greco 

In occasione dell’“Anno della Fede”, l’Arcidiocesi di Acerenza, presieduta dall’Arcivescovo mons. Giovanni Ricchiuti, ha promossonumeroseiniziative, tra cui una serie di incontri sul Concilio Ecumenico Vaticano II e sul Catechismo della Chiesa Cattolica.

Credo nella vita eterna” è statol’argomento della conferenzatenuta da don Giuseppe Greco, parrocoemerito di Oppido Lucano, mercoledì 24 aprile c/o la Casa canonica di Tolve.

Il mistero della vita oltre la morte ha interessato e affascinato filosofi, storici e teologi di ogni tempo. Don Giuseppe, con la sua vasta esperienza sacerdotale e con l’estrema precisione che lo caratterizza, ha ripercorso dettagliatamente le varie concezioni sull’immortalità dell’anima, a partire dagli antichi filosofi: Socrate e Aristotele, fino a giungere al Concilio Ecumenico Vaticano II. In uno dei documenti del Concilio, viene dedicata particolare attenzione al mistero della vita e si precisa che l’uomo ha il dovere di occuparsene e di custodirla: è un “dono di Dio”, dunque, è sacra e va amata e rispettata. In virtù di tale principio, don Giuseppe, a gran voce, ha esclamato: “Giù le mani dalla vita!”, condannando ogni tipo di violenza, sia fisica che morale, come la calunnia che è “un’espressione diretta di Satana”, così come l’ha definita Papa Francesco. Riferendosi alla “vita eterna, più volte richiamata nei Vangeli, Don Giuseppe ha citato l’apostolo Matteo che presenta la “vita eterna, come “eredità” per i buoni e, sulla scorta della Parola di Dio, bisogna meritarla.  La fede non basta per la salvezza dell’anima, perché la strada maestra che conduce alla Vita Beata è la strada della Carità. Non occorrono gesti eroici o grandi opere – come ha sottolineato Don Giuseppe – talvolta basta un bicchiere d’acqua fresca per dare sollievo ad un assetato. Oggi la società è dominata dall’egoismo più feroce e da un sfrontata presunzione, sembra quasi che l’uomo si senta in credito verso l’Altissimo. Non è mancato, a tal proposito, il richiamo alla parabola del Fariseo e all’umiltà del buon ladrone, graziato perché in lui vi è consapevolezza della colpa. Don Giuseppe si è ampiamente soffermato sul Sacramento dell’Eucarestia, quale “farmaco dell’immortalità”, citando alcune espressioni dell’apostolo Giovanni che al  Cap. 6 del suo Vangelo offreprofonderiflessioni sul mistero dell’Eucaristia. Nel pensiero agostiniano, l’attività prioritaria sulla terra deve essere un forte desiderio di ricerca della Vita Beata, da meritare con le buone opere e da chiedere insistentemente a Dio con la preghiera. La Vita Beata, secondo Sant’Agostino, è un giorno eterno, un giorno di luce e di gloria senza tramonto. La vita terrena, anche se lunghissima, non è che un istante di fronte alla vita eterna. Don Giuseppe, dopo aver raccontato l’estasiante esperienza di San Paolo durante il suo rapimento in Paradiso, ha evidenziato che un minuscolo anticipo di questa beatitudine, si può assaporare anche sulla vita terrena. Basti pensare a una comunità o una famiglia dove regna l’armonia e la concordia ma, soprattutto, alla meravigliosa sensazione di leggerezza che si può gustare dopo la riconciliazione col proprio nemico.

franca caputo

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