Speciale Maturità

Il mistero del cervello umano Spunti per il tema scientifico di maturità 2013

Il cervello umano è “più grande del cielo e più profondo del mare” – come canta la poetessa americana Emily Dickinson.

I progressi della ricerca ci permettono di capire meglio il funzionamento normale del cervello e i meccanismi
delle malattie che possono colpirlo. Cosa sia, non tanto scientificamente quanto globalmente quest’organo così’ fondamentale per il corpo umano è stata sempre “curiosità” di scienziati,filosofi,pensatori.
Per le neuroscienze, è la sfida più difficile, ma anche più affascinante quella di comprendere il funzionamento del cervello e le origini della mente umana. E’ il problema “più alto e interessante” per uno scienziato (Darwin).
Per secoli, la mente e il corpo sono stati considerati campi distinti e ancora oggi alla spiegazione biologica si oppone spesso il “mistero” della mente umana così aerea e impalpabile da eludere qualsiasi modello scientifico.
Ciò che ha maggiormente affascinato è la questione della relazione tra mente e cervello si presenta, fin dalle origini della cultura occidentale, come centrale nell’analisi del soggetto umano. Sul tema si sono sviluppate nel tempo diverse teorie, alcune delle quali si ripropongono nel dibattito attuale. Negli ultimi decenni, infatti, lo sviluppo delle neuroscienze e le avanzate conquiste nella ricerca computazionale stanno proponendo ulteriori nuovi contributi allo studio della relazione mente-cervello, ma gli aspetti soggettivi dell’attività psichica mantengono la questione aperta a diverse prospettive scientifiche e filosofiche.

Da un punto di vista lessicale i termini cervello e mente sono considerati quasi sinonimi. Eppure, se il significato del primo è immediatamente individuabile nell’organo fisico posto nella cavità cranica, la parola mente manca di un correlato oggettivo univoco e si riferisce all’insieme delle attività cognitive di ogni essere vivente che sia dotato di coscienza, pensiero, linguaggio. A rendere complessa la definizione della mente ha contribuito per millenni la parziale sovrapposizione di questa con il concetto di anima, intesa come entità immortale ed esclusiva dell’individuo umano. Solo in epoca moderna, e nel contesto della ricerca scientifica, la concezione del mentale si è svincolata da una visione animistica e la ricerca sulle facoltà del pensiero umano si è sviluppata in una sostanziale continuità con quella sul mondo biologico. Le riflessioni sulle conquiste della genetica e della biologia evoluzionistica sollecitano a cercare soluzioni che integrino la mente nei processi naturali, accogliendo il rapporto tra cultura e natura. Eppure nel dibattito sulla questione mente-cervello resta irrisolto un problema epistemologico di fondo che trae origine dalla divisione tra due storiche tendenze del pensiero filosofico, quella unitaria e quella dualistica: la prima negatrice di nette distinzioni fra corpo e anima (o mente), ammettendo quindi la possibilità di ricondurre tutte le attività umane alle strutture fisiologiche dell’organismo; la seconda impegnata a distinguere e contrapporre corpo e anima (o spirito o mente) come due realtà ontologicamente diverse e separabili.

Sigmund Froid sviluppò intorno agli anni Novanta del19° sec. una teoria della mente fondata sulla ricerca neurofisiologica da lui condotta e descritta in un saggio sulla psicologia scientifica. la teoria dell’inconscio sollevò difese e opposizioni nel mondo scientifico ed emersero così nuove tendenze. Come sviluppo di questa teoria nacque il comportamentismo che esprime  il rifiuto più netto della psicologia introspettiva e del soggettivismo. La mente, secondo i comportamentisti, si conosce solo attraverso la descrizione del comportamento della persona.

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