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Sardegna: questioni carceri, interviene Salis gruppo misto

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La politica e le istituzioni della Sardegna devono mobilitarsi per impedire che la Sardegna diventi la “residenza assistita” dei più pericolosi criminali italiani, ma non possiamo tacere il fatto che i parlamentari sardi del PDL, compreso l’on. Mauro Pili che oggi si mette alla testa della protesta, sono stati complici del governo nazionale nella fase iniziale dell’operazione – Questo il commento di Adriano Salis, consigliere regionale del gruppo Misto, alla notizia della decisione del governo di trasferire nelle carceri di Sassari i boss mafiosi sottoposti al regime del 41 bis.
Loro hanno votato a favore della legge 94 del 2009, presentata dal governo Berlusconi – continua Salis – e non può essergli sfuggito che al comma 25 della stessa si dispone che: “(….) I detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all’interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari (…)”
Ci voleva poco a capire che l’obiettivo era quello di trasformare la Sardegna nell’isola dei mafiosi – aggiunge Salis – tenendo conto che sia il carcere di Sassari che quello di Uta, già nella fase di progettazione, sono stati studiati per rispondere a requisiti di particolare sicurezza.
Abbiamo il dovere – conclude Salis – di restituire umanità e dignità alla reclusione dei detenuti sardi che scontano la loro pena in condizioni di sovraffollamento e promiscuità ormai intollerabili. Le nuove carceri devono servire a migliorare le loro condizioni di detenzione, non a risolvere il problema dell’accoglienza dei peggiori criminali italiani.

Adriano Salis

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