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L’area storico-archeologica e monumentale di Pyrgi in mano ai cacciatori?

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L’Associazione Vittime della caccia si unisce alla protesta in atto per l’omessa tabellazione di divieto di caccia del Parco archeologico di Pirgy, nel Comune di Santa Marinella (RM).

Tale area, dal valore storico-archeologico unico e preziosissimo, durante la stagione venatoria ma non solo, è frequentata assiduamente da gente armata, che non esita a sparare alla fauna che in questo bellissimo luogo trova rifugio, tra i monumenti e le opere antiche che le istituzioni hanno la competenza e il dovere di tutelare perché rappresenta un viaggio a ritroso nel tempo di oltre 5000 anni, la storia di uno dei più antichi scali portuali del Tirreno, prima importante luogo di culto, poi città etrusca, poi fortezza romana, e nel medioevo borgo e castello (Santa Severa). La nostra storia.

Appare infatti incredibile come non sia possibile soffermarsi tra le dune della costa prospicente l’area archeologica, per non alterare minimamente l’habit naturale, ma paradossalmene sia possibile cacciare, magari all’avifauna migratoria che arriva sulla costa dopo migliaia di chilometri di volo!


Chissà gli etruschi o i romani antichi cosa avrebbero pensato di questo spregio e di chi dovrebbe prevenirlo. I beni storici sono di tutti e non è giusto che la latitanza di qualche amministratore possa vanificare il recupero, la valorizzazione e la tutela di aree così preziose ed uniche, soprattutto lungo una costa, quella laziale, già mortificata da un’ediizia brutta, invasiva e fin troppo spesso abusiva.

Eppure la Legge 157/92, all’art.21 (divieti), comma 1, lett.a) recita:
E’ vietato “a chiunque l’esercizio venatorio nei giardini, nei parchi pubblici e privati, nei parchi storici e archeologici e nei terreni adibiti ad attività sportive;”.

Ebbene, Pyrgi è o no un parco storico ed archeologico, per altro di grande importanza? E’ o no un parco pubblico, dove i cittadini (disarmati) e i turisti possono ammirare le opere archeologiche, godere della natura ed usufruire di un bene pubblico?


La caccia cancella non solo la vita, ma qualsiasi altra forma di fruibilità, perchè non c’è turismo se ci sono i cacciatori, non ci sono famiglie che possono frequentare il posto senza correre il rischio di essere impallinati. Non c’è rispetto delle leggi e della vita.

Chi deve applicarle e controllare che vengano rispettate? Il Sindaco, la Provincia e gli Enti preposti. Allora perchè continuare ad omettere quanto la legge prevede per tali aree?

E’ il momento di darsi una mossa e, prima della stagione venatoria prossima, tabellare tutta la zona e sottoporla a rigorosi controlli venatori affinché un bene comune, anche della fauna, sia davvero di tutti e in tutta sicurezza!

Ufficio Stampa Associazione Vittime della caccia


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