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Sclerosi Multipla: il Dr. Bavera risponde al prof. Mauro Giacca

bavera

Leggo questo intervento (https://docs.google.com/file/d/0B_Ed_wxZvab3V1pxdHQ2SXYyOE0/edit) e ritengo sia inevitabile dare spazio ad una replica in qualità di Chirurgo Vascolare dell’Università di Milano e di medico che si occupa di diagnostica strumentale vascolare da più di 30 anni, e quindi anche di CCSVI.
Precisare è necessario, non polemizzare in quanto non si finirebbe più e per rispetto della libertà di opinione.
L’inquietante parallelismo, come esordisce la lettera, riguarda due situazioni estreme ma anche  tristi realtà: la medicina attuale non ha ancora trovato il modo di guarire o anche far star meglio una certa popolazione di Pazienti e, dietro loro, migliorare la qualità della loro vita e dei familiari. Ritengo che questo sia un loro sacrosanto diritto. Del metodo Stamina non parlo, non sono qualificato.
In particolare viene citato un lavoro, interessante e articolato, che è stato finanziato dall’AISM (quindi non da una Istituzione Universitaria, tanto per citare un esempio) che viene però ampiamente smentito da innumerevoli articoli, anche internazionali, basta documentarsi. In mezzo a queste realtà stanno i Pazienti che sono, o dovrebbero essere, liberi di scegliere le cure ed anche i Medici con cui farsi curare.
Il Prof. Paolo Zamboni, stimato chirurgo vascolare, nonché docente universitario dell’Università di Ferrara, non ha mai escluso la necessità che la ricerca medica debba seguire il suo corso ne tantomeno ha affermato che un intervento di angioplastica automaticamente elimini la necessità di proseguire una terapia già in atto. La CCSVI, acronimo che ormai conoscono tutti, mira a correggere, per quanto possibile e non sempre possibile, una anomalia del ritorno venoso cerebrale. In pratica, tanto sangue entra nel cervello, tanto ne deve uscire. Volgarmente parlando, si dovrebbe dire “che è un problema idraulico inserito in una patologia neurologica”. Se ciò non accade abbiamo una anomalia vascolare e cercare di correggerla appare lapalissiano. Terapia medica e correzione della CCSVI dovrebbero procedere in parallelo, a favore dei Malati. Ora, molti medici, italiani e non, e di diverse specialità si occupano di questo problema e sono tutti rispettabili professionisti e ricercatori, non certamente degli “epigoni” di Zamboni.
E’ risaputo, la medicina non è una scienza esatta, ma è anche vero che ormai sono moltissimi i Malati che si sono sottoposti a procedure per correggere  questa anomalia venosa e, pur non essendo guariti dalla malattia, hanno avuto benefici nella loro qualità di vita e, in molti casi, persistono nel tempo.
In quanto ai programmi televisivi sono d’accordo, queste patologie non dovrebbero essere uno spettacolo ma questo pare sia l’unico modo per dare voce a testimonianze, non miracoli. I malati non sono uno spettacolo, sono solo persone che vogliono guarire e fare una vita normale.

Dr. Pietro Maria Bavera

About the author

Alessandro Rasman, 48 anni, triestino. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo politico-economico presso l'Università di Trieste; è malato di sclerosi multipla, patologia gravemente invalidante, dal 2002. Per Mediterranews cura una speciale rubrica sulla sclerosi multipla.

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