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Beni culturali, conflitti armati, catastrofi naturali e disastri ambientali, Roma, 15 novembre Sala Marconi CNR


Programma beni culturali e conflitti armati_v1.6_small locandina-15novLE SFIDE E I PROGETTI TRA GUERRA, TERRORISMO, GENOCIDI, CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

Giornata in memoria dell’Accademico Prof. Giovanni Pettinato e del Maresciallo Capo Franco Lattanzio

Il convegno Beni culturali e conflitti armati. Le sfide e i progetti tra guerra, terrorismo, genocidi, criminalità organizzata  che si terrà il 15 novembre p.v. a Roma presso la Sala Marconi del CNR, è un’iniziativa di alto valore culturale che ben si inserisce nelle problematiche degli ultimi decenni legate alla cooperazione umanitaria a seguito di conflitti armati, catastrofi ambientali e naturali; come tale rientra tra le iniziative volte alla celebrazione dei 90 anni del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La Repubblica Italiana, recita il 2 comma dell’art. 9 della Costituzione, tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico.

Se le origini di tale protezione vengono fatti risalire agli Stati preunitari, il loro programmatico compimento prenderà avvio ad Unità ormai avvenuta e a seguito di una maturata convinzione delle necessità e di una appurata presa di coscienza (ancora prima che di definita conoscenza) del patrimonio storico, artistico e naturalistico della Nazione che condurrà alla prima – seppur timida e frammentaria – normativa nazionale promulgata nel 1902.

Nell’evoluzione del diritto e del concetto stesso di bene culturale dal 1902 ad oggi molto ha contribuito la Convenzione dell’Aja del 14 maggio 1954, accompagnata da un Regolamento e un Protocollo Aggiuntivo frutto delle amare esperienze delle seconda guerra mondiale.

Nella Convenzione emerge per la prima volta l’idea, il concetto di “patrimonio culturale universale” in quanto, come si legge nello stesso prologo: i danni arrecati ai beni culturali, a qualsiasi popolo essi appartengano, costituiscono danno al patrimonio culturale dell’umanità intera, poiché ogni popolo contribuisce alla cultura mondiale. Si è dunque passati dal concetto di tutela del patrimonio inteso come bene comune (nazionale) a quello più ampio di patrimonio mondiale.

L’insufficienza dei risultati conseguiti nell’applicazione della Convenzione dell’Aja del 1954 condusse all’adozione, nel marzo 1999, di un Secondo Protocollo, ratificato, unitamente a norme di adeguamento dell’ordinamento nazionale, dall’Italia nel 2009 (Legge n. 45/09 del 16 aprile 2009, GU n. 105 del 8 maggio 2009). Nel dicembre dello stesso anno il Consiglio dellUE ha inserito la conservazione del patrimonio culturale tra i temi per i quali è necessario coordinare i programmi di ricerca degli Stati membri. All’Italia è stato affidato il ruolo di coordinamento. Il 25 febbraio 2010 MIUR e MIBAC hanno siglato la dichiarazione che avvia le attività di coordinamento della Programmazione congiunta della Ricerca europea nel settore della conservazione e della sicurezza del patrimonio culturale.

A tale quadro è necessario aggiungere le problematiche, gli spunti di riflessione, le proposte e le discussioni emerse a seguito delle vicende Irachene, Afghane, Siriane, Libanesi, Libiche … per citarne alcune nell’ambito della tutela dei beni culturali.

Triplice è l’obiettivo che ci si propone di raggiungere con il Convegno Beni culturali e conflitti armati. Le sfide e i progetti tra guerra, terrorismo, genocidi, criminalità organizzata:

  1. commemorare l’assiriologo Giovanni Pettinato fortemente impegnato negli ultimi anni della sua vita alla tutela del patrimonio culturale e che, a seguito di un colloquio con l’allora presidente dell’ Accademia dei Lincei prof. Giovanni Conso, sottopose questa giornata al Comitato Direttivo della stessa Accademia di cui era socio corrispondente. Ricordare altresì il Maresciallo Capo Franco Lattanzio, deceduto a seguito dell’attentato a Nassiriya del 2006 e a capo del Team Viper” della Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri di stanza nel sud dell’Iraq.

  2. delineare, nella prima parte della giornata, lo stato attuale, le potenzialità, le opportunità e limiti strutturali e non, in materia di protezione dei beni culturali durante i conflitti armati – come in questi anni si è evidenziato, ad esempio drammaticamente in Iraq – e a seguito di catastrofi naturali e ambientali al fine di rendere attuabile

  1. quanto enunciato nell’articolo 301 del Secondo protocollo della Convenzione dell’Aja, contenuto nel capitolo 7 “diffusione delle informazioni e assistenza internazionale”, in quanto la materia non risulta presa in considerazione da nessuna delle norme di adeguamento dell’ordinamento interno né in quelle di attuazione del disegno di legge di ratifica in via di approvazione in Parlamento

  2. dar seguito all’appello, presentato a Firenze ad ottobre del 2008 presso gli Uffizi, di richiesta di un disegno di legge o di una legge quadro per dar vita ad una cooperazione civile e militare organizzata e strutturata in grado di intervenire celermente nelle situazioni di crisi nell’ambito del patrimonio culturale, una sorta di Croce Rossa nazionale e internazionale dei beni culturali. Appello pubblicato nel 2009 nella Rivista Nuova Antologia nel contributo di S.M. Chiodi, Tutela italiana del patrimonio culturale nel sud dell’Iraq: verso la cooperazione civile e militare.

  3. Dichiarazione di voto finale del codice di etica per professionisti nel campo dei Beni culturali.

3) Le proposte, le soluzioni, le ipotesi saranno altresì sottoposte ai partecipanti della sessione pomeridiana che cercheranno, veniamo così al secondo focus, di renderle attuabili o di delineare come poterle rendere tali per poi sottoporre i dati conclusivi della giornata al Governo Italiano nonché, dopo aver presentato all’assemblea un primo codice di etica per i professionisti nel campo dei beni culturali al fine di una dichiarazione di voto finale, consegnare lo stesso all’UNESCO per una sua discussione internazionale e successiva ratifica.

1CAPITOLO 7 – Divulgazione dell’Informazione ed Assistenza internazionale

Art. 30 – Divulgazione

1. Le Parti cercheranno con opportuni mezzi ed in particolare attraverso programmi di istruzione e informativi, di rafforzare l’apprezzamento e il rispetto per i beni culturali, da parte di tutta la popolazione.

2. Le Parti divulgheranno questo Protocollo quanto più possibile, sia in tempo di pace sia in tempo di conflitto armato.

3. Qualsiasi autorità militare o civile, che in tempo di conflitto armato, assuma responsabilità relativamente all’applicazione di questo Protocollo, sarà pienamente a conoscenza del testo. A questo scopo le Parti dovranno, come appropriato:

a. incorporare direttive ed istruzioni riguardanti la protezione dei beni culturali nei propri regolamenti militari;

b. sviluppare ed attuare, in cooperazione con l’UNESCO e relativi organizzazioni governative e non-governative, programmi di istruzione ed addestramento in tempo di pace;

c. comunicare l’un l’altro, attraverso il Direttore Generale, le informazioni sulle leggi, le disposizioni amministrative e le misure prese ai sensi dei sottoparagrafi (a) e (b):

d. comunicare tempestivamente l’un l’altro, attraverso il Direttore Generale, le leggi e le disposizioni amministrative che possono adottare per assicurare l’applicazione di questo Protocollo.

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"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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