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Dentro il movimento 9 dicembre. Il Generale Pappalardo tra carisma e mistero

Generale PappalardoDentro la rivolta uno dei volti più noti è quello del Generale Pappalardo. Non certo un forcone dell’ultima ora visto che anche nei Forconi Siciliani il generale era parte attiva del movimento.

Un uomo, il Generale Antonio Pappalardo che ha un interessante curriculum sotto il profilo politico e sociale, infatti è  politico, militare e sindacalista italiano, nonché compositore e scrittore. Da giovanissimo frequenta l’Accademia Militare di Modena e la Scuola Ufficiali Carabinieri a Roma. Primo comando da Tenente in Calabria per poi diventare Capitano a servizio a Pordenone dove opera e gestisce magistralmente gli aiuti durante il terremoto.

Durante il servizio prende la laurea in Giurisprudenza e nel 1981, ancora tenente colonnello viene eletto nel COCER e ci resta sino al 1991. Nel 1992 diventa deputato come  indipendente nelle liste del PSDI, nel collegio di Roma. Poi le medaglie e quanto altri.

Già nel 1993 organizza però il suo primo movimento politico dal nome “Solidarietà democratica” , lo stesso anno diventa  sottosegretario alle Finanze nel Governo Ciampi, ma per un fatto di diffamazione pregressa qualche mese dopo dovrà lasciare la carica.

Una vita intrecciata e complicata, ricca di misteri quella di Pappalardo tanto è che  Mario Borghezio  aveva presentato una interrogazione parlamentare con la quale rende pubblico il sospetto che la moglie del Pappalardo sia una collaboratrice del Sismi. Tanto è il dialogo tra Pappalardo e le istituzioni ma nel 1993 il generale si presenta a Roma capolista per “Solidarieta’ democratica”, collegata al principe Giovanni Alliata Di Montereale, poi si candiderà  da indipendente nelle liste di Alleanza nazionale per le elezioni europee. Non eletto, riprende l’attività militare, in qualità Capo di Stato Maggiore della Regione Carabinieri Abruzzo e Molise.

Pappalardo ritorna alla carriera militare ed otterrà nel 1998 il comando del 2º Reggimento Carabinieri di Roma, poi tornerà persino al COCER.

Ma la sua vita si colora di mistero quando viene indagato per istigazione al golpe ma sopratutto in base   all’art. 213 del codice penale militare che punisce i chi istiga altri a disobbedire alle leggi e a violare i doveri della disciplina militare, come ad esempio chi incita a uno sciopero.  Pappalardo avrebbe detto  «Ci siamo stancati. Potremmo passare ad un deciso e aperto confronto con la polizia di Stato», poi però ci sarebbe stato anche un documento e così Pappalardo viene sollevato dall’incarico Cocer.

Poi Pappalardo cambia aria politica inizia a trattare con Antonio Di Pietro, poi però si candiderà al Senato nel collegio di Taranto in Lega d’Azione meridionale, un movimento collegato all’ex Sindaco di Taranto Giancarlo Cito, senza però venire eletto, subito dopo passa a candidarsi in sicilia nella circoscrizione di Catania nella lista Biancofiore, promossa da Salvatore Cuffaro, ma non viene eletto.

Poco dopo tornerà nell’Arma ed inizierà una nuova carriera tra politica e sindacato sino a assumere la carica di Presidente del SUPU[] e dell’Associazione Nazionale per la Sicurezza e la Legalità  che dovrebbe avere come unico scopo quello «far abrogare il Testo Unico delle Leggi di Pubblica sicurezza, approvato nel 1931, in epoca fascista.»

Poi altre esperienze con Di Pietro e IDV sino al primo V day di Beppe Grillo, per aderire infine all’MPA, poi le lotte con i forconi siciliani , le varie associazioni legate al mondo dell’agricoltura qui e là per l’Italia ed infine la candidatura a sindaco di Palermo con il “Melograno Mediterraneo.

In pensione Pappalardo si dedica attivamente al sociale e nel web non sono difficili da trovare le sue idee ed i suoi ideali, tutti volti a migliorare la situazione id militari, carabinieri e Polizia e in tanti testi viene esplicitata la necessità di cambiare classe politica.

Insomma per capire chi è Pappalardo bisogna soltanto digitare il nome su google e diversi documenti appariranno. Negli ultimi anni, dallo start siciliano dei Forconi, Pappalardo è attivissimo.

“Posiamo i forconi, prendiamo i ramoscelli d’ulivo e andiamo a Roma per consegnare un documento al Capo dello Stato affinché mandi tutti a casa”. E: “restare nella Capitale Roma fino a quando non andranno via, come è successo a Mubarak”. “C’è una sentenza della Corte costituzionale che ha detto che tutti sono delegittimati, a cominciare dal Capo dello Stato”. “E noi siamo intenzionati a andare fino in fondo”, ”Ci stiamo organizzando  per andare a Roma, con camion e trattori. Vogliamo consegnare un documento al Capo dello Stato per dire che tutti devono andare a casa e restituire la sovranità al popolo”. Ma tutto, secondo Pappalardo, deve “avvenire senza l’uso della violenza” ma seguendo esempi come “quello di Gandhi”.

Intanto mercoledì 18 a Roma Pappalardo e gli altri saranno a Roma……

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