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G8 di Genova, negato a Gratteri l’affidamento in prova ai servizi sociali. Interviene il Coisp

download Il Coisp: “Non c’è alcuna novità, è un Poliziotto e
quindi deve essere crocifisso. Ecco perché la notizia è stata data al contrario sottolineando che starà ai domiciliari!”
“All’ex Capo dello Sco, Francesco Gratteri, che deve scontare un anno di pena, è stato negato l’affidamento in prova ai servizi sociali. Una misura in verità concessa praticamente a chiunque abbia una  condanna di entità così bassa ma che, ovviamente, non indossi la divisa, altrimenti… E’ questa la notizia emersa ieri dalla pronuncia del Tribunale di sorveglianza di Genova. Ma siccome la cosa non rappresenta in effetti una notizia, considerato che trattandosi di un Poliziotto il rigetto della sua istanza era scontato, ecco allora che il fatto è stato presentato del tutto… al contrario, nel senso che la faccenda è stata posta partendo dal dato che Gratteri sconterà quella pena ai domiciliari”.
Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta pungente i lanci d’agenzia che ieri hanno diffuso la notizia che Francesco Gratteri, ex Capo dello Sco, condannato in via definitiva dalla Cassazione per fatti legati al G8 di Genova del 2001, che sconterà l’anno di pena che gli rimane agli arresti domiciliari, dal momento che il Tribunale di sorveglianza di Genova gli ha negato l’affidamento ai servizi sociali.
“La verità – aggiunge il Segretario del Coisp – è che detta così, la cosa vuol dare un’idea precisa, fasulla e tendenziosa, e cioè che Gratteri sconterà la pena ai domiciliari quasi come se ciò significasse che è stato trattato con riguardo. E’ bene invece ribadire con grande decisione che l’aver negato l’affidamento in prova a uno stimato professionista, che ha dedicato la vita al proprio lavoro con una carriera di tutto rispetto è qualcosa di assolutamente inaspettato, se non fosse che la divisa che porta giustifica, ovviamente, la severità e l’accanimento solito e consueto che la nostra società riserva ai simboli di uno Stato che invece proprio nelle divise trova ancora il proprio punto di forza e di credibilità”.
“Lo abbiamo visto in passato e continuiamo a vederlo – conclude Maccari -. Poliziotti letteralmente crocifissi in tutti gli ambiti, magari essendo innocenti, o per errori che agli esseri umani capitano, o anche per mera colpa che non implica quindi la loro volontà di sbagliare. Poliziotti trattati anche peggio di ciò che sarebbe loro spettato con pronunce sconfessate nei successivi gradi di giudizio. Poliziotti persino rinchiusi in cella in isolamento, mentre per legge non avrebbero mai dovuto solcare le porte del carcere. Poliziotti sempre e comunque vessati, che, magari, non ottengono l’affidamento in prova per dodici mesi di pena da scontare a fronte di imputati eccellenti a cui la misura non viene negata nonostante condanne di anni. Quello che speriamo, a questo punto, è di vedere sempre più spesso colleghi smaliziati e guardinghi, che sappiano proteggersi da soli, tenendosi oltre tutto al riparo da conseguenze ingiuste a causa di un lavoro cui danno già veramente troppo”.

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