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Enigmatica figura di Monsignore Bertolotti

chiarlone-appuntiAlle fine del 1882 fu scoperto che Angelo Ferrari

“uomo di fiducia” sia del Duca che della Duchessa

aveva sottratto dal patrimonio una somma pari a

tredici milioni di lire facendo poi perdere le sue

tracce trasferendosi all’estero.

  Monsignore raccolse il foglio che gli aveva consegnato Angelo Ferrari dove erano elencati i beni che gli lasciava in custodia ormai da molti anni: quella notte il ragioniere voleva riprendersi il tesoro e andarsene all’estero abbandonando Genova e il lavoro di amministratore della Duchessa di Galliera.

 – La scrittura chiama altra scrittura – mormorò tra sé Monsignore, parafrasando un modo di dire che in quel momento preferiva allontanare dalla mente. Suo fratello era andato a dormire e anche il genovese…

 Monsignore guardò la sua firma che aveva apposto in calce al documento pochi mesi prima quando Ferrari gli aveva affidato ancora lingotti e monete d’oro da custodire in cassaforte e far rendere.


Era stata l’avidità che si era impadronita del Ferrari e che lo avrebbe condannato ed era stata anche la causa che aveva scatenato l’ira di Giovanni, suo fratello…

 Mise il foglio in cassaforte sopra ai lingotti e ai titoli di stato al portatore, quindi chiuse la cassaforte e vi fece scorrere davanti lo scaffale con i libri che nascondevano la porta blindata della cassaforte.

Si inginocchiò sul nudo pavimento di mattonelle dove prima c’era il tappeto e si raccolse in preghiera, chiese perdono al Signore per la baruffa che si era scatenata in canonica. Promise solennemente che se una parte di quella fortuna che il Ferrari voleva portarsi via fosse rimasta ad Altare, Monsignore l’avrebbe usata per aiutare i bambini bisognosi e per finanziare altre opere necessarie alla comunità dei parrocchiani.

Mancava più di un mese a Natale e aveva tutto il tempo per fare in modo che quel 1882 finisse bene per molte famiglie del paese di Altare.

Era il mese di giugno 1875 quando Angelo Ferrari era andato per la prima volta da Monsignore, accompagnato da Giovanni Bertolotti che aveva conosciuto a Cairo. Aveva due grosse borse di cuoio che contenevano monete e titoli appartenenti alla Duchessa di Galliera che ne voleva donare una parte a Monsignore per le sue opere di bene, così disse il ragioniere genovese. Il resto avrebbe potuto conservalo e farlo rendere nel tempo e secondo le sue possibilità, mantenendolo sempre a disposizione dell’amministratore e curatore Angelo Ferrari che gli avrebbe inviato persone a cui avrebbe potuto prestare denaro con un buon interesse.

Però non una parola doveva essere fatta con alcuno di questo accordo neanche con il Duca Raffaele De Ferrari né con la Duchessa di Galliera, sua moglie.

Monsignore guardò dubbioso e non credette a quanto affermava il ragioniere arrivato da Genova ma, anche per fare un favore al fratello che sembrava un grande amico del ragioniere e che lo aveva condotto ad Altare, tenne il tesoro in casa sua e lo mise sotto chiave.

Il ragionier Ferrari andava ogni tanto nella casa del marchese Durazzo per affari e poi si fermava a mangiare nell’osteria di Pietro Sovera. Nell’osteria aveva incontrato l’intraprendete e sveglio Giovanni Bertolotti che aveva sposato la figlia del Sovera e lo aiutava nell’osteria di piazza Stallani.

 

 

Bruno Chiarlone

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