Società

Giulio II cacciato dal cielo – A Bergamo, la storia misteriosa scritta da Erasmo

erasmo1Giovedì 27 febbraio 2014 alle ore 18.00 presso il Museo dell’età veneta – Il Cinquecento interattivo (Palazzo del Podestà, Piazza vecchia, Città alta, Bergamo), Silvana Seidel Menchi presenterà la sua nuova traduzione dell’opera teatrale di Erasmo da Rotterdam, “Giulio”. A seguire la lettura di alcuni passi.

Papa Giulio II (1443-1513), dopo la morte, cerca di varcare le porte del Paradiso ma viene respinto da san Pietro. Furibondo, Giulio cerca di convincere il più antico collega che la sua idea di Chiesa è vecchia e superata, cerca di «convertirlo» agli ideali della forza, del denaro, del potere. Ma nonostante lo minacci, anche con i soldati, dal Paradiso rimarrà fuori.

Al di là della caricatura personale – un Giulio II ubriacone, omosessuale e sifilitico – l’aspetto più sovversivo del dialogo è lo svelamento della degradazione del papato come istituzione.

E proprio l’immediato successo dell’opera, specie nel mondo protestante, mise in difficoltà il prudente Erasmo, che a lungo negherà di esserne l’autore. Ma i moderni filologi, tra i quali eccelle Silvana Seidel Menchi, dimostrano senza incertezze la paternità  erasmiana dell’opera, che attraversa gli anni cruciali della Riforma protestante.

Dario Barezzi, Tino Mazzoleni e Marco Rota leggeranno alcuni passi.

“Dietro al dialogo si intravede un cospicuo investimento di talento: investimento nella ricerca linguistica, investimento nella costruzione di effetti comici o drammatici, investimento nella raccolta delle fonti di informazione, investimento nella inventio. Varrebbe la pena di analizzare il dialogo dal punto di vista degli imprestiti dal lessico della commedia (Plauto, Terenzio) e di riflettere sull’uso sapiente di interiezioni, formule deprecatorie, avverbi variamente combinati fra loro, il tutto al fine di modulare il tono della voce degli interlocutori (dal furore all’ammiccamento, dalla minaccia all’ironia, dalla risata all’ammonimento). Riportare in luce qualche debole scintilla di quello che fu lo sfolgorio originale dell’operetta è stato il mio obiettivo primario” (dalla Nota al testo e alla traduzione di Silvana Seidel Menchi, Einaudi).

L’incontro è parte del ciclo “Conversazioni veneziane” ed è organizzato dalla Fondazione Bergamo nella storia in collaborazione con l’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti e con Archivio Bergamasco. Ingresso libero.

 


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