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Le nuove proposte della Cineteca Nazionale al cinema Trevi

Cinema Trevi La Cineteca nazionale propone un ricco programma di proiezioni e incontri per la prossima settimana al Cinema Trevi venerdì 14 febbraio: (In)visibile italiano: fuori dal ’77

Prima della rassegna “Italia ’77: ultimo atto?che vedremo dal 20 al 28 febbraio, si propongono tre film (in)visibili che si sottraggono al clima politico e sociale di quel fatidico anno per calarsi nel fiume della Storia.

ore 17.00 Un cuore semplice di Giorgio Ferrara (1977, 105’)

«La storia di Un cuore semplice è semplicemente il racconto di una vita oscura, quella di una povera ragazza di campagna, devota senza esaltazione e tenera come un pane fresco. Essa ama successivamente un uomo, i figli della padrona, un nipote, poi il suo pappagallo» (Ferrara). «Nel passaggio sullo schermo, la materia narrativa si atteggia in forme eleganti e composte, che denotano la lezione di Visconti (Giorgio Ferrara ha lavorato più volte al suo fianco) e inoltre una discrezione, un pudore insoliti in un giovane al suo debutto. […] Il film si affida […], in larga misura, all’interpretazione di Adriana Asti, impegnatissima nel ricreare un personaggio così difficile nella sua semplicità» (Savioli).

 

ore 19.00 Le due orfanelle di Leopoldo Savona (1977, 90’)

Ennesima versione del celeberrimo dramma teatrale di Eugène Cormon e Adolphe d’Ennery pubblicato nel 1874, il film ebbe distribuzione limitatissima. Due ragazze arrivano a Parigi per migliorare la propria vita. Una è cieca e cerca la guarigione dalla sua infermità, l’altra viene invece rapita da un marchese senza scrupoli.  Ultimo film di Leopoldo Savona è un austero feuilleton in costume fuori tempo massimo interpretato da Isabella Savona, Patrizia Gori, Evelyn Stewart e musiche di Stelvio Cipriani.

ore 21.00 La lunga strada senza polvere di Sergio Tau (1977, 106’)

«Il bel Danubio blu poeticamente ribattezzato la lunga strada senza polvere è il protagonista dell’omonimo film di Sergio Tau […]. Tau – pensiamo – ha inteso comporre un film di suggestioni storiche […]. È partito da una finzione narrativa, immaginando due personaggi-simbolo (un capitano alle soglie della pensione e della morte e un giovanotto agghindato con foggia ottocentesca, una “memoria” emergente dal passato) che risalgono il fiume su un vecchio rimorchiatore dal mar Nero fino a Ratisbona in Baviera. […] Il film è molto suggestivo. Ma pretende, e se li merita anche, spettatori attenti: perché ha un tempo di narrazione volutamente lento e un simbolismo di non semplice lettura» (Foglietti).

 

sabato 15 febbraio

Cinema e psicoanalisi: Le forme della violenza

 

La Società Psicoanalitica Italiana e il Centro Sperimentale di Cinematografia hanno avviato da alcuni anni delle iniziative comuni, tra le quali il ciclo “Cinema e psicoanalisi”, articolato con delle proiezioni mensili al Cinema Trevi. Il tema della programmazione di questa stagione è quello della violenza, argomento di drammatica attualità, che verrà affrontato da diverse prospettive: intrapsichiche, interpersonali, ma anche con uno sguardo collettivo e sociale. Gli aspetti aggressivi della nostra personalità, insieme a quelli sessuali, sono stati considerati dalla psicoanalisi elementi fondanti della nostra parte istintuale e inconscia: quando e perché tali livelli possano esprimersi in maniera violenta e distruttiva è uno dei fenomeni psichici più dibattuti. Parteciperanno agli incontri, introdotti e coordinati da Fabio Castriota, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, registi, critici e psicoanalisti della SPI.

Il tema del terzo appuntamento è “Genitori violenti: il fallimento della funzione genitoriale”.

ore 17.00 Cuore di mamma di Salvatore Samperi (1969, 92’)

Lorenza, separata dal marito, vive con tre figli molto particolari: il primogenito, aiutato dalla sorella, annega il fratello minore, poi uccide la ragazzina asfissiandola col gas. La madre è troppo apatica per avere una qualsiasi reazione. Forse il film più sperimentale di Salvatore Samperi, con una Carla Gravina nella parte di una madre che non parla mai e un montaggio debitore del cinema di Godard.

ore 19.00 Padre padrone di Paolo e Vittorio Taviani (1977, 113’)

«Tratto da un libro autobiografico (1975) di Gavino Ledda. Pastore di Siligo (Sassari), Gavino vive fino a vent’anni con il gregge tra i monti, strappato alla scuola, separato dalla lingua, escluso dalla collettività. Durante il servizio militare in continente, studia e prende la licenza liceale. Esplode allora la ribellione contro il padre che, di fatto e per necessità, è stato lo strumento della sua separazione. […] Pur con durezze didattiche e scorie intellettualistiche, è un film razionale e lucido che assomiglia al paesaggio sardo: ventoso e scabro, enigmatico e violento, soffuso di una luce che gli dà la nobiltà maestosa di un quadro antico. Un intenso O. Antonutti e un duttile S. Marconi nella parte di Gavino sono i protagonisti» (Morandini).

ore 20.45 Incontro moderato da Fabio Castriota con Fabrizio Rocchetto

a seguire Io non ho paura di Gabriele Salvatores (2003, 110’)

«Allarmante come una favola nera, teso come un thriller, curioso come un gioco, Io non ho paura, che Gabriele Salvatores ha tratto quasi fedelmente dal romanzo di Niccolò Ammaniti, è davvero un bel film: forte, ben strutturato e girato, semplice ed estremamente raffinato, con bravi interpreti bambini e non, con un forte senso della Natura, senza patetismi né moralismi. […] I bambini non vengono eletti a simboli d’innocenza: i loro giochi sono prepotenti e crudeli quanto gli affari sporchi degli adulti; nel bambino salvifico, curiosità e spirito d’avventura sono forti quanto la bontà; quando capisce cosa stiano facendo i propri genitori, il bambino non li giudica ma disobbedisce e per contraddizione rimedia alle loro colpe» (Tornabuoni).

Ingresso gratuito

domenica 16 febbraio

 

Cineteca Classic. Dalla Polonia con amore: Jerzy Skolimowski

 

Prosegue l’appuntamento Cineteca Classic dedicato al cinema polacco, questa volta rivolto a Jerzy Skolimowski. «Poeta, etnologo, drammaturgo, sceneggiatore, oltre che regista, Skolimowski, insieme a Polanski e Borowczyk, è tra i primi a staccarsi dai canoni del “realismo socialista” fino allora imperanti nel cinema polacco e a porre le basi per la nascita della cosiddetta “terza ondata”» (Giovanna Grignaffini). «Lasciata la Polonia per sfuggire alla censura, ha realizzato film in cui lo spaesamento e il confronto tra culture diverse emerge come dato creativo, nuovamente capace di rinnovare e arricchire le forme cinematografiche» (Daniele Dottorini).

ore 17.00 Moonlighting di Jerzy Skolimowski (1982, 97’)

Tre operai polacchi e il loro caposquadra arrivano a Londra per rimettere a nuovo l’appartamento di un ricco compatriota. Le scadenze sono rigide e quando in Polonia i militari di Jaruzelski decretano la legge marziale, il caposquadra fa di tutto per nascondere la notizia ai compagni e non interrompere i lavori. Considerato il miglior film di Skolimowski girato all’estero, Moonlighting (espressione inglese per indicare il lavoro nero) «è una storia semplice, raccontata con ritmo incalzante, quasi a suspense. Un film amarissimo e angoscioso nel fondo, ma con risvolti di un umorismo caustico, un film politico più di tanti altri che affrontano direttamente problemi politici» (Morandini).

 

ore 19.00 Lightship – La nave faro di Jerzy Skolimowski (1985, 88’)

Al largo delle coste della Virginia (l’azione si svolge nel 1955), la nave-faro “Hatteras” svolge un compito assai delicato e importante: essa è ancorata e segnala la rotta alle navi in transito. La comanda il capitano Miller (Klaus Maria Brandauer), americano di origine tedesca, con tre o quattro uomini ai suoi ordini e a bordo con lui si trova temporaneamente il figlio diciassettenne Alex, che ha avuto qualche piccola noia con la polizia. Premio speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia.

 

L’infanzia dei generi

«Il ciclo del cinema muto coprì i primi trent’anni abbondanti della storia del cinema, lungo i quali l’entusiasmo pionieristico fu talmente inarrestabile ed esplosivo che le qualità e quantità di talenti, uomini e mezzi coinvolti a livello planetario si possono assimilare a sforzi quasi mitologici quali la costruzione delle piramidi o della muraglia cinese. Il fermento e la fantasia furono così accesi da far sì che si esplorassero tutte le possibilità espressive di questa nuova straordinaria arte culminando con la nascita dei generi. Questa rassegna vuole celebrare l’infanzia dei generi proponendo un capolavoro per ciascuno dei nove che abbiamo individuato. L’infanzia è una stagione della vita universalmente espressa da ingenuità e innocenza, ma nello stesso tempo votata a irrefrenabili ricerca, esplorazione, conoscenza, curiosità e sperimentazione, stagione della vita che viaggia durante i primi dieci-dodici anni. Siamo certi che al Trevi potrà rivelarsi particolarmente intrigante scoprire  un’infanzia che è durata oltre trent’anni. Buona visione» (Antonio Coppola).

 

ore 20.45 The Lodger di Alfred Hitchcock (Il pensionante, 1926, 90’)

«Avevo visto un lavoro teatrale intitolato Chi è?, tratto dal romanzo di Belloc-Lowndes, The Lodger. L’azione si volge nella casa di un affittacamere e la proprietaria si chiede se il nuovo inquilino sia conosciuto come il vendicatore. Ho trattato questo soggetto in modo molto semplice, interamente dal punto di vista della donna, la proprietaria. The Lodger è il primo film nel quale ho messo in pratica ciò che avevo appreso in Germania. Il mio rapporto con questo film è stato del tutto istintivo; per la prima volta ho applicato il mio stile. In realtà possiamo dire che The Lodger è il mio primo film» (Hitchcock).

Accompagnamento musicale del M° Antonio Coppola

 

 

18-19 febbraio

Incontro con il Cinema Sardo a Roma

 

Il Gremio, in occasione del suo 65° anniversario (1948-2013), continua ad organizzare con la collaborazione della FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), della Cineteca Sarda – Società Umanitaria e della Cineteca Nazionale, una serie di proiezioni e dibattiti con attori e registi, all’interno della rassegna Incontro con il Cinema Sardo, presso il Cinema Trevi. Le giornate del 18 e 19 febbraio saranno dedicate rispettivamente a Marisa Solinas, attrice di origini sarde che ha avuto il momento di massima notorietà fra gli anni sessanta e settanta, e a Salvatore Mereu, uno dei principali esponenti della cinematografia sarda di ultima generazione.

Programma a cura di Franca Farina – Ingresso gratuito per i soci de Il Gremio

martedì 18 febbraio

ore 17.00 Il peccato di Jorge Grau (1963, 106’)

Durante la Verbena, festa popolare che si svolge a Barcellona, a un anno di distanza l’una dall’altra, si snodano due storie d’amore che, svolgendosi in parallelo, precipitano verso un finale drammatico… Opera prima di un documentarista cinefilo con omaggi a Fellini e Antonioni, con Umberto Orsini, Marisa Solinas, Francisco Rabal e Gian Maria Volonté. Premio per la miglior regia e premio O.C.I.C. al V Festival di Mar del Plata.

ore 19.00 Riderà! Cuore matto di Bruno Corbucci (1967, 93’)

«Primo musicarello ufficiale per Little Tony. È anche il migliore, quello che lo vede alle prese con i suoi grandi successi nel periodo migliore della sua carriera. La storia lo vede figlio della coppia televisiva Campori-Marchetti (tra i protagonisti di “Giovanna la nonna del Corsaro nero”), finito a Roma in cerca di fortuna. Vive col solito gruppo di amici, ha una fidanzata (Marisa Solinas) e sogna il successo che, puntualmente, arriverà» (Giusti).

ore 20.45 Incontro introdotto da Antonio Maria Masia moderato da Alessandra Peralta

con Marisa Solinas, Nino Castelnuovo, Mimmo Del Prete,

Sergio M. Germani, Franco Mariotti, Adriano Mazzoletti, Milena Vukotic

 

segue un brindisi

a seguire Renzo e Luciana di Mario Monicelli (ep. di Boccaccio ’70, 1961, 42’)

«Una Milano indaffarata, ansiosa, convulsa: delle balere piene di giacche grigie, degli stabilimenti balneari trasformati in distese di carne, dei cinema rigurgitanti di volti ansiosi e di occhi sognanti. […]. Renzo (Germano Giglioli) e Luciana (Marisa Solinas) sono due giovani che vogliono comprendersi in una civiltà che marcia sempre più verso l’incomprensione; la verità loro e della loro storia è di ordine poetico e “quindi” di ordine ideologico. La pacatezza con cui il regista ha mostrato il volto di una Milano industrializzata, le immagini di una civiltà antindividualista, ha una forza che nessuna polemica “diretta” avrebbe avuto» (Miccichè).

Ingresso gratuito

mercoledì 19 febbraio

 

ore 17.00 Tajabone di Salvatore Mereu (2010, 67’)

Adolescenze vissute in modi differenti, nei quartieri più degradati di Cagliari, dove otto compagni di scuola si ritrovano fianco a fianco ogni mattina pur vivendo esperienze molto diverse. Nato da un corso di cinema tenuto dallo stesso regista in due classi di due istituti di Cagliari, nel quartiere di Sant’Elia, l’Alagon di San Michele e quello di via Schiavazzi, il film prende forma dopo che Mereu si rende conto della qualità dei racconti proposti dagli studenti.

ore 18.10 Bellas Mariposas di Salvatore Mereu (2012, 102’)

«Ispirandosi a un bellissimo racconto/monologo di Sergio Atzeni, scrittore sardo prematuramente scomparso, racconta una torrida giornata d’agosto in quel di Santa Lamenera, immaginario quartiere della periferia di Cagliari. […] È una trama che potrebbe essere un episodio di Gomorra, ma Mereu – appoggiandosi molto sulla scrittura di Atzeni – fa un’operazione diversissima: è la stessa Cate a raccontarci la propria giornata, guardando in macchina e rivolgendosi a noi spettatori, in un effetto-straniamento che fa molto Nouvelle Vague piuttosto che neo-neorealismo alla Mery per sempre. Il risultato è un film originalissimo, crudo ma qua e là fragorosamente divertente, in cui il brulicante mondo di Santa Lamenera sembra qualcosa a metà fra la Little Italy di Scorsese e lo slum di un musical di Bollywood» (Crespi).

 

ore 20.00 Incontro introdotto da Antonio Maria Masia moderato da Alessandra Peralta

con Salvatore Mereu, Goffredo Fofi, Sergio M. Germani, Bruno Roberti, Alessandro Stellino

segue un brindisi

a seguire Sonetàula di Salvatore Mereu (2008, 157’)

«2° film del sardo Mereu, da un romanzo – scritto nel 1962 […] – del conterraneo Giuseppe Fiori, parlato nei dialetti logudorese e campidanese (nord-ovest e sud dell’isola) e sottotitolato in italiano. Girato in 20 mesi con 4 operatori diversi in continuità cronologica. Azione: dal 1938 ai primi anni ’50. Privato del padre, ingiustamente carcerato, Zuanne, detto Sonetàula (il rumore del legno che scricchiola), 13enne pastore del Nuorese diventa, quasi senza rendersene conto, un bandito ricercato dai carabinieri che, mitra in mano, sgozza pecore, briganti, militari dell’ordine con la stessa rapida, fredda determinazione senza ottenere nulla di quel che voleva, né un amore né una vita vera. […] Troppo “diverso” per trovare un pubblico, è un film sotto il segno di una scabra asciuttezza» (Morandini).

Ingresso gratuito

Cinema Trevi, vicolo del puttarello, 25 – Roma   tel: 066781206 – biglietto 4 euro – ridotti  3 euro – abbonamento 10 ingressi 20 euro

 

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