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In libreria “Bambini” di Domenico Barrilà: sulle orme di Adler

WIN-152-316-219«Parlare dei bambini è come parlare degli adulti». Bambini. Perché siamo come siamo: l’ultimo saggio di Domenico Barrilà

Quando i dettami per un’educazione “perfetta” sembrano in mano a pochi guru – che ne dispensano pillole in prontuari “mistici” –, e la tentazione di demandare il proprio ruolo formativo, non tanto per pigrizia, quanto per (innata) paura di sbagliare, è forte, arriva un libro a riscattarci dalle false convinzioni.

Bambini. Perché siamo come siamo (Editrice La Scuola, pag. 9,50; pp.144) è proprio questo: un testo lineare che attua senza sforzo nella nostra forma mentis una delicata sovversione tra i convincimenti più dannosi sul mondo dell’infanzia, quelle credenze che ci portano, in primo luogo, a pensare ai più piccoli come a qualcosa di distante anni luce da noi. Un’entità “estranea” che parla linguaggi sconosciuti, indecifrabili.


Domenico Barrilà ci restituisce finalmente la chiave per decrittare questo presunto codice. E lo fa senza quei giochi di prestigio, quei colpi di scena cui le varie “tate” massmediatiche ci hanno assuefatti, ma con una semplicità sconcertante. Iniziandoci ad un cambio di prospettiva che ci rammenti che «parlare dei bambini è come parlare degli aduli». A fronte di qualche pragmatico distinguo.

L’autore, basandosi sulla Psicologia Individuale di Alfred Adler – precursore della psicologia sociale e della psicoterapia di gruppo, fu tra i primi ad applicare la psicologia al campo educativo, dando importanza alla dimensione della prevenzione –, sottolinea come noi “grandi”, in sostanza, «siamo solo attori più collaudati dei bambini».

Con questa premessa, dunque, sforzarsi di metterci nei loro panni, oltre ad essere consequenzialmente doveroso, risulta anche “naturale”, nell’ottica di una partita empatica di grande impatto. La cui ricaduta ci investe appieno, riuscendo a spiegarci, appunto, Perché siamo come siamo nel leggere lo sguardo del bambino che eravamo.

Grazie a Bambini si capisce che è la visione prospettica a giocare un ruolo cruciale nell’assetto educativo (sia esso genitoriale, scolastico, pedagogico…) ricordandoci provvidenzialmente che «il proliferare del disagio nell’universo dei minori è frequentemente legato, come accade per molti incidenti automobilistici, ai colpi di sonno, alle distrazioni».

Gli obiettivi primari dei piccoli coincidono con i nostri: considerazione e sicurezza; il modo in cui ottenerli fa la differenza. Barrilà, con le pagine del suo ultimo saggio, insegna a limare quel senso di inadeguatezza che sembra essere la bussola portante dei bambini, sottolineando come l’educatore debba contrastarne gli espedienti antisociali con amore, connettendosi al minore evitando tecniche elusive e scappatoie.

Se è vero che l’età evolutiva è come «una di quelle giornate di primavera in cui non sai mai come vestirti», Bambini insegna che l’unica arma in dotazione dinnanzi ai più piccoli è una cauta delicatezza. Quindi: non sentirci mai troppo sicuri delle conclusioni, mantenerci lontani dalle ricette “cotte e mangiate” (vincendo il nostro istinto autocratico-conservatore) ed affidarci, invece, ad un giusto Metodo.

Il procedimento dell’Autore, ancora una volta, è cristallino. Sprona ad occuparsi dei singoli individui nella propria peculiarità, e non di generici gruppi, con un occhio sempre puntato sullo sfondo. Le relazioni sociali, infatti, sono veri e propri «reagenti chimici»: dato concreto (forse anche il più pregnante) a partire dal quale elaborare un esame diagnostico.

Tuttavia, Barrilà consiglia di tener conto della cosiddetta “logica privata” di stampo adleriano, ossia quella modalità di lettura del reale del tutto soggettiva, basata su impressioni congetturali dinnanzi agli eventi della vita. Un fatto che, di per sé, può spiazzare, ma che, se riletto con attenzione, fa capire come ciò permetta agli esseri umani di non sussistere come mere “fotocopie identitarie”.  E di come sia sostanzialmente giusto che il bambino costruisca le proprie personalissime opinioni sulle persone e sulle cose.

Il tema della correzione, affrontato in Bambini tramite il sussidio di esempi concreti, con questo nuovo bagaglio di conoscenze non potrà più avvenire “a casaccio”, ma sarà teso alla costruzione di contromisure intelligenti in grado di portare a “svantaggi mirati” per il minore in difficoltà.

Con questo volume rivoluzionario, Barrilà addestra ad osservare dalla giusta distanza, istituendo con i più piccoli una comunicazione vera, senza filtri, poiché essi non scindono il livello educativo dagli altri ambiti del quotidiano, ed ogni nostro gesto è ai loro occhi formativo. Così come ogni loro attività, dal gioco, allo studio, ai sogni – che l’autore definisce poeticamente «una galleria del vento in cui si mette a punto l’aerodinamica della propria vita interiore» –, è un indizio a tinte forti su quel mondo interiore che formerà la personalità degli uomini di domani.

«Nell’affascinante testa di un bambino sopravvivono antichi letti di fiumi prosciugati capaci di catturare tutta l’acqua piovana che scende dal cielo, incanalandola nei loro percorsi obbligati»

Domenico Barrilà, Bambini. Perché siamo come siamo

 

Domenico Barrilà. Psicoterapeuta e analista adleriano, svolge attività clinica da circa trent’anni. In passato è stato didatta propedeutico della Società Italiana di Psicologia Individuale e docente presso la Scuola di Psicoterapia dell’Istituto Adler di Milano. Molto impegnato nel campo della prevenzione, collabora con alcune testate  ed è autore di volumi ristampati e tradotti. Tra i più recenti La mente e il cuore. Come nasce lo stile di vita (Guerini  & Associati), Punti di vista con delitto. Quando le relazioni diventano sopraffazione (San Paolo), Voler Bene (Mondadori), I legami che aiutano a vivere (Feltrinelli-Ipogeo), C’è una logica nei bambini (Editrice La Scuola). È autore e direttore della prima collana illustrata di psicologia ad uso di bambini «Crescere senza effetti collaterali» (Carthusia).

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