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E’ reato penale scrivere sms contenenti ingiurie e parolacce

avv. Eugenio Gargiulo
avv. Eugenio Gargiulo

“Verba volant , scripta manent”. Un vecchio adagio latino torna attuale per via degli sms, gli “short message script” inviati tramite il cellulare e che, spesso, si fanno testimoni di screzi tra ex amici o partners. I soli 160 caratteri a disposizione impongono un uso della lingua dozzinale e, a tratti, volgare. Ma guai ad usare parolacce e offese: pena l’avvio di un procedimento penale.


A dirlo è una sentenza recentissima della Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla validità delle comunicazioni del nuovo millennio. “Sei una tro…” aveva detto all’ex fidanzata. Quanto basta per far scattare l’ingiuria. Quanto alla prova, fondamentali, a riguardo, sono state le dichiarazioni della persona offesa.

In verità, la Cassazione ha redatto una sorta di manuale delle parolacce che possono essere considerate ingiuria e di quelle che invece non lo sono. Ma non vi è dubbio che, quando la parola abbia un chiaro tono dispregiativo, al solo scopo di offendere il destinatario, essa fa scattare il reato e la conseguente condanna per aver offeso la dignità della vittima. ( in tal senso Cass. sent. n. 16382/14 del 15.04.14).

Per poter procedere alla punizione del colpevole, peraltro, non è necessario che quest’ultimo abbia la reale e specifica intenzione di ledere l’onore del destinatario dell’sms. Basta, infatti, la sua consapevolezza dell’aver fatto uso di espressioni o parole socialmente interpretabili come offensive. Insomma, in soldoni, lo scopo del reo deve essere quello di utilizzare la parolaccia con il significato tipico dell’offesa e non con altri significati.

E in effetti, nel dire “Sei una tr…”, non c’è spazio per interpretazioni differenti…!!!

Foggia, 16 aprile 2014                                                Avv. Eugenio Gargiulo

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