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Tfr Il lavoratore subordinato può chiedere l’accertamento dei versamenti durante il rapporto di lavoro

avvocato Eugenio GargiuloIl dipendente ancora in servizio che sospetti il mancato “accantonamento”, da parte del proprio datore di lavoro, delle quote annuali di TFR può agire davanti al giudice perché accerti il rispetto di tale obbligo: e ciò nonostante il fatto che tali porzioni di trattamento, a carico dell’azienda, non siano ancora esigibili (lo saranno, infatti, solo al termine del rapporto di lavoro).

Lo ha detto, in riferimento a un rapporto di pubblico impiego, la Cassazione con una sentenza recentemente pubblicata . (Cass. sent. n. 8009/14 del 4.04.2014.)


L’importante principio stabilito dalla Suprema Corte finisce per attribuire al dipendente un’arma in più a tutela della propria “buonuscita”, onde controllare che il datore rispetti gli obblighi di legge e scongiurare brutte sorprese dell’ultimo minuto, all’atto cioè della cessazione del rapporto.

Infatti – dice la Cassazione – è vero che, in apparenza, il dipendente ancora in servizio non può vantare alcun diritto a pretendere le quote di TFR durante il rapporto di lavoro (salvo i casi speciali di anticipo), in quanto egli ne potrebbe pretendere il versamento solo allo scioglimento del contratto di lavoro; ma è anche vero che il lavoratore ha un “interesse concreto e attuale” a che il datore rispetti gli obblighi di legge. Pertanto egli può proporre una causa e chiedere al giudice che accerti l’accantonamento, da parte del datore, delle quote annuali.

Per usare una terminologia tecnica, il dipendente non può chiedere –ovviamente – una sentenza di condanna (sarebbe troppo presto), ma può comunque chiedere una sentenza di mero “accertamento” degli obblighi da parte dell’azienda!

Foggia, 7 aprile 2014                                                  Avv. Eugenio Gargiulo

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