
“Ho intrapreso questo percorso cinque anni fa, raccontando la ’ndrangheta tradizionale. Da quel momento mi sono reso conto che, con la virtualizzazione della piazza sociale, anche le mafie avevano cominciato a utilizzare la Rete. Così ho provato ad indagare questo fenomeno. Ho trascorso molto tempo su Facebook, creando profili falsi. Ho cercato di introdurmi in determinati gruppi sui social network per capire i canali e le logiche con cui si muove la criminalità in Rete”.
Le mafie italiane, tutte da Cosa Nostra passando per le ‘ndrine calabresi, la camorra, la Scu ed altre organizzazioni regionali comunicano agevolmente su Facebook, Google Plus, Skype, WhatsApp, Telegram. Telegram potrebbe essere poi una nuova frontiera della comunicazione infatti ci sono persino le chat segrete che si autodistruggono non lasciando tracce sui server. La comunicazione rapida dei Voip parrebbe sia impossibile da intercettare dunque sarebbe un ottimo modo per comunicare.
Che la rete usata in modo non consono negli anni abbia facilitato lo spaccio è un dato di fatto, FB pare sia utilizzato per intessere lo spaccio di coca creando un rapporto diretto e facile tra consumatore e pusher.
Utilizzo importante sarebbe anche quello di TOR software capace di svoltare e nascondere gli IP.