Salute

Allarme tumori nel sassarese, ma non solo…

Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri fra i più alti d’Italia nei risultati del rapporto S.E.N.T.I.E.R.I marzo-aprile 2014 (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento)

La contemporanea presenza di impianti termoelettrici, chimici, petrolchimici, di raffinazione, discariche (legali ed abusive) ha esposto uomini e donne ad un ambiente contaminato da diversi tipi di agenti inquinanti: causa di rischio nell’insorgenza di alcuni tipi di tumori.

I ricercatori che hanno steso il rapporto hanno registrato un numero di casi molto alto in entrambe i sessi  per tumori all’esofago, fegato, colecisti e vie biliari, pancreas, polmone, vescica e tumori linfoematopoietici totali. Gli uomini sono colpiti più di frequente da tumori della laringe, dei tessuti molli anche sarcoma, prostata, testicolo, rene, linfomi non-Hodgkin e leucemia linfatica cronica. Nelle donne si regista un numero di casi in eccesso per tumori alla mammella, dell’encefalo, il linfoma di Hodgkin, il mieloma e la leucemia linfatica cronica.

La situazione è molto grave perché nei cittadini non è percepito il pericolo che si corre anche nel solo svolgere le semplici attività quotidiane.

I livelli di particolato PM10 e PM2,5, indicatori dell’inquinamento dell’aria, sono correlati con diverse patologie, ma lasciano indifferenti, e non sono rilevati: probabilmente anche a causa dei venti che disperdono subito le polveri. Visti i dati dei tumori, gli effetti dannosi sulle persone si manifestano comunque e pesantemente.


Gli allarmi che in questi anni sono stati diffusi, hanno incontrato il muro di gomma di un opinione pubblica dominata dalla sudditanza nei confronti delle multinazionali che, con la minaccia di licenziamenti, hanno sopito le proteste di lavoratori e cittadini. Il risultato è che le multinazionali hanno comunque chiuso diversi stabilimenti e l’ambiente risulta fortemente compromesso.

Le aziende che hanno operato nel territorio senza considerare le esternalità negative delle loro produzioni sono tante. Adesso, per esempio, il costo e le conseguenze di un ambiente inquinato lo pagano i nostri padri, le nostre madri, i nostri amici che patiscono fra sofferenze atroci e  morti premature. I costi di quelle degenze sono un peso sul SSN che sarebbe da addebitare a quelle aziende e non alla collettività. I costi delle bonifiche sono quasi sempre a carico dello stato, quindi nostro. Questo è il frutto di un modello di industria che non ha considerato tutte le conseguenze negative dei propri processi produttivi.

Siamo sicuri che le esperienze produttive che si avviano in questo periodo siano veramente verdi? O anche i nostri figli, domani, dovranno farsi carico di riparare ai danni delle scelte sbagliate fatte da noi oggi? Peraltro vi sono vaste aree della Sardegna che sono ancora prive di dati esaustivi, studi accurati e di riscontri scientifici dai quali avere delle risultanze certe e attendibili in fatto di inquinamento come ad esempio l’area di Ottana, Macchiareddu (fra Assemini e Capoterra), Sarroch, Teulada, il Sulcis e l’Iglesiente, per non parlare di Furtei dove esiste una vera “bomba ecologica” che rischia di scoppiare devastando tutto il campidano meridionale.

Per questo chiediamo al Presidente Pigliaru di attivarsi, senza indugio, per far predisporre da organismi “super partes” delle serie indagini epidemiologiche, per le popolazioni coinvolte residenti nei territori sopra indicati nella convinzione che alcuna strategia politica di rilancio della nostra economia potrà prescindere dalla verifica della salubrità degli ambienti e dello stato di salute di ogni forma i vita che “un certo tipo di sviluppo” ha in buona parte compromesso e pregiudicato.

 

Giovanni Battista Careddu, componente dell’Esecutivo regionale dei Verdi, con delega per lo sviluppo sostenibile.

 

Gianna Cabiddu e Roberto Copparoni cooportavoce regionali dei Verdi della Sardegna

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