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Islam e alimentazione In Gran Bretagna carne Halal in 185 fast food inglesi della catena Subway

download (4)Halal shop. In Gran Bretagna, 185 ristoranti della catena di fast food Subway hanno eliminato dal menù il prosciutto e il bacon, sostituendoli con carne di tacchino. D’ora in poi questi negozi serviranno solamente carne certificata Halal è una parola araba che significa “lecito”. In Occidente si riferisce principalmente al cibo preparato in modo accettabile per la legge islamica. In arabo la parola intende tutto ciò che è permesso secondo l’Islam, in contrasto a ciò che è harām, proibito. Il concetto include dunque il comportamento, il modo di parlare, l’abbigliamento, la condotta e le norme in materia di alimentazione. I musulmani di differenti regioni e appartenenti a diverse comunità islamiche non sono unanimemente concordi su ciò che va considerato “halāl”. Dalle autorità religiose islamiche, cioè rispettosa dei principi e delle regole della religione musulmana. Durante la macellazione gli animali devono dissanguare completamente senza essere stati preventivamente storditi. Subway spiega che i ristoranti esclusivamente Halal tengono conto della distribuzione demografica della popolazione nelle varie zone e della domanda dei consumatori. Per quanto riguarda il metodo di macellazione, la compagnia afferma che, pur essendo la carne certificata dalle autorità religiose islamiche, tutti i fornitori si attengono alla normativa dell’Unione europea sul benessere degli animali e, come minimo, viene richiesto lo stordimento degli animali prima della macellazione. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” questa notizia ripropone la spinosa questione del controlla della macellazione islamica in Italia. Non esiste una normativa certa, oltre ad un’autorizzazione generica che si appoggia su quella simile che la comunità ebraica ottenne molti anni orsono, e quindi qualunque immigrato proveniente da un paese musulmano può aprire una macelleria e qualificarla come islamica, presentando, quando li presenta, dubbi attestati, magari risalenti a mesi o anni prima, che certificherebbero il rispetto delle norme islamiche nella macellazione degli animali all’origine dei prodotti in vendita. Pertanto sarebbe necessario che l’Italia stabilisse una protocollo per potersi fregiare del marchio “Halal” con adeguati strumenti di verifica e di repressione delle frodi.

Lecce, 15 maggio 2014                                                                                                                                                                                            

                                                                                                                                                                Giovanni D’AGATA          


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