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Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Cairo M. Testimonianza di Angelo Ghiso

 Angelo Ghiso
Angelo Ghiso

Con lo stesso spirito di staffetta partigiana, sempre pronto a fornire dati e informazioni ai partigiani operanti nelle varie località in merito ai movimenti delle truppe d’occupazione tedesche e repubblichine, in Val Bormida, mi permetto di esprimere la mia sorpresa per il fatto che a Cairo M. l’amministrazione di sinistra abbia privato la nostra gloriosa Associazione Partigiana della propria sede di Corso Italia, affermando di non poter disporre di 3.900 euro all’anno per il pagamento dell’affitto di tre associazioni locali all’ARTE, proprietaria dello stabile.

E pensare che questa Amministrazione l’avevo vista bene, con entusiasmo che ora è sfumato a causa del trattamento avuto nei riguardi della Sede ANPI di Corso Italia, ed altro… (vedo molta arroganza).
L’ANPI di Cairo è nata nel mese di giugno del 1944, fondata dalla resistenza in lotta. Personalmente sono più di 60 anni che milito nell’ANPI preso la sezione di Cairo Montenotte, come iscritto e come attivista, pertanto credo di avere il diritto e il dovere di esprimere democraticamente il mio pensiero.
Credo che la sede dell’ANPI a Cairo M. sia sempre stata in corso Italia, prima al civico 37 e successivamente al civico 41. È sempre stata un’associazione combattiva per i diritti della libertà per la quale è nata. Dal 25 aprile 1945 ad oggi, si sono avvicendati alcuni presidenti e segretari partigiani presso la sede di Cairo: il comandante partigiano Lidio Milanese (Ianovi) che arrivò con il suo gruppo a liberare Cairo, a fianco della partigiana Mariuccia Fava (Aste), fu il primo presidente.
Altro presidente ANPI fu il comandante partigiano Bruno Viano (Bomba), mancato da poco tempo, il partigiano Augusto Dini (Marte) fu segretario, egli introdusse nell’ANPI di Cairo il comandante degli Autonomi Mario Ferraro (Sbaranzo). Quest’ultimo venne poi eletto dal Direttivo come Consigliere nazionale dell’ANPI. Era una persona valida, aveva una bella oratoria, ha parlato moltissime volte alle celebrazioni del 25 aprile a Cairo M.
Negli ultimi anni della sua vita, assieme abbiamo collaborato per l’attività dell’Associazione Partigiani di Cairo; poiché anziano e con problemi di salute andavo a prenderlo con la macchina a Carcare dove abitava, per portarlo a Cairo in occasioni delle celebrazioni e poi riaccompagnarlo a casa. Era solito dire: “Sono orgoglioso di aver fatto il partigiano.” Un brutto giorno mancò e ne fui molto addolorato.
Isidoro Molinaro, presidente onorario dell’ANPI di Cairo, uscito poi dall’Associazione per il fatto del Biondino, un personaggio molto discusso…
Successivamente fu presidente il partigiano Piero Alisei (Lupo) il quale dedicava molto del suo tempo all’ANPI. Durante la sua presidenza prese la decisione con il mio accordo di collocare una lapide per il comandante partigiano Matteo Abindi detto il Biondino, nel luogo dove lo stesso era stato fucilato dai repubblichini, ai piedi della salita che porta alla località Ciapasqua, vicino ai giardini pubblici comunali.
Per questa decisione presa come Presidente ANPI e con l’avvallo dell’Amministrazione Comunale, la segreteria aveva chiesto le sue dimissioni. In una riunione della segreteria Alisei aveva detto.”Va bene, mi dimetto” a questo punto intervenne Mario Ferraro affermando: “Tu Alisei rimani presidente, ma t’impegni, per il futuro, in qualunque altra decisione a consultare prima la segreteria.” Accettammo tutti così rimase ancora per molti anni presidente dell’ANPI di Cairo.
Menomale perché fu il solo a frequentare assiduamente la sezione; mi telefonava spesso perché mi recassi in sezione per poter parlare della resistenza e dell’Associazione. Ultimamente, poiché non stava bene, mi chiedeva spesso di occuparmi della gestione della sede dell’ANPI. Accettai e mi impegnai di seguire la sezione, particolarmente dopo la sua dipartita.
La notizia della sua morte l’ebbi al cellulare, un giorno in cui mi trovavo con il partigiano Filippo Bonifacino, accompagnatori in una gita di istruzione per i ragazzi delle Scuole Medie di Cairo, con i loro insegnanti. Eravamo in visita alla lapide partigiana della Brigata Savona alla Moglia dei Rossi.
Ci rimasi male, tanto che l’insegnante Cascio, che mi era vicino, mi chiese il motivo della mia tristezza così improvvisa e palese. Risposi che era morto Alisei, per me era come un fratello maggiore. Nella Resistenza lo conobbi poco perché lui operava soprattutto a Piana Crixia, suo paese natio, sulle Langhe di Cagna, nel Sassellese, dove incontrò il prete che era a capo di un distaccamento partigiano, don Virgilio Icardi “Italicus”, parroco di Squaneto, caduto il 2 dicembre 1944 in circostanze misteriose.
Alisei lo incontrai nel PCI, nel sindacato e successivamente nell’ANPI di Cairo; era un uomo splendido, onesto e lavoratore. Dopo la sua scomparsa giornalmente ero presente in Sezione, ma con una tristezza che non mi permetteva di lavorare sereno. Un giorno mentre ero all’ANPI, vennero due ragazzi, studenti universitari, a cercare notizie sulla Resistenza, per un esame che dovevano preparare.
Mi adoperai per poterli aiutare, sia raccontando quanto sapevo, sia fornendo materiale che avevamo in Sezione. Prima che andassero via chiesi loro se volessero frequentare la Sezione, mi risposero di sì. Uno dei due, che era di Millesimo, non lo vidi più, l’altro che abitava a San Giuseppe di Cairo, un bel giorno si presentò. Era Gianpaolo Deluca, frequentò un po’ la Sezione e nel giro di pochi mesi il Direttivo lo elesse presidente dell’ANPI di Cairo M.
Fu il presidente più giovane a livello provinciale, molto valido, portò all’ANPI un gruppo di suoi amici, che poi, per motivi di lavoro lasciarono l’ANPI. Dopo qualche anno Deluca ci comunicò che si sarebbe trasferito a Pisa per ragioni di lavoro e che pertanto doveva lasciare l’incarico di Presidente. Mi spiacque moltissimo e gli dissi: “Così il posto di presidente dell’ANPI rimane di nuovo vuoto.”
Quel giorno parlammo molto ed egli mi disse: “Perché non lo fai tu?” “Perché non me la sento” gli risposi. Egli aggiunse: “Tu sei stato nella Resistenza quindi hai tutte le carte in regola per fare il presidente dell’ANPI” “Sono felice di essere iscritto e di fare attività ma preferisco non svolgere il ruolo di presidente.” La discussione finì lì, ma quel giorno andai a casa malinconico.
Mentre Gianpaolo copriva ancora per poco tempo la carica di Presidente, un giorno mi recai alla Scuola media di Cairo per parlare ai ragazzi della Resistenza e lì conobbi una professoressa di nome Irma Dematteis. Con lei aprii un dialogo sulla Resistenza che durò per alcuni mesi, poi le chiesi se si voleva iscrivere all’ANPI, mi rispose di sì e incominciò a frequentare la Sezione. Successivamente le chiedemmo se voleva ricoprire la carica di Presidente, rispose che ci avrebbe pensato e che ci avrebbe dato una risposta.
La risposta fu positiva e così il Direttivo la elesse Presidente dell’ANPI di Cairo e l’Associazione ebbe di nuovo un Presidente, questa volta una donna, la prima nella storia dell’ANPI di Cairo M.
Ero riuscito a mettere in cantiere un altro primato, prima Gianpaolo poi Irma: con loro l’ANPI di Cairo riprese l’attività di prima. Ringrazio ancora di cuore Irma per quello che ha fatto per l’ANPI di Cairo, ma la mancanza di Gianpaolo Deluca azzoppò l’Associazione?
Ultimamente i fatti che hanno riguardato l’ANPI di Cairo hanno particolarmente fatto dispiacere ad una persona come me che ha vissuto dal dopoguerra ad oggi tutta la storia dell’Associazione. Nel 2013, l’Amministrazione comunale, tramite i propri uffici, ci fece sapere che dal 31 dicembre di quell’anno non intendeva più pagare l’affitto della Sezione a causa di difficoltà finanziarie. Avrebbe dovuto pagare 3.900 euro all’anno per due locali di medie dimensioni ed uno piccolo, più il servizio igienico e un ripostiglio: un appartamentino.
Tutte e due le stanze erano inizialmente sede dell’ANPI, poi alcuni anni or sono un locale ci venne richiesto dall’ANMI (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) e glielo cedemmo con l’accordo dell’Amm.ne comunale. Nel vano piccolo c’era una scrivania per l’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro) che era presente quasi tutti i giovedì. Dopo la notizia avuta dagli uffici comunali si pose il problema di individuare un’altra sede.
In un primo tempo l’Amm.ne comunale ci offerse un locale al primo piano della torre di Porta Soprana che ha una scala ripida e stretta. La posizione di quel locale è difficoltosa per le persone anziane e l’ANPI è frequentata soprattutto da anziani. Mi auguro che entri presto una nuova generazione. Personalmente avrei comunque accettato tale sistemazione perché il locale al suo interno è adeguato, ma gli altri componenti del Direttivo non erano d’accordo.
Un giorno mi recai in Municipio con un altro componente del Direttivo per parlare della nostra Sezione con il sindaco; lo incontrammo davanti al suo ufficio e gli chiedemmo se ci poteva ricevere. Lui acconsentì e poi ci disse: “Siccome il locale al primo piano di Porta Soprana lo ritenete poco accessibile, non so ancora dove individuare un’altra sistemazione.” Gli proponemmo il locale lasciato libero dall’Agenzia delle entrate, al piano terra di Porta Soprana. Il sindaco ci rispose che poteva andar bene, si sarebbe informato e ci avrebbe dato una risposta.
Dopo un po’ di tempo l’Assessore all’industria e ambiente ci comunicò che quel locale l’Amm.ne com.le era intenzionata ad aprire un Ufficio turistico. Questo fatto era plausibile; ci fu poi offerta una sede periferica nell’Oltre Bormida, nei pressi della caserma dei Carabinieri, in viale Vittorio Veneto, la strada del cimitero, nei locali lasciati liberi dalla SIAE. Siamo poi stati contattati dallo stesso Assessore per andare a vedere i locali suddetti con la Presidente dell’ANPI.
In quella occasione abbiamo saputo che i locali dove era la SIAE erano stati dati allo Sci Club che occupava una stanzetta a sinistra dei locali; all’ANPI sarebbe stata assegnata quella stanzetta. L’Assessore, rivolto ad un referente dello Sci Club disse: “Voi passerete di là, nei locali dove c’era la SIAE e qui ci vengono loro dell’ANPI. Loro si riuniscono una volta ogni tanto alla sera, mentre voi dello Sci Club ci siete tutti i giorni dell’anno.” Il rappresentante dell’Ass.ne sportiva rispose: “Noi ci siamo due ore al giorno per circa sei mesi all’anno.”
L’Assessore aggiunse: “Comunque sia di là starete più comodi”. La Presidente accettò il locale valutandolo idoneo, a me invece è dispiaciuto molto vedere come l’ANPI sia stata scarsamente considerata, tanto più che l’Assessore è un nostro iscritto.
Durante la successiva riunione allargata, in Municipio del 18.11.2013, del Direttivo dell’ANPI, il discorso ritornò sulla ex sede dell’Agenzia delle entrate e l’Assessore all’industria e ambiente comunicò che in tale locale probabilmente si sarebbe fatto il deposito dei sacchetti della spazzatura, per la raccolta differenziata, ma tuttora il locale è chiuso e non utilizzato.
Rimasi deluso che questa Amministrazione di sinistra consideri la spazzatura più importante di una prestigiosa associazione quale l’ANPI. I presenti a quella riunione erano circa 35 persone, ma (lo dico senza offesa per nessuno) il solo ad aver vissuto tutta la Resistenza ero io.
Successivamente ho fatto presente all’Assessore che il locale offerto in viale Vittorio Veneto, non era sufficiente ad ospitare la nostra Associazione ed infatti abbiamo potuto verificare che parte del nostro materiale (come ad esempio coppe, altoparlanti e molti quadri) lo abbiamo dovuto depositare nei magazzini del Comune per mancanza di spazio nella nuova sede.
In uno di questi quadri si ricorda il patrocinio dell’ANPI per l’apertura delle Dialisi nell’Ospedale San Giuseppe di Cairo M. quando era presidente della 6° USL delle Bormide il sig. Adriano Goso. Su quel quadro ci sono elencati tutti i contributi offerti dalle associazioni e dai cittadini per la realizzazione di tale servizio che consideriamo di proprietà della cittadinanza cairese e non dell’ASL 2 Savonese.
Le riunioni preparatorie per quell’iniziativa avvenivano nei locali dell’ANPI di Cairo. Il presidente del comitato per l’Apertura della Dialisi era il partigiano Gianfranco Sangalli (Diego), il suo vice era don Sandro Rossi, allora parroco di Cairo, il segretario del comitato era il partigiano Augusto Dini (Marte).
Il trasferimento nel nuovo ed inadeguato locale di Oltre Bormida è stato comunque approvato dalla maggioranza dei presenti alla riunione di fine novembre, compresa la Presidente, ad eccezione di quattro o cinque presenti che hanno sostenuto la mia tesi. In quella riunione soggiunsi che “tutto questo offende l’ANPI”, allora la Presidente intervenne e concluse: “Non è vero che tutto questo offende l’ANPI…”
Successivamente aggiunse: “Nella nuova sede non ci starà tutto quello che c’è nelle stanze di corso Italia mail locale è idoneo per svolgere l’attività della nostra Associazione.”
A questo punto presi pertanto la decisione di dimettermi dal Direttivo dell’ANPI e successivamente di uscire dalla prestigiosa Associazione. Una decisione sofferta ma penso che si possano comprendere le ragioni della mia scelta, come uomo della Resistenza non posso accettare queste tre offese:
la prima con il locale di corso Italia che l’Amm.ne com.le non poteva pagare 3.900 euro all’anno per difficoltà finanziarie;
la seconda il locale lasciato libero dall’Agenzia delle entrate che diventerebbe deposito per i sacchetti della spazzatura;
la terza i locali dell’Oltre Bormida lasciati liberi dalla SIAE offerto allo Sci Club e la scarsa considerazione nei confronti dell’ANPI che rappresenta i ragazzi della Resistenza i quali hanno sofferto la fame, il freddo, hanno perso il sonno, le feroci torture nei campi di sterminio per regalarci la cosa più bella della vita: la libertà.

Non cerco firme per chi è d’accordo oppure no per il localino dell’ANPI che ci ha offerto l’Amm.ne Com.le nell’Oltre Bormida, lascio che gli associati decidano come meglio credono: questo ho imparato dalla Resistenza. Concludo dicendo: se fosse ancora vivo e nella carica di sindaco Osvaldo Chebello la nostra sede dell’ANPI sarebbe ancora in corso Italia al civico 41.
L’ex partigiano ed ex presidente dell’ANPI di Cairo M. Piero Alisei si rivolterà nella tomba per come è stata trattata la sua seconda casa, la sede dell’ANPI di corso Italia presso la quale ha dedicato gran parte della sua vita.
Signor Sindaco, hai ripreso e rimproverato la minoranza in consiglio comunale perché ha protestato riguardo la sede degli Alpini nell’ex stazione FFSS di Cairo, accusandoli di calpestare la storia, ma qui si calpesta la storia della Resistenza, una storia unica di combattenti e cittadini che al fianco degli Alleati, per la prima volta nella storia d’Italia, ha dato giustizia, libertà e dignità al nostro Paese!
Ho letto su La Stampa dell’1.4.1014 un articolo che trascrivo integralmente: La Giunta di Cairo s’impegna per cani e gatti. La Giunta ha approvato lo stanziamento di 5.000 euro quale spesa per il 2014 a favore della Lega nazionale per la Difesa del Cane per le attività di gestione del mantenimento, cure ed interventi di sterilizzazione. Approvata anche l’erogazione di 3.500 euro a favore della LIDA per il controllo demografico delle colonie feline e per il soccorso ed assistenza dei gatti di colonie feline.
L’Amm.ne com.le di Cairo decide di non rinnovare il contratto d’affitto all’ARTE per le sedi ANPI, ANMI, ANMIL, per problemi finanziari… vedo invece che per cani e gatti i soldi ci sono, nonostante le difficoltà finanziarie…
Non sono contro gli animali, anzi li ho sempre rispettati, ma vedo che si sono stanziati 8.500 euro per cani e gatti e non hanno trovato 3.900 euro per la sede ANPI di Cairo M.
Come staffetta partigiana saluto e ringrazio le ragazze e i ragazzi delle scuole che il 25 aprile si sono avvicendati al microfono per festeggiare il 69° anniversario della Liberazione. Voi giovani siate quelli che porteranno gli ideali della Resistenza avanti verso il futuro!
Sono contento che persone nuove siano entrate nel Direttivo perché l’ANPI rappresenta la Libertà e questo è sempre un arricchimento: auguro buon lavoro e buona continuazione a tutti.
Per concludere questa mia testimonianza mi sovviene alla mente il pensiero dell’ex comandante partigiano degli Autonomi delle Langhe, il Fazzoletto Azzurro Gildo Milano che già anni fa, sollecitato a fornire un articolo commemorativo sul 25 aprile così rispondeva al direttore della Rivista:
“Gli anni passano, i ricordi si affievoliscono, cadono ancora una volta, il 25 aprile, sempre più debole, trascurato, freddo. Tuttavia discorsi e commemorazioni se ne faranno mentre il significato di quella data si perde sempre di più nel tempo, mentre coloro che l’hanno vissuto sono sempre meno e coloro che non ne sanno o non ne vogliono sapere nulla, sono sempre di più. Io non farò un articolo commemorativo, altri ne faranno, altri che lo sanno fare meglio di me.”
Grazie, da Angelo Ghiso.
Cairo Montenotte, 16.6.2014

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