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Pubblicità postale: ogni mese 96mila tonnellate nelle nostre buche delle lettere

download (7)In Italia complessivamente nella cassetta postale vengono “imbucate” decine di migliaia di tonnellate di carta al mese, pari a 16 kilogrammi di carta pro capite all’anno. Questo peso è aumentato del 35% in dieci anni.

L’invasione è strisciante, insidiosa, tutti i giorni. Ogni giorno, gli italiani ricevono nelle loro cassette postali a volte parecchi chili al mese. L’associazione “Sportello dei Diritti” si mobilita contro un fenomeno che rappresenta 8mila tonnellate di carta in un solo mese. Si chiede a chi di competenza di contrastare più efficacemente contro quella che viene considerata una “cattiva gestione economica e ambientale.” Si va da una distribuzione di massa delle offerte speciali dei supermercati e i menù delle pizzerie d’asporto, agli accessori per esterno, biancheria da letto, artigianato. Poi le brochure delle agenzie immobiliari e i fogli che pubblicizzano l’apertura di nuovi negozi. Senza contare i «santini», quando si avvicinano le elezioni.Il peso totale di annunci che ci ritroviamo ogni giorno nella casella della posta ogni mese è aumentato del 35% in dieci anni e rappresenta il 1,3 chilogrammi circa al mese per famiglia.


Numeri sconcertanti quindi, rappresentati dalla pubblicità ricevuta dagli italiani, una cifra astronomica valutata dall’associazione in 2,5 miliardi di volantini al mese per un peso di 96mila tonnellate annue.Inoltre impressionante il disastro ambientale perché alcuni documenti non possono essere riciclati. Si tratta di una forma di inquinamento che ha un costo elevato per i consumatori. Questa somma è molto importante anche per il costo che ricade in definitiva sulle spalle del consumatore pari a 200 euro all’anno per una famiglia composta da quattro persone. E questo senza contare il fatto che la carta deve essere riciclata a scapito di chi la riceve e quindi la deve cestinare. Inoltre da una prima indagine, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sembra proprio che questo tipo di pubblicità non sia soggetta a nessuna tassazione o contributo per il suo smaltimento, né di imposta sulla pubblicità; significa che tutta questa pubblicità la paghiamo noi consumatori! Non solo quando acquistiamo i prodotti il cui prezzo ne tiene conto, ma anche quando paghiamo lo smaltimento dei rifiuti. Secondo l’archivio ufficiale delle Camere di commercio italiane, sono 5.123 le società che in Italia si occupano anche di distribuzione di materiale pubblicitario porta a porta. Difficile, invece, arrivare a una stima di quante persone facciano questo lavoro. La agenzie di solito assumono gli addetti per qualche settimana o al massimo tre mesi. La paga? Dai 15 ai 30 euro al giorno, per 4-8 ore di distribuzione. A volte la retribuzione è di circa 5 euro l’ora, ma vi sono imprese che pagano in base al numero di volantini distribuiti: pochi centesimi a brochure. Molti sono gli immigrati al servizio di queste società che fa ipotizzare ad uno spaventoso fenomeno di sfruttamento, legato a forme di caporalato simili a quelle già diffuse nell’ambito dell’edilizia e dell’agricoltura. Ricordiamo quando nella zona di Vicenza, un gruppo di imprenditori indiani e pachistani avevano messo in piedi una ventina di aziende fantasma create per evadere il fisco, e che aveva ottenuto il monopolio della consegna dei volantini. Gli imprenditori sfruttavano decine di giovani indiani, quasi tutti irregolari, pagati in nero e costretti a lavorare anche per dodici ore al giorno. I ragazzi, reclutati all’alba in alcuni punti di ritrovo, erano costantemente tenuti sotto controllo dai «caporali» con Gps che erano costretti a portare al collo.

Lecce, 24 giugno 2014                                                                                                                                                                                            

                                                                                                                                                                                            Giovanni D’AGATA

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