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Uomo in serie ovvero Homo Serialis…

img 2_526763600786122_9111402734458352074_nUn nuovo freeseller da spiaggia non solo di patafisica ma anche proto chimica…

L’uomo in serie, una non-figura poco studiata in letteratura ma necessaria per spiegare molte contese protocollari della modernità.

L’homo seriale, una patologia considerata rara perché carente di osservazioni scientifiche e di sperimentazione cognitiva, dalle caratteristiche degne di nota, diffusa soprattutto nelle grandi realtà urbane e metropolitane.

Per scrivere la mia relazione mi sono avvalso dello studio di un tipo urbano metropolitano che si autodefinisce “William Nessuno”, campionatura paradigmatica nella sua esemplarità esplicativa.


Ho avuto modo di accorgermi della sua “serialità” sottoponendogli alcuni miei testi civetta che servono appunto a far emergere le caratteristiche di tale patologia.

Leggendo le sue s-conclusioni che ho sollecitato a scrivere, ho potuto egregiamente incasellare le sue caratteristiche precipue, cito ad esempio che, pur non avendo mai sentito parlare del noto musicista fluxus Giuseppe Chiari, l’homo seriale non usa google per cercare in modo empirico su internet qualche notizia pubblica su questa figura, anzi mette in dubbio il mio testo che ne parla; si legge nel mio testo, a proposito di Fluxus:

George Maciunas (l’inventore di fluxus, Nda) organizzò tre conferenze musicali “Musica Antiqua et Nova” cui avrebbero aderito via via Ken Friedman, Ben Patterson, Charlotte Moorman, Benjamin Vautier, Giuseppe Chiari, Sylvano Bussotti, Gianni Emilio Simonetti.

 

E più avanti, sempre nel testo del libretto, più specificatamente:

Il fiorentino Giuseppe Chiari (1926-2007) ha compreso le regole concettuali che collegano il suono sperimentale al linguaggio visivo, portando la dodecafonia e la composizione antimelodica ad uno stato di grazia, sia teorica che estetica. La sua ricerca musicale inizia a crescere nel 1950 con progetti come “Studi sulla singola frequenza” e “Intervalli”.

L’uomo in serie, infatti afferma nella sua s-conclusione rivelatrice:

Di punto in bianco però, senza alcuna transizione, si inizia a parlare di un musicista italiano, Giuseppe Chiari, al quale probabilmente l’Autore vuol rendere omaggio.

Pare che il musicista abbia agito influenzato da FluXus (questa la tesi dell’Autore, che io prendo come tale in quanto, chiedo mercede, non avevo mai sentito parlare di Chiari prima).

Bastino già queste prime osservazioni a trarre le provvisorie linee paradigmatiche sulla non figura dell’homo seriale che nella sua chiusura comportamentale alimenta patologiche tendenze autodistruttive.

 

Bruno Chiarlone Debenedetti

 

 

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