Italia

Catania: 7 milioni di euro di rimborsi ai medici, consegnati oggi

foto_catania_consulcesiAlla presenza dell’OMCeO Catania, consegnati assegni fino ad oltre 100 mila euro ai camici bianchi che non hanno ricevuto il giusto compenso per gli anni di scuola post-laurea.
Restituiti oltre 38 milioni solo negli ultimi mesi.
Pronta una delle più grandi azioni collettive degli ultimi anni

Catania, 10 luglio 2014 – Dalle pendici del Vesuvio a quelle dell’Etna. Continua l’esplosiva attività di Consulcesiche, ad un mese esatto dalla consegna milionaria di Napoli, ha restituito oggi a Catania altri 7 milioni a decine di medici ex specializzandi. Una somma imponente che rappresenta il rimborso a favore dei camici bianchi ai quali non era stata riconosciuta la borsa di studio prevista da alcune direttive europee per gli anni di scuola post-laurea frequentati.

Protagonista della giornata, al fianco di Consulcesi, l’OMCeO Catania, che, attraverso il tesoriere Antonio Biondi, nel portare il saluto del presidente Massimo Buscema, ha sottolineato come “il risarcimento di oggi riconosce l’impegno di tanti medici della provincia catanese. Questa iniziativa – ha aggiunto –  non è stata solo una consegna di assegni, ma certifica anche il valore della consulenza a 360 gradi che offre Consulcesi, il cui supporto è fondamentale per la nostra attività”.  

L’iniziativa di Catania, che ha restituito assegni fino ad oltre 100 mila euro a testacompletamente esentasse, arriva dopo analoghe giornate di consegne – ormai con cadenza mensile – in diverse città italiane: Venezia, Milano, Torino, Genova, Firenze, Roma e Napoli. “Dai tribunali di tutta Italia – afferma l’avvocato di Consulcesi Marco Tortorella – continuano ad arrivare già in primo grado sentenze favorevoli ai medici e di condanna nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri competenti. Il diritto è ormai riconosciuto, i tempi sono maturi per una soluzione legislativa di carattere transattivo”. Solo Consulcesi ha consegnato 38 milioni in pochi mesi e si è vista riconoscere, ad oggi, 345 milioni di euro, con le casse dello Stato che rischiano un salasso di oltre 4 miliardi di euro.

Ed è già pronta anche la nuova maxi azione collettiva della realtà leader in Italia, e tra le principali in Europa, in ambito medico, cui aderire entro la fine di questo mese: anche i principaliOMCeO, Sindacati ed Enti hanno convenzionato tutti i propri iscritti per l’adesione alle azioni di rimborso acosti ridotti. 

 

“Continuiamo a promuovere cause collettive per tutti i medici specializzati tra il 1982 e il 2006  – spiega Edoardo Pantano, Vicepresidente di Consulcesi – ma anche a sollecitare le istituzioni per risolvere definitivamente il problema. Abbiamo ottenuto la presentazione di due Disegni di legge, che hanno trovato un supporto trasversale da tutte le forze politiche, per contemperare i legittimi diritti al rimborso dei medici con le esigenze di risparmio per le casse pubbliche; un diritto al risarcimento che, come è noto, spetta però solo a coloro che avranno precedentemente fatto ricorso. Con i sette milioni appena consegnati abbiamo superato la cifra di 38 milioni di euro restituiti in pochi mesi ai medici tutelati dalla nostra realtà, mantenendo ancora una volta una promessa fatta solo qualche settimana fa a Napoli. Ma ci sono ancora migliaia di professionisti in attesa di vedersi rimborsare ciò che è loro diritto ricevere e, per questo motivo, per qualsiasi informazione specifica mettiamo a disposizione oltre 350 consulenti che rispondono gratuitamente al numero verde 800.122.777 e sul sitowww.consulcesi.it”.

 

Soddisfatto del risultato ottenuto, tra i camici bianchi rimborsati, anche il dottor Ambrogio Curiale, medico specialista in chirurgia generale ed ortopedia: “Un doppio grazie a Consulcesi, che mi ha aiutato a chiudere positivamente il mio iter ma soprattutto per aver sollevato il problema e trovato la soluzione. E pensare che quando frequentavo la scuola di specializzazione non sapevo nemmeno di aver diritto ad una borsa di studio…”.

 

 

APPROFONDIMENTI

La vicenda risale agli inizi degli anni Ottanta, quando furono promulgate le direttive europee (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) che imponevano a tutti gli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola di specializzazione in medicina. Nonostante l’obbligo entrasse in vigore all’inizio del 1983, lo Stato italiano non ha corrisposto le borse di studio dovute ai medici immatricolatisi tra gli anni accademici 1982-1983 e 1990-1991. Più di recente si è aperto anche un secondo fronte per coloro che si sono iscritti tra il 1994 e il 2006. In quest’ultimo caso le borse di studio sono state pagate, ma non comprendevano il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive. Il mancato adempimento ha creato un enorme contenzioso di fronte ai tribunali di tutta Italia da parte dei camici bianchi ingiustamente discriminati.

Il mancato rispetto delle precise indicazioni contenute nelle direttive ha anche portato a una condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia Europea, con le sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000.

Consulcesi, oltre a essere attiva da oltre 20 anni sul fronte della difesa dei diritti dei camici bianchi e ad aver già ottenuto sentenze positive per migliaia di medici, per un totale di oltre 345 milioni di euro, ha anche coinvolto il mondo politico e istituzionale per trovare una soluzione definitiva alla questione. Lo scorso aprile, grazie al suo intervento, è stato infatti presentato un disegno di legge che prevede un rimborso forfettario per i camici bianchi che hanno frequentato le scuole di  specializzazione in medicina tra il 1994 e il 2006, mentre a luglio 2013 era stato proposto il ddl per dirimere il nodo tra lo Stato e i medici immatricolatisi tra gli a.a. 1982/1983-1990/1991. Si tratta in entrambi i casi di una soluzione valida però solo per coloro che avranno presentato domanda presso le sedi giudiziarie competenti, l’unica praticabile per garantire allo stesso tempo i legittimi interessi dei medici che non hanno ricevuto quanto loro dovuto e l’esigenza dello Stato di contenere i costi.

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