Italia

Frode sull’olio d’oliva biologico in Puglia: Assitol e Federolio plaudono ad operazioni che contribuiscono a tutelare anche l’industria e il commercio oleari e le imprese che operano correttamente

 

download (3)Roma, 24 luglio 2014 – In merito alla notizia dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza in Puglia, Assitol e Federolio – associazioni di categoria che rappresentano le circa 200 aziende del settore oleario che alimentano l’economia italiana – esprimono il loro plauso alla magistratura e agli organismi istituzionali di controllo e auspicano che la giustizia faccia il suo corso.

I controlli sulla filiera del settore oleario, che sono diretti a garantire ai consumatori certezza della qualità e sicurezza, tutelano infatti anche il commercio e l’industria, garantendo le imprese che operano correttamente da frodi e illeciti, che rappresentano un danno per l’intero settore.


Il valore di queste operazioni va assolutamente apprezzato, ma non va tuttavia strumentalizzato, come si comincia a vedere da alcune affermazioni riportate dai mezzi di informazione. Certi episodi fraudolenti nulla hanno a che vedere con l’aumento delle importazioni di oli di oliva da Paesi esteri.

L’Italia ha assoluta necessità di importare olio da alti Paesi poiché non siamo un Paese autosufficiente: il consumo interno è più elevato della produzione nazionale. Le importazioni di olio sono indispensabili e per soddisfare la domanda interna e per esportare prodotti confezionati verso i mercati esteri, consentendoci di mantenere il primato come primo Paese esportatore di olio di oliva in confezioni, che vuol dire ricchezza per tutto il Pese in termini di bilancia commerciale nazionale (oltre 1 miliardo di euro), occupazione diretta e indotto.

Se in Italia si confezionasse olio di oliva utilizzando solo materie prime italiane si arriverebbe al paradosso che i consumatori italiani si troverebbero costretti ad acquistare bottiglie di oli d’oliva confezionate all’estero. Senza dimenticare poi che in questo modo ci troveremmo a dover cancellare la voce “export” dalla bilancia commerciale italiana, che rappresenta invece una fonte importante di lavoro e ricchezza per tutto il Paese, creando un vuoto che inevitabilmente verrebbe colmato da altri Paesi, sia europei che extra-europei, che in realtà stanno già attrezzandosi per sottrarci quote di mercato.

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