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Virus Chikungunya in allarme rosso Francia Il virus tropicale che si diffonde anche in Europa. E l’Italia che fa?

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Questa estate, tutte le condizioni sono soddisfatte per la trasmissione indigena del virus Chikungunya in alcuni dipartimenti del sud della Francia. La minaccia riguarderebbe 18 dipartimenti della Francia meridionale.

Mentre il numero di casi di chikungunya importati in Francia tra maggio e novembre variava da due a sei all’anno tra il 2006 e il 2013, il ritmo è accelerato in modo significativo nel corso di quest’anno. Tra il 1 maggio e il 4 luglio 2014, infatti, aveva già riguardato 126 pazienti. Tale aumento, che è legato all’epidemia che attualmente infuria nel Centramerica, preoccupa e non poco le autorità sanitarie transalpine. Tanto che l’Istituto Nazionale per la pubblica sorveglianza sanitaria (InVS) ha pubblicato un numero del Bollettino epidemiologico settimanale, nonostante la pausa estiva. Il documento presenta la diffusione della chikungunya, i dispositivi di monitoraggio (e la dengue) in Francia ed i suoi risultati.


Si può leggere nel BEH, in tal senso: “Tutte le condizioni sono soddisfatte per la trasmissione indigena del virus Chikungunya in alcuni dipartimenti del sud della Francia: un vettore competente, Aedes albopictus, e un gran numero di viaggiatori di ritorno dai dipartimenti francesi d’America, dove infuria un’epidemia di chikungunya “. La Francia non sarebbe il primo paese a segnalare questa malattia non endemica. Da alcuni giorni, le autorità sanitarie statunitensi hanno diagnosticato il primo caso di chikungunya trasmessa a livello locale dalle zanzare, in un residente della Florida che non aveva recentemente viaggiato all’estero. E’ l’ennesima prova che questi insetti “tropicali” possono scegliere casa e riprodursi dai paesi più caldi in regioni temperate.

Secondo gli esperti, come detto, questa minaccia riguarderebbe 18 dipartimenti del sud della Francia metropolitana. Una vasta area, dunque, in cui molte persone possono svegliarsi una mattina con febbre alta, così come mal di testa, dolori muscolari e articolari, articolazioni gonfie, eruzioni cutanee. Più di 115 000 persone che vivono nelle Americhe sono state già colpite e in assenza di un trattamento specifico, non possono ricevere sollievo solo con il paracetamolo. Se i pazienti infetti arrivano in Francia e sono morsi da una zanzara tigre, la malattia può essere trasmettere anche ad altri soggetti.

Per prevenire la diffusione di chikungunya, le autorità sanitarie hanno stabilito una sorveglianza entomologica. La presenza e la diffusione di Aedes albopictus è seguita attraverso l’immissione di trappole lungo la costa mediterranea e dell’entroterra della rete autostradale. D’altra parte, qualsiasi caso sospetto dev’essere sottoposto ad un test del sangue e sarà segnalato se la malattia è confermata. Se si tratta di un caso di chikungunya indigeno, le istruzioni sono chiare: “Le misure di indagine e di controllo comprendono: ricerca attiva dei casi nella famiglia del paziente (residenza e luoghi visitati durante la fase virulenta – oltrechè la presenza del virus nel sangue, ndr); raccomandazioni fatte ai pazienti più esposti per proteggersi contro le punture di zanzara, un incentivo per gli operatori sanitari per individuare i casi sospetti, misure di controllo vettoriale in 150 metri di perimetro attorno alla residenza dove è avvenuto il contagio, la distruzione dei siti di riproduzione e di trattamenti a base di pesticidi mirati, l’informazione del pubblico sulle misure di protezione personale e la riduzione dei siti di riproduzione.

La segnalazione di un numero elevato di casi nella vicina Francia, la cui costa meridionale in questa stagione ha un clima assai simile a quello di tante zone d’Italia, specie quelle costiere, per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, dovrebbe preoccupare le autorità sanitarie italiane altrettanto quanto sta accadendo Oltralpe. Ecco, perchè lo “Sportello dei Diritti”, si rivolge al Ministero della Salute affinché monitori attentamente la situazione e fornisca tutte le delucidazioni del caso circa possibili analoghi rischi per la popolazione residente ed al fine di adottare tutte le misure necessarie per evitare la diffusione di questo tipo di virus che colpiscono principalmente le fasce più deboli ed esposte come anziani e bambini in tenera età.

Lecce, 23 luglio 2014                                                                                                                                                                                            

Giovanni D’AGATA

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