
più indignati è che l’ambasciatore non ha vergogna ad accusare di questo danno i due militari italiani per i quali egli stesso ha sollecitato il ritorno in India, in quella che forse è l’azione diplomatica più ignobile che la storia delle relazioni internazionali del nostro Paese ricordi.
Mancini è l’espressione di una casta che pensa soltanto a spendere il denaro dei contribuenti, senza badare a sprechi, senza far nulla per meritare il proprio stipendio né l’onore di incarichi tanto prestigiosi. Una casta che tradisce la Patria ed i suoi Servitori, pronta a servire il politico di turno o gli interessi delle lobby. Dall’ambasciatore Mancini ci saremmo aspettati un doveroso impegno, 24 ore su 24, per riportare a casa i Marò e restituirli alle loro famiglie. Un impegno che mai avrebbe potuto consentire all’ambasciatore di sprecare il proprio tempo per riverniciare una staccionata o ancor di più per indirizzare a Roma micragnose richieste di rimborso, offensive per tutti gli Italiani, oltraggiose per i militari che governi imbelli stanno vergognosamente abbandonando al loro destino, dolorose per tutti gli Uomini e le Donne in divisa che ogni giorno offrono il proprio sacrificio
alla Patria, alla difesa dei suoi confini, alla tutela della sicurezza dei cittadini, senza chiedere rimborsi. Io proporrei alle autorità indiane di tenersi l’ambasciatore in cambio del rilascio dei Marò, ma ritengo che, come moneta di scambio, sia considerato di poco valore”.