
Riflessioni a cui se ne aggiunge una ulteriore: “non è ancora possibile datare con attendibilità scientifica una traccia biologica, specialmente in un ristretto range temporale, come in questo caso”. Alla luce delle affermazioni dei Ris relativamente alla traccia biologica riconducile all’indagato, per la difesa di Bossetti, questo non è, seppur considerata la ‘pistola fumante’ della procura, “un elemento così scevro da dubbi, tanto da essere individuato sempre dai medesimi Ris come ‘quantomeno discutibile'”. Inoltre, sempre i legali che mercoledì presenteranno istanza al riesame, “in buona sostanza a parere della difesa, le enunciate certezze scientifiche paiono espresse secondo un criterio di ragionevolezza, principio più tipico del disquisire giuridico che dell’argomentare scientifico”.
La difesa rappresentata da Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni sottolinea come, anche in caso di corrispondenza tra il Dna trovato sul corpo della vittima e quello del proprio assistito non basta da solo a dimostrare la colpevolezza – “anche se la traccia fosse dell’indagato non si potrebbe certo inferire la colpevolezza dell’indagato” -, e annuncia, contattata dall’Adnkronos, che chiederà di “ripetere l’intera procedura” assistita dai propri consulenti, “a partire dall’estrazione della traccia che è la parte più delicata” dell’intero processo.