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Anche in Sardegna a sostegno delle popolazioni colpite dalla guerra in Medio Oriente

 L’Asce, da sempre impegnata impegnata nel campo della solidarietà, contrasto della discriminazione ed emarginazione sociale e promozione dei diritti “senza frontiere” partecipa alla Rete nazionale di aiuti ai kurdi e alle popolazioni colpite dalla Guerra in Medio Oriente.

Sono quelle stesse popolazioni che annegano nel Mediterraneo o approdano a Lampedusa e talvolta in Sardegna alla ricerca dell’Europa per trovare scampo da persecuzioni, fame, terrore.

Sono quelle stesse popolazioni che a volte vengono accolte ma troppe altre sopportano in Italia, seppur di passaggio, un trattamento di rifiuto, discriminazione e xenofobia se non di vero e proprio razzismo.

Alla luce di ciò l’Asce partecipa alla catena di solidarietà internazionale ponendosi come Centro di informazione e aiuto anche materiale, fornitura di medicinali, contributi economici per l’acquisto in loco di generi di prima necessità.

Attraverso l’informazione l’Asce si oppone alle politiche di aggressione finanziate dall’estero e che coinvolgono anche l’Italia e la nostra isola, al fine della spartizione di enormi ricchezze petrolifere o di controllo del territorio, come avviene in Palestina e in tante altre parti del mondo, prevalentemente in quelle aree e in Africa.

Per maggiore efficacia l’Associazione ha aderito alla Rete italiana di solidarietà e sottoscritto un nuovo appello umanitario che richiama l’attenzione delle Istituzioni e dei cittadini sulla tragedia in atto.

L’appello sottoscritto al termine di una Assemblea svolta a Roma recita : aiuti umanitari e non armi, sostegno al Rojava e rimozione del PKK dalla lista del “terrorismo”

Il Coordinamento della Rete italiana di solidarietà con il popolo kurdo, che abbraccia gran parte del territorio italiano e comprende numerose piccole e grandi associazioni, gruppi, comitati e singoli. Nell’esprimere la propria preoccupazione per il grave attacco al cantone di Kobane (Rojava, Kurdistan occidentale in Siria) da parte dei Jihadisti di ISIS, e nel riconoscere l’importante ruolo delle forze di difesa popolari kurde delle YPG/YPJ e del PKK nel proteggere i civili di qualsiasi etnia e religione, la Rete italiana di Solidarietà con il popolo kurdo ribadisce il no all’invio di altre armi nella regione, larichiesta di invio urgente di aiuti umanitari, e la richiesta di riconoscimento politico del movimento kurdo in Rojava e in Turchia,movimento che si è dimostrato finora l’unico sul campo in grado di fronteggiare l’avanzata di ISIS in Medio oriente, anche togliendo il PKK dalla lista delle organizzazioni considerate “terroristiche”, lista stilata dai governi (Usa ed Europei), di cui è evidente la natura esclusivamente politica e che non trova fondamento nella normativa internazionale.

La Rete chiede inoltre che vengano messi in evidenza i paesi che hanno sostenuto e continuano a sostenere ISIS tra cui USA, Turchia, Israele, Qatar, Arabia Saudita, e la corresponsabilità della stessa Europa; questo mentre si continua a criminalizzare il movimento kurdo prendendo di mira anche i rifugiati membri della diaspora kurda in Europa e in Italia.

Una serie di iniziative di sensibilizzazione e di raccolta fondi per i sopravissuti ai massacri dell’ISIS che hanno trovato rifugio presso i campi profughi nelle zone limitrofe a Sengal e a Maxmur, gestiti e difesi dalle formazioni kurde, è già partita nelle scorse settimane e proseguirà nelle prossime in vari territori, così come il lavoro per una informazione completa, accurata e che dia conto di quanto succede davvero sul campo nella regione svolto dalla redazione del sito della rete: www.retekurdistan.it.

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