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Fervicredo sul Premio Letterario Premio letterario Racalmare – Leonardo Sciascia,

downloadPremio letterario al (presunto ndr) boss della Stidda, Fervicredo: “Che squallore! Pensare di concedere un riconoscimento a un assassino è anche
peggio che candidarsi a riceverlo. Vittime della criminalità  oltraggiate senza fine”
“Un killer che riceve un premio ufficiale. In Italia ogni giorno si supera il peggio. Solo la vergogna che proviamo  per un fatto di una gravità inaudita supera lo sconcerto, l’incredulità, l’amarezza che quel fatto si sia verificato.  Siamo oramai stufi di sentire sempre parole ipocrite quali reintegrazione, recupero e simili, tutte fuorvianti  rispetto al fatto centrale che non si può, non si deve concedere alcun riconoscimento di qualsiasi genere a chi  non ha più abbastanza tempo, anche gli fossero rimasti mille anni da vivere, per cancellare l’orrore di cui ha
ammantato le proprie azioni passate. Prendere in considerazione l’opera di un assassino come possibile  destinataria di un riconoscimento è una cosa indegna e ancor più orribile della spavalderia con la quale un killer  condannato si candida a riceverlo, non c’è modo di attutire o lenire il disgusto che travolge tutte le vittime della  criminalità che pagheranno per sempre il prezzo delle gesta di chi oggi viene premiato dalla nostra società. Che  scandalo”.
E’ implacabile Mirko Schio, Presidente dell’Associazione Fervicredo (Feriti e Vittime della criminalità e del  Dovere), nel condannare la notizia della vittoria della XXVI edizione del Premio letterario Racalmare – Leonardo  Sciascia, città di Grotte, da parte del libro “Malerba”, scritto a quattro mani dal giornalista del Tg5 Carmelo Sardo  insieme al (presunto ndr) boss della Stidda Giuseppe Grassonelli, un killer di mafia entrato in carcere negli anni Novanta. “Come se non bastasse – insiste Schio – leggiamo che Malerba, che ha ricevuto 13 voti, ha superato per un solo
voto «È così lieve il tuo bacio sulla fronte (Mondadori)» di Caterina Chinnici, figlia del magistrato Rocco ucciso  dalla mafia nel 1983. E’ la triste metafora della nostra squallida società, dove le vittime sono destinate ad essere  sempre un passo indietro ai carnefici, ed a continuare a subire, nell’ombra, il dolore e l’offesa di vedere chi gli ha  distrutto l’esistenza ricevere premure e riconoscimenti, senza che il buon senso, il buon gusto e il rispetto  riescano a prevalere sull’indifferenza e sull’arrivismo di chi, pur di ottenere qualcosa per se, non esita a calpestare
senza pietà chi ha già perso il bene più grande e gli affetti più indispensabili”.

F

Hamlet

"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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