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Sclerosi Multipla e CCSVI: intervista al cardiochirurgo Salvatore Spagnolo

spagnolo  Sull’ancora controverso tema della correlazione tra l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI), scoperta dal prof. Zamboni dell’Università di Ferrara nel 2007, e la sclerosi multipla (SM), MEDITERRANEWS ha intervistato in pillole il dottor Salvatore Spagnolo, cardiochirurgo di lunga esperienza che da qualche anno utilizza una nuova tecnica microchirurgica per la CCSVI.

1) Dottore, nella sue esperienza diagnostica della CCSVI, in quale percentuale di malati di sclerosi multipla lei finora ha trovato la CCSVI?

“Per l’iter diagnostico attuale nei pazienti da me operati vi è una alta sovrapposizione (90%) tra CCSVI e sclerosi multipla.”

2) A suo avviso si tratta di un esame molto complesso? Richiede un’esperienza specifica?

“L’intervento di plastica di allargamento delle vene giugulari con patch di vena safena richiede l’utilizzazione della microchirurgia per evitare il rischio di trombosi nel post operatorio e quindi è necessario che il chirurgo sia in grado di operare con tecniche microchirurgiche.”

3) Per quanto riguarda coloro che si sono poi si sono autonomamente sottoposti all’intervento di angioplastica (PTA) nei controlli post-intervento quale percentuale di successo ha osservato?

“L’esame di controllo angiografico veniva eseguito nella prima fase della nostra esperienza a tutti i pazienti operati. Per l’alta percentuale di pervietà e l’alta affidabilità dell’esame ECO secondo il metodo Zamboni, abbiamo controllato successivamente tutti i pazienti con esame ECO alla dimissione, dopo i primi sei mesi e dopo ogni anno. Il numero complessivo di pazienti operati sono 85. In tre casi è stato applicato un condotto in vena safena, tutti gli altri pazienti sono stati sottoposti ad un intervento di plastica di allargamento delle vene giugulari con patch in vena safena. Per rendere i risultati più omogenei abbiamo separato il follow up dei pazienti con condotti dagli 82 pazienti operati di plastica di allargamento A distanza di sei mesi dall’intervento si è avuto la chiusura di due dei tre condotti venosi mentre il terzo condotto è rimasto pervio in tutti i controlli successivi. Il follow-up degli 82 pazienti operati con plastica di allargamento è stato caratterizzato dalla pervietà delle giugulari in tutti i pazienti controllati prima della dimissione ed a sei mesi di distanza dall’intervento. A dodici mesi, si è avuto la restenosi delle vene giugulari in soli tre pazienti che al momento dell’operazione presentavano delle vene giugulari di piccolo calibro, in tutti gli altri pazienti le giugulari si presentavano pervie e ben funzionanti. Anche nei controlli successivi le vene giugulari si presentavano pervie e ben funzionanti.”

4) Relativamente ai sintomi della sclerosi multipla che cosa ci può dire? Ci sono stati dei miglioramenti dopo l’intervento?

“Il miglioramento dei sintomi varia molto da paziente a paziente e dipende da vari fattori: il calibro delle giugulari, il numero delle vene stenosate ed il numero di placche cerebrali e midollari presenti alla risonanza magnetica al momento dell’intervento. In base a questi fattori abbiamo suddiviso i pazienti in quattro gruppi. Nel primo gruppo sono compresi i pazienti con vene giugulari di buon calibro, con buon risultato chirurgico e con poche placche cerebrali. in questi pazienti si è avuto un miglioramento clinico progressivo con ripresa di una buona qualità di vita e nessuna ricaduta a distanza. Nel secondo gruppo sono compresi pazienti con giugulari di buon calibro e con buon risultato chirurgico ma con lesioni cerebrali multiple. essi presentano uno scarso miglioramento dei sintomi legati alla presenza delle lesioni cerebrali. Nel terzo gruppo sono compresi i pazienti con una vena giugulare stenotica ma di buon calibro e la vena controlaterale di piccolo calibro: in questi pazienti si sono registrati dei miglioramenti legati prevalentemente alla disostruzione della vena di buon calibro. Nel quarto gruppo sono presenti i pazienti con vene giugulari di piccolo calibro bilateralmente. in questi pazienti non si è avuto nessun miglioramento clinico.”

5) Il team del prof. Zamboni in una pubblicazione dell’anno scorso (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23761870 ) ha ipotizzato tra le possibili cause di ostruzione venosa una compressione del muscolo omoioideo. A Catania alcuni suoi colleghi hanno iniziato a fare interventi chirurgici su questo muscolo. Cosa ne pensa in merito?

“Penso che il trattamento sul muscolo omoioideo deve essere attuato solo se si dimostra un reale ostacolo al flusso venoso.”

6) Pensa in qualche modo di poter pubblicare altri suoi dati (oltre a quelli già pubblicati), magari su qualche rivista italiana o straniera?

“A breve pubblicheremo i dati sulla pervietà immediata ed a distanza delle vene angioplasticate.”

7) Molti neurologi continuano a negare la stessa esistenza della CCSVI scoperta dal prof. Zamboni e considerano inutile se non pericoloso l’intervento di angioplastica, per cercare di disostruire le vene. Cosa vorrebbe dire a questi colleghi così scettici?

“Attualmente e volutamente noi parliamo di trattamento di stenosi delle vene del sistema cavale superiore che comprendono la vena cava, le vene anonime e le vene giugulari. Noi tutti conosciamo che una stenosi di un sistema venoso causa lesioni progressive e gravi a carico dell’organo colpito. Ad esempio una stenosi delle vene sovraepatiche porta ad una alterazione progressiva della funzione del fegato fino alla cirrosi. L’apertura di queste vene migliora la funzione del fegato e blocca la progressione della malattia. E’ DA IPOTIZZARE INOLTRE CHE L’APERTURA DELLE VENE FAVORISCE IL TRATTAMENTO FARMACOLOGICO.”

About the author

Alessandro Rasman, 49 anni, triestino. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo politico-economico presso l'Università di Trieste; è malato di sclerosi multipla, patologia gravemente invalidante, dal 2002. Per Mediterranews cura una speciale rubrica sulla sclerosi multipla.

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