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Vincitori di concorsi pubblici non hanno un diritto immediato e automatico all’assunzione

Foto Avv. Eugenio GargiuloNonostante  possa apparire più che logico , il vincitore di un concorso a pubblici impieghi non ha il diritto a ricoprire il posto di lavoro messo a bando poiché, anche in seguito all’approvazione della graduatoria definitiva, permane in capo all’amministrazione il potere di non proseguire con la nomina in presenza di valide e motivate ragioni di interesse pubblico (Cons. Stato, sent. n. 1632 del 19.03.2001). Ciò si spiega perché le procedure di selezione del miglior candidato sono sempre e comunque finalizzate a garantire una piena efficienza ed efficacia dell’azione pubblica per il soddisfacimento dei bisogni della collettività (in ottemperanza alle prescrizioni di imparzialità e buon andamento sanciti dall’art. 97 della Costituzione).

Pertanto, qualora durante o immediatamente dopo la conclusione di un concorso, sia venuta meno l’esigenza o l’opportunità della copertura dei posti vacanti, l’ente pubblico ha facoltà di mutare le proprie scelte in nome di effettive e comprovate logiche attinenti ad un sicuro risparmio ed ottimizzazione delle risorse, anche a costo di pregiudicare gli interessi del candidato risultato vincitore.

Si è espresso proprio in tal senso, di recente, il Giudice amministrativo (Cons. Stato, sent. n. 3359 del 4.07.2014), che  ha legittimato l’operato di un istituto professionale molisano che nel rimodulare la pianta organica dei dipendenti ha ritenuto adeguata la soppressione di due posti come assistente tecnico, nonostante pochi giorni prima si fosse conclusa la procedura per la selezione del personale destinato alla copertura degli stessi. In tale ipotesi, l’amministrazione è riuscita a dimostrare che la soppressione delle figure professionali in oggetto ha consentito il raggiungimento di vantaggi per le casse pubbliche, dato che il personale in servizio era pienamente in grado di erogare i servizi richiesti. Dunque, l’aggiunta di ulteriore forza lavoro, oltre che di scarsa utilità, avrebbe compromesso l’efficienza dell’apparato amministrativo.

Nonostante, al momento questa sia l’interpretazione prevalente, in passato non sono mancate sentenze diametralmente opposte: la Cassazione , qualche anno addietro, ha statuito che con l’approvazione della graduatoria definitiva, oltre alla conclusione del concorso, si determinava in capo al vincitore l’acquisizione di un vero e proprio diritto a lavorare alle condizioni e presso la sede offerta nel bando pubblico. Dunque l’Ente doveva essere equiparato ad un vero e proprio datore privato, con tutto ciò che ne conseguiva in termini di diritti e obblighi per ambo le parti coinvolte . (Cass. SS.UU., sent. n. 16728 del 2.10.2012)

Qualora le scelte dell’ente fossero congrue, il candidato vincitore interessato ha comunque facoltà di adire l’autorità giudiziaria per richiedere il risarcimento dei danni provocati dalla decisione dell’amministrazione. Infatti, l’indizione, svolgimento e conclusione di una selezione pubblica, ingenera negli aspiranti una aspettativa che, se violata, comporta una responsabilità per l’ente pubblico . (Cass., sent. n. 6577 dell’08.05.2002)

Di conseguenza, la legge riconosce comunque il diritto al vincitore di ottenere un ristoro economico per i disagi ed i costi sostenuti in nome ed in vista delle prospettive causate dal comportamento della PA. Il risarcimento dovrà quindi coprire gli investimenti in tempo e danaro, nonché gli ulteriori danni ingenerati come, a titolo esemplificativo, i pregiudizi scaturiti dalla rinuncia all’attuale posto di lavoro in vista della futura nomina!

Foggia, 10 settembre 2014                                        Avv. Eugenio Gargiulo

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