Società

Nel luogo dove dicono Lavà…

101_6176Lo spazio dietro la casa era chiamato “l’era”, semplicemente l’aia, dove si trova ancora un rudere, forse i resti di una cantina o un ricovero per il carro; di fronte c’è la piccola cascina a un piano comprata dalla nonna.

Sul davanti, dalla parte della stalla, ricordo due grandi ciliegi, cresciuti accanto alla vigna sottostante, sul duro bordo erboso, con i tronchi che poggiavano sulla riva del cortile.

Di fianco alla casa, sul lato di levante, vi era un pergolato che spingeva i due pali del telaio perpendicolari al muro, si appoggiavano ad esso ma erano sorretti da pali di castagno che terminavano con una biforcazione e così anche
all’altra estremità.

Una vite molto vecchia e storta si arrampicava al pergolato e distendeva i suoi tralci frondosi da cui pendevano piccoli grappoli rossi. Erano di un’uva dalla buccia dura che maturava tardi.

I frutti più gustosi erano nella vigna vecchia dietro alla casa, nel ronco: erano le pesche dalla polpa bianca, tonde e piccole come albicocche, la buccia molto pelosa, dolcissime.
Ne raccoglievo molte di quelle cadute a terra dai rami ma anche sui due o tre alberelli  cresciuti storti tra i filari.

Qualcuna la mettevo nel tascapane dello zio Mario assieme ai pochi grappoli d’ uva nera e ai piccoli fichi, per farle assaggiare alla nonna Maria e alla zia Elda che non poteva camminare.

Bruno Chiarlone Debenedetti


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