
Secondo l’accusa, Larosa, conosciuto come “Peppe la mucca”, poteva essere il presunto Mammasantissima ed aveva un ruolo di vertice nel Locale di Giffone al quale sono subordinate le Locali individuate nella Brianza comasca di Cermenate e Fino Mornasco, e quella di Calolziocorte, nel lecchese. La cosca di Giffone, secondo quanto emerso dall’ inchiesta “Helvetia” del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Reggio dei carabinieri dell’agosto scorso, è collegata anche con altre strutture calabresi, quali la Locale di Fabrizia (Vibo Valentia) e con la dipendente Società di Frauenfeld (Svizzera). Anche Valente, panettiere incensurato, secondo l’accusa, ricopriva un ruolo di rilievo nella Locale di Giffone con la dote della Santa, ed era in stretto contatto con Larosa al pari di Mandaglio, macellaio, che aveva un ruolo di vertice nel sodalizio tanto da essere ritenuto fedele espressione sul territorio di Larosa e interfaccia autorevole per risolvere problemi sullo svolgimento di attività economiche, specie del settore boschivo. L’uomo, per gli investigatori, era in possesso almeno della dote del “trequartino”. Bruzzese, conosciuto come “Salineri”, è considerato il reggente della struttura criminale di Grotteria. Le conclusioni del gip di Locri riguardo la sua posizione, non sono state condivise dal gip di Reggio anche alla luce di ulteriori approfondimenti eseguiti dal Ros dopo la sua scarcerazione. E’ suo fratello Raffaele, da anni in Lombardia, a indicarlo con un ruolo di primo piano nella ‘ndrangheta. Secondo le indagini, infine, è risultato appartenere alla Locale di Grotteria anche Carlino, già condannato per omicidio e armi, commerciante, che avrebbe avuto il compito di curare i rapporti con i referenti di altre articolazioni in Lombardia, prendendo anche parte attiva a riti di affiliazione e a cerimonie di conferimento di “cariche” e “doti” di ‘ndrangheta. (ANSA)