Italia

Sardegna: persi 5400 posti di lavoro nell’ultimo trimestre 2014 nel settore privato (impresa e servizi)

soldiLe quasi 4mila nuove assunzioni previste nell’isola sono compensate da oltre 9mila lavoratori usciti dal mercato

Cagliari e Sassari hanno un saldo negativo di oltre 4mila posti

Cresce il lavoro precario e diminuiscono le occasioni per i giovani under 30

Piras e Porcu (Cna): scenario troppo incerto – la Regione vari un piano di intervento capace di parlare all’emergenza sociale e produttiva

Nell’ultimo trimestre del 2014 sono previste in Sardegna quasi 4mila nuove assunzioni nelle imprese dell’industria e dei servizi. Ma le oltre 9mila uscite determineranno una perdita netta di 5.400 posti di lavoro solo nel settore privato. In particolare tra Cagliari e Sassari si perdono oltre 4mila posti di lavoro con quasi 7.500 fuoriusciti dal mercato e poco più di 3mila nuove assunzioni. I numeri che la Cna sarda ha estrapolato dai dati appena resi noti dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro scattano una fotografia molto preoccupante del sistema lavoro Sardegna.

Secondo lo studio dell’Unioncamere in Italia sono registrati nell’ultimo trimestre 2014 173.280 nuove assunzioni (9.200 in più rispetto a quelle previste lo scorso anno). Contando le 295mila uscite attese, il settore privato nazionale registrerà alla fine dell’anno una perdita totale di quasi 122mila posti di lavoro: un saldo comunque leggermente migliore rispetto alla flessione che era stata prevista nel trimestre finale del 2013.

Tra le nuove assunzioni poche (15,3%) saranno a tempo indeterminato (-9,6%). Per la maggior parte (52,7%) quelli stipulati ex novo saranno contratti a termine. In particolare in questo ultimo trimestre 2014 aumentano a dismisura le forme contrattuali “autonome”, con una crescita del 22,7% dei contratti a progetto e del 9,5% delle altre forme di lavoro atipico (partite Iva e lavoratori occasionali). In flessione rispetto allo scorso anno l’apprendistato (-7%).

La situazione in Sardegna

A livello territoriale il maggior numero di assunzioni dirette da parte delle imprese dovrebbe registrarsi nel Nord-Est (39mila), seguito dal Nord-Ovest (quasi 38mila). Nel Mezzogiorno le imprese prevedono di assumere 30.400 persone e al Centro 20.400. Il saldo atteso tra ingressi e uscite registra nel Sud i valori peggiori (-44mila unità), mentre le altre aree si manterranno al di sotto delle 30mila unità in meno.

Tra le regioni la domanda di lavoro sarà particolarmente robusta in Lombardia dove le imprese hanno previsto 33.200 assunzioni, mentre per quanto riguarda i saldi la classifica vede in testa il Trentino Alto-Adige dove l’occupazione nel settore privato aumenterà di 3.200 unità e la Valle d’Aosta (+50). Tutte le altre regioni segnano un dato negativo.

Abbastanza preoccupante, come detto, il dato della Sardegna che registra un saldo negativo di 5400 posti di lavoro in meno rispetto all’ultimo trimestre 2013 e un numero molto basso di nuove assunzioni: meno di 4mila.

Tab. 1 – Movimenti occupazionali previsti dalle imprese nel IV trimestre 2104 – Sardegna

Movimenti previsti

Entrate
Uscite
Saldo

(v.a.)
(v.a.)
(v.a.
SARDEGNA
3.950
9.350
-5.400
NORD EST
49.900
73.190
-23.290
CENTRO
29.720
58.460
-28.740
SUD E ISOLE
40.660
85.470
-44.810
TOTALE ITALIA
173.280
295.000
-121.730
Fonte: Cna su dati Unioncamere – Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2014

Tab. 2 – Movimenti occupazionali previsti dalle imprese nel IV trimestre 2104 – Province

Movimenti previsti

Entrate
Uscite
Saldo

(v.a.)
(v.a.)
(v.a.)
SASSARI
1.000
3.000
-2.010
NUORO
450
1.430
-980
CAGLIARI
2.180
4.270
-2.100
ORISTANO
330
640
-310
SARDEGNA
3.950
9.350
-5400
TOTALE ITALIA
173.280
295.000
-121.730
Fonte: Cna su dati Unioncamere – Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2014

Cresce il precariato e diminuiscono le occasioni per i giovani

Quanto alla tipologia dei posti di lavoro, lo studio Unioncamere rileva che a livello nazionale (dato dunque valido anche per la Sardegna) le assunzioni registrate in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente saranno per lo più stagionali, contratti di collaborazione e con lavoratori a partita IVA, segno di una sempre maggiore precarietà del sistema lavorativo italiano. Sono invece in diminuzione i contratti di assunzione “non stagionale” e quelli interinali.

La maggiore domanda rispetto al 2013 riguarda unicamente il settore terziario, mentre cala nettamente il settore industriale, soprattutto il comparto delle costruzioni. Quanto alla dimensione aziendale, le piccole imprese (fino a 49 dipendenti) e quelle più grandi (almeno 250 dipendenti) prevedono entrate in aumento rispetto al IV trimestre 2013, mentre per le imprese di dimensioni intermedie prosegue il trend negativo.

Secondo la ricerca diminuisce la quota di mercato riservata ai giovani under 30. Il dato è spiegato non con un aumento le preferenze dei datori di lavoro per gli over30, ma con un’espansione della quota di assunzioni per le quali l’età non è ritenuta rilevante. In questa fase di estrema debolezza della domanda di lavoro le aziende tendono ad attribuire meno valore all’età e più alle effettive capacità dei candidati.

L’analisi della Cna

«I dati Unioncamere delineano un quadro di estrema incertezza soprattutto per l’aumento esponenziale del precariato anche in Sardegna», sottolineano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna. «Dà qualche speranza l’aumento delle assunzioni previste da piccole e grandi imprese ma sconforta l’enorme flessione dell’occupazione in un comparto strategico come quello edile, a cui come è noto, è addebitabile la metà dei posti di lavoro persi, 37.000 su 72.000 dall’inizio della crisi.

E’ giunto il momento di mettere in campo una strategia di sviluppo regionale che sappia coniugare un’azione di medio lungo periodo con un piano di intervento immediato, capace di parlare all’emergenza sociale e produttiva.”

Gli investimenti fissi lordi sul territorio regionale – dichiarano i vertici CNA – si sono ridotti del 40% tra il 2007 e il 2011.La spesa corrente è cresciuta tra il 2007 e il 2012 del 4%, quella in conto capitale è diminuita del 30%.

E’ tutta qui la gravità della crisi.Servono politiche espansive, che si realizzano solo attraverso l’intervento della mano pubblica e, in questa fase, con opere infrastrutturali di piccola dimensione ed ad alta intensità di manodopera come sono gli interventi di riqualificazione ed efficientamento energetico, di messa in sicurezza del territorio che devono a nostro avviso costituire la parte prevalente del piano per le infrastrutture che la regione intende promuovere».

Hamlet

"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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