Editoriali

Al Cinema Trevi di Roma la possima settimana: Renato Mambor, Franco Brogi Taviani e Giulio Questi

Cinema-Trevi-300x199Programma dei film – organizzato dalla Cineteca Nazionale  – al Cinema Trevi di Roma per la prossima settimana:

 

20 gennaio                   Renato Mambor, l’artista di Cinecittà

21-22 gennaio              Il sovversivo. Il cinema di Franco Brogi Taviani

23-25 gennaio              Il cinema reduce di Giulio Questi

 

martedì 20 gennaio

 

Renato Mambor, l’artista di Cinecittà

 

Il 6 dicembre è scomparso Renato Mambor, grande protagonista della scena artistica romana dalla fine degli anni Cinquanta, quando essere artisti a Roma voleva dire essere al centro del mondo. Fra i vari Schifano, Festa, Angeli, Lo Savio, Pascali, Kounellis, Ceroli, Tacchi, Lombardo, Renato spiccava per il suo cognome, lo stile inconfondibile e persino per la sua fisicità, che gli aveva aperto, fin da giovane, le porte di Cinecittà (il quartiere dov’era nato nel 1936). «“A quel tempo sembravo Gary Cooper”, mi disse Renato Mambor quando l’ho intervistato sulla sua piccola e nascosta carriera di attore. Ruoli piccoli e medi, di solito di bel ragazzo o di cattivo nel nostro western. Un po’ per scherzo e un po’ per guadagnare. Li fece anche Pino Pascali, suo amico storico. E, ovviamente, li faceva la sua compagna del tempo, Paola Pitagora, che divenne poi una vera attrice. Per Mambor fu non più che un gioco. Lo troviamo tra la fine del 1959 e il 1960 in I ragazzi del Juke Box, Urlatori alla sbarraIl rossetto di Damiano Damiani, dove fa Vincenzo il garzone, e, ovviamente visto che c’era mezza Roma, ne La dolce vita di Federico Fellini.


Ma lui ricordava come sua prima apparizione quella accanto a Walter Chiari e Ugo Tognazzi in Un dollaro di fifa di Giorgio Simonelli. […] Nello spaghetti western fu parecchio in luce. Lo ritroviamo in Un uomo, un cavallo, una pistola di Luigi Vanzi, nel ruolo di Alvarez, in Il figlio di Django di Osvaldo Civirani, come Clint Sullivan, in Se vuoi vivere, spara! di Sergio Garrone, nel ruolo di Dick Logan, in Due once di piombo, in una scena di La resa dei conti di Sergio Sollima. Probabilmente ne fece anche altri, ma di questi se ne ricordava bene. Lo troviamo anche in molti altri film, Il sepolcro dei re, il bellissimo Laura nuda di Nicolò Ferrari con Georgia Moll, L’ammutinamento di Silvio Amadio, La bellezza di Ippolita, Obiettivo ragazzeLa donnaccia di Silvio Siano, Il disordine di Franco Brusati, Una storia di notte di Luigi Petrini. Tutti degli anni ’60, più o meno buoni. Poi venne rapito interamente dal mondo dell’arte. Lo ritroviamo come Mario il barista in Tobia al caffè di Gianfranco Mingozzi, molti anni dopo, nel 2000» (Giusti).

La Cineteca Nazionale lo ricorda in questo occasione come attore, a rimarcarne l’estrema poliedricità, che lo ha spinto sempre a mettere in relazione forme d’arte diverse.

 

ore 17.00 Urlatori alla sbarra di Lucio Fulci (1960, 83’)

«Innamorata di Joe il Rosso (J. Sentieri), capo degli “urlatori”, Mina riesce a indurre il padre, direttore generale della RAI, a farli partecipare a un programma in prima serata che ha grande successo. 1° film di L. Banfi (con capelli), trionfo di A. Celentano in Nikita Rock (omaggio al sovietico Kruscev), buffo numero dei Brutos» (Morandini).

 

ore 19.00 Il rossetto di Damiano Damiani (1960, 94’)

Un quartiere piccolo borghese alla periferia di Roma. L’ingenua tredicenne Silvana, figlia di madre separata, è innamorata del vicino di casa Gino. L’ha visto uscire dall’appartamento di una prostituta che è stata uccisa. Ma non lo rivela alla polizia, che ha arrestato l’innocente garzone Vincenzo (Mambor). Ne approfitta invece per avvicinare il giovanotto, che le dà corda per tenerla buona, ma dal rapporto con la ricca fidanzata Lorella se ne intuisce l’avidità e il cinismo. «Il pretesto è un’indagine poliziesca su un atroce delitto, la sostanza del film va ricercata nell’atto di accusa, evidentissimo, all’ipocrisia del nostro mondo. È la prima prova del regista Damiani al quale Zavattini ha dato, secondo suo costume, piena fiducia» (Casiraghi).

 

ore 20.45 incontro con

Blu Mambor, Patrizia Speciale Mambor, Felice Farina,

Marco Giusti, Gianluca Marziani, Paola Pitagora

moderato da Andrea Schiavi

a seguire La linea parallela del mare di Felice Farina (1982, 15’)

L’Artista attraversa le dune tra Capocotta e Torvaianica fino a raggiungere il mare e osserva la linea della battigia che separa la terra dal mare, una linea parallela tra la realtà e l’aspetto nascosto delle cose. Inizia a correre lungo il bagnasciuga ed estrae sassi d’argento dal cestino che ha sottobraccio. A ogni sasso lanciato in acqua il mare riporta materiali fantastici, incontri onirici, ritrovamenti simbolici. Ogni incontro è un’esperienza, e l’Artista continuerà mutato la sua corsa. Con Renato Mambor, Maura Calefati, Marina Sciarelli, Patrizia Speciale.

Il filmato è stato proiettato nel 1982 al Metateatro all’interno di uno spettacolo di Mambor con lo stesso titolo, che inizia con la poesia visiva del prologo: «La struttura del lavoro era comprensiva di diverse forme di spettacolo: concerto, performance, cinema, teatro, pittura, riproponendo in teatro una metodologia analitica da me impiegata nelle arti visive. Qualsiasi cosa noi facciamo di creativo è collocato nella nostra realtà quotidiana, però appartiene all’altrove, all’immaginario, al teatro, alla manipolazione estetica. Io ho pensato uno spettacolo che percorresse la linea del linguaggio, foto, concerto, teatro, performance… la linea parallela al mare» (Mambor).

Ingresso gratuito

 

21-22 gennaio

 

Il sovversivo. Il cinema di Franco Brogi Taviani

 

«Documentarista? Forse. Ma anche regista di fiction, film, pubblicità. Quello che si dice in modo un po’ antico, ma che tanto mi è sempre piaciuto, “cineasta”.

Il documentario però risulta, da questa rassegna, predominante nel mio lavoro di “cineasta”. Non credo sia una scelta. Ma credo che siano stati gli eventi professionali e di vita. Da cui non si disgiunge ovviamente anche una forte dose d’amore per il genere. Tanto che ho frequentato tutti i generi del documentario: industriale, d’immagine, turistico, sociale. Ma io, i miei documentari di lungometraggio, li ho sempre chiamati film, perché tali li ho sempre considerati. Non per un senso di sminuimento, ma perché ho sempre pensato la loro struttura in maniera “filmica”, adottando gli stessi ritmi narrativi e la drammaturgia che scaturiscono dallo stesso ceppo dei film e delle fiction.

I documentari cosiddetti industriali o, diciamo così, più funzionali a precise richieste, credo mantengano o tentino di mantenere comunque sempre una cospicua dose di artigianalità creativa. Quella artigianalità nobile che spesso è contigua all’arte, nei casi fortunati. D’altra parte ho sempre considerato il “cineasta” parte della categoria artigiano-artista. In coscienza so che dentro di me porto, per ogni singolo fotogramma di film o documentario che sia, sempre lo stesso amore artigianale di chi si sforza di far bene un mestiere che ama» (Brogi Taviani).

 

mercoledì 21 gennaio

 

ore 16.30 Deserto di uomini di Franco Brogi Taviani (1965, 10’)

In un paese della Lucania l’emigrazione ha cancellato la presenza degli uomini. Sono andati via lasciando le loro case, ormai scardinate dal vento. Alcune donne di un paese vicino si aggirano per prelevare oggetti rimasti nelle case, come fantasmi di un mondo che riemerge miracolosamente dell’oblio.

a seguire Malato n. 41 di Franco Brogi Taviani (1967, 11’)

Il problema della sanità, tra mancanza di personale e strutture insufficienti. Problemi cronici, che il documentario denuncia con clinica precisione.

a seguire Un calcolatore, dei ragazzi di Franco Brogi Taviani (1969, 16’)

Il documentario racconta l’esperienza didattica svolta da alcuni allievi della scuola media Umanitaria di Milano in collaborazione con la società Olivetti che si proponeva di presentare agli studenti le molteplici funzioni del microcomputer Olivetti Programma 101.

a seguire Necropoli Vaticana: luce e restauro di Franco Brogi Taviani (2000, 15’)

Documentario sul restauro della Necropoli Vaticana e il nuovo impianto di illuminazione inaugurato in occasione del Giubileo del 2000.

a seguire Carlo Levi, la pittura del esilio di Franco Brogi Taviani (2001, 30’)

Carlo Levi fu condannato dal regime fascista al confino: in Lucania, prima a Grassano, poi ad Aliano, in provincia di Matera; dall’agosto del 1935 al maggio 1936. L’impatto con quel mondo isolato e sofferente, la cui cultura gli apparve come ferma nel tempo e intrisa di arcaicità e di mito, incise fortemente sul suo immaginario, diventando parte integrante del suo universo interiore. Di quel mondo Levi parlerà nel suo Cristo si è fermato a Eboli. Il film ripercorre la storia di quell’anno di esilio, intreccia testimonianze di chi ha conosciuto Levi in quegli anni, con commenti critici di esperti e biografi.

a seguire Spot Agip (Repubblica Ceca, Portogallo, Spagna, Austria) di Franco Brogi Taviani (1997-98, 12’)

a seguire Backstage Spot Agip Praga di Franco Brogi Taviani e Andrea Prandstraller (1997, 9’)

 

ore 18.30 Una strana vacanza di Franco Brogi Taviani (2005, 55’)

Ottobre 1943. Tre ufficiali inglesi prigionieri dei tedeschi fuggono dal treno che li sta portando in Germania. Vagano per l’Abruzzo, fino a quando vengono accolti da una famiglia. A distanza di sessant’anni i due sopravvissuti ritornano nei luoghi della loro avventura, incontrando i testimoni dell’epoca.

 

ore 19.30 Italiani all’Opera di Franco Brogi Taviani (2011, 60’)

L’emigrazione italiana in Argentina raccontata attraverso il viaggio di un giovane cantante lirico in cerca di fortuna. L’Opera come sfondo di una grande epopea per ricordare ai popoli dei paesi più sviluppati cosa voglia dire essere emigranti, sradicati dal proprio mondo. Una riflessione sulla solidarietà, la convivenza, la tolleranza.

 

ore 20.45 incontro con

 

Franco Brogi Taviani

moderato da Ennio Bispuri

 

a seguire Gli sconosciuti di Franco Brogi Taviani (2013, 75’)

Un cinquantenne, Rocco, è in attesa che il suo amore Carla, di cui ha quasi il doppio degli anni, lo passi a prendere nella scuola vuota, dove lui sta correggendo delle tesi con il suo assistente Tancredi: quel giorno Carla ha deciso di andare a vivere con lui per sempre. Ma Carla non arriva, rimanda… «In questa epoca di crisi e di soffocamento della cultura (specialmente in Italia), ho voluto fare un film a dispetto di tutto ciò. Questo è un film che prima di tutto è stato una sfida produttiva, vinta a tutti gli effetti. Sostenuto da una scuola coraggiosa e all’avanguardia, lo IED (Istituto Europeo di Design di Roma), con un gruppo di allievi, ho deciso di nuotare contro la corrente epocale che vuole trascinare la cultura nel gorgo dell’economicismo senza volto, e fare un film creativamente libero, ma con l’ambizione di entrare nel circuito distributivo. […] Insegnando il mestiere, l’ho applicato alla costruzione di un’opera con tutti i crismi della professionalità. Tanto sacrificio, tanto entusiasmo. Finanziamenti privati minimi, costo industriale pressoché vicino allo zero e senza l’intervento dello Stato. Un film assolutamente libero, anche commercialmente» (Brogi Taviani). Con Rosario Parente, Tancredi Rinaldi, Francesca Splendiani, Tatjana Cardone.

Ingresso gratuito

a seguire Perché voglio fare l’attore di Franco Brogi Taviani (2013, 49’)

Alcuni allievi dell’Accademia Artisti testimoniano il loro desiderio: essere attori. Motivazioni profonde ed effimere. Storie tragiche, buffe: lacrime e risa. Un’umanità che vuole “essere riconosciuta” o semplicemente “essere”. Tutte le scene sono tratte dalle lezioni di Brogi Taviani che ha voluto firmare questa esperienza più come testimone che come autore.

Ingresso gratuito

 

giovedì 22 dicembre

 

ore 17.00 Un fallito di successo. Incontro con Ennio De Concini di Franco Brogi Taviani (2002, 50’)

Ritratto a cura di Callisto Cosulich per la serie Archivi della Memoria – Ritratti italiani, prodotta dal Csc. «Ennio De Concini, fin dalla prima domanda, ha affrontato il racconto di sé con la più intransigente determinazione a rovesciare qualsiasi forma di autocelebrazione e per questo ha farcito il suo narrare di ogni possibile riduttivo; e in misura tanto maggiore quanto più si faceva palese il giganteggiare del successo di tutta la sua opera di scrittore di cinema. Un successo vissuto quasi con fastidio, irritazione […] Nessun successo nel mondo del cinema – beato lui, pensavo con invidia – ha potuto, può o potrà mai risarcire la sua grande delusione: quella di non essere riuscito a scrivere, ispirato, un solo verso come “dolce color di oriental zaffiro”» (Brogi Taviani).

ore 18.00 Forse Dio è malato di Franco Brogi Taviani (2007, 90’)

«Un’esplorazione su celluloide attraverso il Mozambico, l’Angola, l’Uganda, il Senegal, il Camerun e il sud del Paese in generale, tra storie di abbandono in tenera età, bambini accusati di stregoneria, diaspora dell’emigrazione, donne sieropositive che lottano contro la malattia, miseria regnante e, soprattutto, la costante presenza di un’ignoranza forse naturale, forse semplicemente imposta» (Francesco Lomuscio). «Ho pensato ad un film che guardi strettamente al presente e non si arrampichi sugli specchi di un futuro a tutti sconosciuto, un film a suo modo didascalico, ma dotato di una cadenza drammaturgia e poetica – quella dell’alternanza tra storie e testimonianze, tra documentario e ricostruzione filmica – scandita nelle canzoni che “poeticamente”, appunto, interpuntano e amalgamano la diversa e cruda materia narrativa». Liberamente ispirato all’omonimo libro di Walter Veltroni.

 

ore 19.45 La sostituzione di Franco Brogi Taviani (1970, 60’)

In una astratta epoca futuribile il film narra del sacrificio di una donna che accetta di sostituire il marito scelto come vittima, tra le tante che, periodicamente, un popolo invisibile, “gli stranieri” , reclama. Morti senza sofferenza apparente, dovute a un morbo a cui nessuna scienza si può opporre. La generosa protagonista, durante il suo declino, si rende conto che è vittima non solo del fato, ma anche dell’egoismo umano e di un mondo dove il maschilismo, seppur occultato, detiene ancora il potere culturale. Ma è troppo tardi per ribellarsi… Fu realizzato per i Programmi Sperimentali della Rai, curati da Italo Moscati, e invitato al Festival di Pesaro. Con Adalberto Maria Merli e Maria Carrilho.

 

ore 21.00 Storia di Jela, divenuta Regina di Franco Brogi Taviani (2013, 60’)

La storia di Jela, la giovane nobile montenegrina Jelena Petrovic Njegos, che diventerà la regina Elena di Savoia, è ricostruita attraverso una rivisitazione dei luoghi dove ha vissuto, focalizzando soprattutto il suo mondo di origine, il Montenegro. La sua vita inizia tra le montagne montenegrine, dove riceve un’educazione tradizionale, impara le lingue, la musica, cavalca e va caccia, poi, alla fine dell’Ottocento, si raffina alla corte russa per approdare infine in Italia, fidanzata di un principe, Vittorio Emanuele IIi, di cui si innamora ed è amata, al di là e quasi a dispetto degli obblighi dinastici. Qui diventa regina e madre di quattro figli.

 

23-25 gennaio

 

Il cinema reduce di Giulio Questi

 

Si è spento serenamente nel sonno, Giulio Questi, dopo un’esistenza vissuta intensamente. Ha atteso che si spegnessero le luci dei riflettori, che hanno avvolto e illuminato il suo inarrivabile novantesimo anno di vita: la raccolta di racconti Uomini e comandanti, edita da Einaudi, il Premio Piero Chiara, l’autobiografia Se non ricordo male, edita da Rubbettino e Centro Sperimentale di Cinematografia, la retrospettiva dei suoi film al Festival di Torino, qualche giorno prima dell’inattesa morte.

Giulio Questi, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, era un reduce, reduce da qualsiasi esperienza umana e professionale…

«Ho fatto il partigiano nelle valli bergamasche, ho preparato carte d’identità false per gli ebrei, ho venduto armi, ho bocciato le poesie di un giovane Pasolini, ho fatto da guida a Le Corbusier, ho incontrato Orson Welles, ho diviso la povertà con Marco Ferreri e i ricordi di guerra con Fenoglio, sono stato aiuto regista di Zurlini, Ettore Giannini e Rosi, ho lavorato nella famosa Lux Film di Gualino e Gatti, ho bocciato i provini della Loren e della Koscina… Ero il pupillo di Vittorini, pranzavo con Ferruccio Parri, Gassman e Rossellini, lavoravo di nascosto assieme ad Antonioni. Ho fatto coppia con il geniale Kim Arcalli, ho diretto Tomas Milian, Jean-Louis Trintignant, Gina Lollobrigida, Lucia Bosè… Sono scappato dall’Italia e ho vissuto nell’Isola di Baru, in Colombia, fraternizzando con Gabriel García Márquez… Ho girato il mondo con il folle produttore Daniele Senatore: abbiamo tirato coca nel bagno di Richard Burton, dormito nel letto della Loren a Central Park, aperto uffici a New York, Los Angeles e Cartagena… Un giorno mi sono ritirato in casa e ho cominciato a girare film da solo, con la videocamera, per la fantomatica casa di produzione Solipso Film…» (dalla quarta di copertina del libro di Giulio Questi Se non ricordo male. Frammenti autobiografici raccolti da Domenico Monetti e Luca Pallanch, Rubbettino-Centro Sperimentale di Cinematografia, 2014).

Rassegna a cura di Cineteca Nazionale e Ripley’s Film

 

venerdì 23 gennaio

 

ore 17.00 Argini (omaggio al Tevere) di Giulio Questi (1957, 9’)

«Omaggio al Tevere spiega solo in parte il soggetto, il cortometraggio è dedicato non al fiume della città ufficiale ma agli aspetti minori e oleografici della vita periferica e suburbana» (catalogo 66ͣ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2009).

a seguire Om ad Po di Giulio Questi (1958, 11’)

I protagonisti del documentario sono, appunto, gli om ad Po, i «vecchi sdegnosi e irascibili; uomini che, abbandonata la famiglia e il paese, hanno legato il proprio destino alle fortunose vicende del grande fiume, asserragliandosi in un esilio polemico e senza compromessi» (voce off).

a seguire Avamposto di Giulio Questi (1959, 11’)

«Il ritmo delle stagioni, la vita nei suoi aspetti più minuti e quotidiani nel paesaggio metafisico del Po di Tolle, la striscia di terra più desolata e suggestiva del Delta» (catalogo 66ͣ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2009).

a seguire Le pubblicità di Giulio Questi (20’)

Raccolta di short pubblicitari di Giulio Questi che vanno da La tarantella di Pulcinella (1952), co-diretta con Giulio Gianini, Emanuele Luzzati, Gianfranco Maselli, Giulio Questi e che rappresenta la prima apparizione del Pulcinella creato da Gianini e Luzzati per un Carosello commissionato dalla Barilla, agli spot della Birra Peroni degli anni Settanta.

Per gentile concessione dell’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea

ore 18.00 Il cinema digitale secondo Giulio Questi di Stefano Consiglio (2007, 52’)

«Quando, essendo suo amico da tanti anni, ho avuto il privilegio di vedere i corti digitali di Giulio Questi due cose mi hanno colpito con grande forza. La prima è che il soggetto di quei piccoli e bellissimi film non è solo quello che raccontano, ma il modo, il processo, l’energia, quasi fisica, di quel raccontare. Una sorta di “action shooting”, per parafrasare l’“action painting”: dove l’opera che ne risulta enfatizza l’atto fisico del fare creativo (del dipingere o del girare che sia). Quello che resta insomma, cioè il film, è una specie di residuo del lavoro effettivo dell’arte, lavoro che sta nell’atto del processo della creazione dell’oggetto artistico. La seconda cosa che mi ha colpito – conseguenza… o forse premessa della prima, chissà? Non saprei dire! – è stata la sensazione che Giulio facendo quei piccoli film in digitale stesse (re)inventando il cinema. Quanto meno il suo. È intorno a queste due forti emozioni che ho sentito il bisogno di far ruotare la mia conversazione con lui» (Consiglio). Prodotto dalla Ripley’s Film.

Per gentile concessione di Ripley’s Film – Ingresso gratuito

ore 19.00 Doctor Schizo e Mister Phrenic di Giulio Questi (2002, 15’)

In genere le convivenze sono difficili. Ma ancora di più difficile è la convivenza col proprio doppio se una persona vive sola. In questo caso la schizofrenia è in agguato in ogni angolo della casa.

Per gentile concessione di Ripley’s Film – Ingresso gratuito

a seguire Tatatatango di Giulio Questi (2003, 14’)

Un anonimo appartamento. Due uomini e una donna. Un classico triangolo per un dramma della gelosia. Un tango di Gardel…

Per gentile concessione di Ripley’s Film – Ingresso gratuito

a seguire Mysterium noctis di Giulio Questi (2004, 35’)

Un blackout in una notte senza fine. Alla luce delle candele il protagonista tiene un diario. Ma nel silenzio nascono incubi e ossessioni d’ogni tipo (anche cinefile). Ma l’alba tanto attesa è una falsa salvezza.

Per gentile concessione di Ripley’s Film – Ingresso gratuito

a seguire Repressione in città di Giulio Questi (2005, 26’)

Due agenti della squadra speciale Gay-Lussac al servizio della Società del Gas penetrano nell’appartamento di un pacifico utente mentre sta facendo il bagno. Lo accusano di aver sottratto molecole alla Società mediante un magnete applicato sui tubi dell’impianto di casa allo scopo di arricchire la propria anima.

Per gentile concessione di Ripley’s Film – Ingresso gratuito

a seguire Visitors di Giulio Questi (2006, 22’)

Sono passati sessant’anni dalla guerra civile degli anni 1944-1945, mai morti non hanno pace, aggirandosi come anime in pena. Non possono scomparire finché sia ancora in vita qualcuno che li abbia in qualche modo conosciuti.

Per gentile concessione di Ripley’s Film – Ingresso gratuito

 

ore 21.00  Gli amici ricordano Giulio Questi

 

a seguire Se sei vivo spara di Giulio Questi (1967, 115’)

«E se sei vivo, spara è un western italiano dagli umori insoliti nel novero di una produzione monotona, pletorica e standardizzata. […] Il film manifesta doti e qualità immediatamente riconoscibili. Gli ingredienti della ricetta sono i soliti e inevitabili: sparatorie, sadismo, […] sangue che cola da ogni parte, ceffi patibolari indaffarati a scannarsi vicendevolmente. Ciò nonostante la pasta che da questa farina vien fuori è diversa, ha un vago sapore anarchico e buñueliano, pizzica sotto la lingua, non si lascia smaltire con facilità perché contiene una goccia, ma una goccia sola, di acido prussico» (Argentieri).

a seguire Una QUESTIone poco privata (Conversazione con Giulio Questi) di Gianfranco Pannone (2007, 16’)

C’è un nesso tra gli “spaghetti western” e la storia recente d’Italia? A vedere Se sei vivo spara, il film che Giulio Questi realizzò con Kim Arcalli nel 1966, sembrerebbe di sì. Tra il ’44 e il ’45, Questi combatté da partigiano sulle montagne del Nord Italia. In passato lui stesso ha dichiarato che alcune scene molto cruente del film si rifanno al suo legame con la Resistenza. In parallelo alla conversazione che il cineasta intavola con Gianfranco Pannone sulla genesi del suo unico film western, le immagini più cruente di Se sei vivo spara si intrecciano con alcuni brani tratti dai racconti di guerra partigiana scritti (e letti) dallo stesso Questi. 

 

sabato 24 gennaio

 

ore 17.00 Nudi per vivere di Elio [Petri] Mont[aldo] [Qu]esti (1963, 90’)

«Lungometraggio composto da una serie di numeri di varietà ripresi in vari locali notturni, sulla falsa riga dei tanti “sexy movies” degli anni Sessanta. Questo tipo di inchiesta sociologica, che riconosce come precursore Europa di notte di Alessandro Blasetti, viene realizzata da un trio di giovani cineasti che si nascondono dietro uno pseudonimo, composto dalla somma dei loro nomi» (66ͣ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2009).

 

ore 19.00 Viaggio di nozze di Giulio Questi (ep. de Le italiane e l’amore) (1961, 11’)

«Durante il viaggio di nozze il marito scopre che la moglie non è vergine: le conseguenze saranno ineluttabili e drammaticamente definitive. Episodio de Le italiane e l’amore, film composto da undici storie realizzate da altrettanti registi. Casi autentici, tratti da alcune lettere inviate ai giornali, raccolte da Gabriella Parca nel suo libro Le italiane si confessano e scelte in seguito da Cesare Zavattini» (catalogo 66ͣ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2009).

Ingresso gratuito

a seguire L’uomo della sabbia di Giulio Questi (1979, 75’)

Film televisivo andato in onda su Rete 2 il 20 maggio 1981, all’interno della serie I giochi del diavolo – Storie fantastiche dell’800, a cura di Roberta Carlotto. La miniserie era composta da sei episodi, ciascuno tratto da un racconto fantastico di un autore dell’Ottocento: L’uomo della sabbia di Giulio Questi, La venere d’Ille di Mario Bava, La presenza perfetta di Piero Nelli, La mano indemoniata di Marcello Aliprandi, Il diavolo nella bottiglia di Tomaso Sherman e Il sogno dell’altro di Giovanna Gagliardo. I racconti per la trasposizione televisiva erano stati scelti da Italo Calvino.

Per gentile concessione di Rai Teche – Ingresso gratuito

ore 20.45 Il passo (ep. di Amori pericolosi) di Giulio Questi (1964, 34’)

Didascalia iniziale: «Se il passo di tua moglie è troppo pesante non ucciderla. Verrà un’altra donna che avrà lo stesso passo se questo passo è dentro di te. Non lo sapeva Gerard Garnier, capitano d’artiglieria, che tra sogno e realtà cercava una soluzione… Francia 1912».

 

a seguire La morte ha fatto l’uovo di Giulio Questi (1968, 102’)

«È abbastanza evidente che l’autore ha voluto attaccare la cosidetta civiltà del consumo, in apparenza razionalissima, in sostanza (direbbe Goya) sonno della ragione e perciò generatrice di mostri. Infatti: mostri, i superpolli dell’allevamento di Anna; mostro, Marco, col suo sadismo; mostri Gabri e Mondaini; mostri, infine, gli industriali della pollicoltura. È pure evidente che Giulio Questi ha voluto dare, alla sua polemica anticonsumistica, il sostegno di una storia orripilante ed erotica, a mezza strada tra l’Hitchcock de Gli uccelli e il Robbe-Grillet di Trans-Europ-Express. Infine, è evidente che non ci troviamo di fronte ad un film “fatto bene” cioè di confezione, bensì da un film d’autore nel quale, bene o male, si è tentato di far del cinema d’arte e non di cassetta» (Moravia).

Versione in inglese con i sottotitoli in italiano

 

domenica 25 gennaio

 

ore 17.00 Vampirismus di Giulio Questi (1982, 71’)

Vampirismus andò in onda su Rete Due il 24 luglio 1982, all’interno della serie Il fascino dell’insolito – Itinerari dalla letteratura gotica alla fantascienza, a cura di Angelo Ivaldi e Biagio Proietti. Gli altri episodi furono diretti dallo stesso Proietti, Mario Chiari, Massimo Manuelli, i fratelli Frazzi, Fabio Piccioni, Augusto Zucchi, Enrico Colosimo.

Per gentile concessione di Rai Teche – Ingresso gratuito

 

ore 19.00 Quando arriva il giudice di Giulio Questi (1986, 128’)

«Grandi modelli letterari e cinematografici – soprattutto Marlowe, la più celebre creatura di Raymond Chandler – illuminano molto palesemente “l’occhio privato” inventato da Questi e da Grieco: un ex giudice che ha mollato carriera, sicurezza, prestigio un po’ per via di un incidente di percorso un po’ per desiderio di cambiare e di vivere più intensamente, fa l’investigatore e il suo ufficio, che come il suo aspetto è molto malandato – alla Colombo –, sta sul galleggiante di uno stravagante zio fiumarolo (il Tevere, ha detto il regista, è stato all’origine del progetto)» (D’Agostini). Serie in cinque puntate, andate in onda su Rai Due nel mese di luglio del 1986, due delle quali confluirono in una versione cinematografica, qui presentata.

 

ore 21.15 Arcana di Giulio Questi (1972, 110’)

«Giulio Questi rievoca temi della letteratura magica e alchimistica, favole junghiane archetipiche, li fonde col corredo delle leggende popolari e della demonologia, li ambienta nel suburbio cittadino, quest’inferno che sta a mezza strada fra la campagna perduta e la città non ancora conquistata. Il lucido delirio alterna, nella seconda metà, il meraviglioso alla sconnessione. Ma dobbiamo proprio rinfacciare a Questi i suoi errori, che sono quelli di chi crede ancora un po’ troppo rispetto ai tempi, nel senso romantico dell’ispirazione?» (Frosali).

Cinema Trevi, vicolo del puttarello, 25 – Roma tel: 06.6781206

Susanna Zirizzotti

Ufficio stampa

Centro Sperimentale di Cinematografia

via Tuscolana, 1520 – 00172 Roma

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