Società

La parola che ci perde se non siamo già persi…

img Tommaso Nicolini . maestro di musica e direttore particolare
img Tommaso Nicolini . maestro di musica e direttore particolare

La parola è un bastone consunto, testimone d’una staffetta infinita: è, nella sua leggerezza, infinitamente pesante, e ricca, la parola: molto più ricca e potente di chi la pronuncia.  La parola che passa di bocca in bocca, stralunandosi e caricandosi di aliti pestiferi; la parola che puzza di anime morte, ha sottofondi di rantoli e di gole sgretolate, di squallide dentiere…

La parola che ci siamo tolti di bocca prima che ci resti incastrata tra i denti, la parola slabbrata come un sottofondo allusivo per passaggi finanziari, la parola che si strozza in gola o si perde nel vento mentre il cavaliere crociato si lancia al galoppo…

 La parola infilata negli strumenti a fiato, nei clarini che parlano in falsetto, i tromboni che fan la voce grossa… anche il tamburo detta il tempo alla banda musicale La Legionaria di cui si è persa traccia…

A Cairo Montenotte un maestro di musica provetto saliva su di una cassetta e davanti al leggio con la bacchetta tracciava segni nell’aria, in piazza Stallani nel 1934. Lo leggiamo nella fotografia che la figlia ha conservato e con gentilezza l’ha divulgata… lo stesso anno veniva a Cairo il sardo Pietro Pintor del 1880 per l’inaugurazione del busto di Abba e parlava con un reduce di guerra… lui era un generale di fanteria e dopo solo sei anni moriva ad Acqui, in volo…

Ogni parola, per quanto ce ne liberiamo da sbadati, ci arriva come un osso antico dal fondo del tempo: milioni di uomini, per miliardi di volte, per migliaia di anni, l’hanno usata, mutandone i significati e la forma, sfrangiandola in miriadi di varianti e di svarioni….

Il busto di Abba veniva svelato in quel 1934 davanti ad una folla estiva radunata con sfarzo davanti alla Casa Littoria… e la fanfara militare suonava inni di gloria.

6 gennaio 2015

Bruno Chiarlone Debenedetti


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