
In tal modo – continua – il legislatore europeo ha inteso negare ai maggiori consumatori europei di coniglio, che sono proprio gli italiani, la possibilità di scegliere e preferire il prodotto nazionale, costringendoli così ad acquistare conigli stranieri, di dubbia provenienza.
Qual’ è – si chiede l’ anlac – la ragione di questa perdurante discriminazione subita dalla carne di coniglio, che penalizza la trasparenza per i nostri consumatori? Non c’erano forse precisi impegni da parte del governo e del parlamento italiano, che ha approvato ben tre risoluzioni?
Il Piano di settore, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, – aggiunge l’ associazione – aveva indicato nell’etichettatura un importante strumento di valorizzazione e di sviluppo economico per le imprese e le aree rurali, adesso la sua ulteriore esclusione rende vano tutto il lavoro svolto e penalizza i consumatori italiani.
Se a ciò – evidenzia De Bonis – si aggiungono gli attacchi mediatici di alcuni parlamentari pseudo animalisti, i sospetti di discriminazione e boicottaggio aumentano considerevolmente.
L’ assetto oligopolistico del mercato italiano – sottolinea l’ anlac – e il silenzio assenso dei più grossi operatori italiani multinazionali aderenti ad UnaItalia e Assoavi, che macellano e distribuiscono capillarmente pollame, è eloquente e dovrebbe far riflettere i consumatori. Da loro non è pervenuta nessuna parola a favore dell’ etichettatura delle carni cunicole e nessuna contromisura agli attacchi spregiudicati della Brambilla.
L’etichettatura di origine – conclude – consentirebbe decisamente la salvaguardia dell’intero comparto cunicolo, se il governo non si fermasse solo ai sondaggi o ai comunicati autoreferenziali ma prendesse una posizione forte e decisa in ambito comunitario, anche se sconveniente per qualche lobby.
Ufficio Stampa Anlac