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Mutui: assicurazione sulla vita devono essere comprensibili

Corte di giustizia UE interviene sulla questione e impone clausole assicurative chiare per tutelare gli intestatari dei mutui

Mutui e contratti assicurativi sulla vita sono legati da un legame molto stretto in cui la stipula dei primi implica spesso la presenza dei secondi. Nonostante sia sempre più facile reperire informazioni utili e consigli su come comportarsi e quali errori non commettere, il rapporto tra consumatore e banca è e sarà sempre asimmetrico, con notevoli vantaggi da parte degli istituti di credito. Su internet si possono reperire guide interessanti e complete, comparatori di mutui come SuperMoney permettono di confrontare le tariffe e selezionare i prodotti più vantaggiosi, ma in fase di stipula ogni vantaggio viene in qualche modo negato, affogato nella melma di gergo tecnico e postille ingannevoli.

L’UE interviene: stop ad assicurazioni sui mutui ingannevoli

Tramite Direttiva 93/13/CEE, la Corte Europea è intervenuta duramente sulla questione assicurazioni, schierandosi nettamente dalla parte dei cittadini. La sentenza decreta che i contratti assicurativi sulla vita collegati a mutui su beni immobili devono essere il più possibile chiari sia dal punto di vista grammaticale e sia sotto l’aspetto della comprensione. In caso contrario, il documento può essere considerato di natura vessatoria e perdere qualsiasi validità giuridica e legale.

Il caso

La sentenza prende origine da un caso che ha fatto scalpore e spinto i massimi organi giuridici europei a porre rimedio alle falle interpretative. Nel 1998, un cittadino francese aveva sottoscritto due mutui, ai quali era stata collegata un’assicurazione sulla vita. La polizza prevedeva che, in caso di sopraggiunta invalidità totale al lavoro da parte del cittadino, il 75% dell’ammontare del mutuo sarebbe stato coperto dalla compagnia assicurativa.

Il mutuatario francese è rimasto vittima di un’incidente sul lavoro che gli ha provocato un’invalidità del 72%. Sulla base di ciò, la compagnia ha ritenuto di non essere tenuta a coprire alcun onere, poiché l’uomo risultava ancora abile a svolgere attività conformi al suo nuovo stato.

Una sentenza di buon senso

La sentenza della Corte ha specificato come una corretta interpretazione del contratto non può limitarsi a un’interpretazione formale degli aspetti grammaticali riportati nel documento. Il contratto, specifica la sentenza, deve essere scritto in modo da consentire al firmatario di comprendere in modo inequivocabile “il meccanismo di presa a carico delle rate dovute al mutuante nel caso di inabilità totale al lavoro del mutuatario, come pure la relazione tra tale meccanismo e quello prescritto da altre clausole, di modo che tale consumatore sia posto in grado di valutare, sul fondamento di criteri precisi e intelligibili, le conseguenze economiche che gliene derivano”.

La sentenza muove dal sensato presupposto che il consumatore che sottoscrive il contratto “si trova in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda, in particolare, il grado di informazione”. Per la cronaca, il caso del signore francese sarà esaminato dal giudice di rinvio, al quale spetterà il compito di stabilire se il contratto sia valido o se, viceversa, andrà incontro ad annullamento.

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