Speciale Maturità

Maturita 2015 Malala storia di una giovane-pachistana”Le penne sono le nostre armi più potenti”

Malala Yousafzai, sedici anni, pachistana, due anni fa ha rischiato di morire per difendere il diritto dell’istruzione delle bambine nel suo Paese. Il 9 ottobre del 2012 la giovane studentessa venne ferita al collo e alla testa, mentre tornava da scuola su un bus, da un miliziano dei Talebani.
Questa è la storia di Malala, una ragazzina pakistana che ha rischiato la sua vita per i diritti delle donne, di tutte le donne. E che oggi, a soli sedici anni, racconterà cosa significa lottare contro l’oscurantismo ultramaschilista dei talebani.

Nel 2009 Malala ha 11 anni. Inizia a scrivere un diario, piccole notizie sulla quotidianità del suo paese. Con la semplicità delle parole, Malala denuncia i talebani che in Pakistan si oppongono con violenza al diritto all’istruzione delle bambine e delle donne. I testi di Malala vengono pubblicati dalla BBC e quindi diffusi in tutto il mondo. A qualcuno però questo non piace: un giorno Malala è sul pullman che la porta a scuola. Viene aggredita da uomini armati di pistole. Le sparano alla testa.

Ma Malala è forte. Pur ferita gravemente, non muore. Viene portata in Gran Bretagna, dove guarisce e diventa un simbolo. La sua storia fa il giro del mondo. Angelina Jolie intitola a Malala un fondo per lo studio di giovani ragazze indigenti; Madonna si presenta ai concerti con il nome di Malala scritto sul corpo.

Il 12 luglio 2013 Malalatiene u n discorso davanti all’assemblea dell’ONU.

I laburisti norvegesi hanno candidato Malala al premio Nobel per la pace. La vicenda di questa ragazza tanto coraggiosa ora è narrata in un libro destinato ai suoi coetanei.

«Prendiamo i nostri libri e le nostre penne: sono loro le nostre armi più potenti – ha detto la ragazza – Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione». Nella mani di Malala una petizione, firmata da quasi 4 milioni di persone, a sostegno di 57 milioni di bambini che non vanno a scuola e che chiedono ai leader del mondo fondi per nuovi insegnanti, aule e libri. La petizione chiede anche l’immediato stop allo sfruttamento di bambini nei luoghi di lavoro, stop ai matrimoni e al traffico di minori.

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