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Anlac: no a pratiche anticomunitarie mangimisti. Intervenga antitrust


I tre mangimisti che operano in filiera integrata attraverso vendite condizionate, che sono vietate dal diritto europeo, stanno facendo circolare nuove proposte che vorrebbero garantire un prezzo minimo di euro 1,70/kg, agli allevatori di conigli, ponendo però dei limiti al prezzo massimo e con l’ obbligo di ritirare il 100% del loro mangime, con probabili sconti sul mangime. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, presidente Anlac, associazione nazionale liberi allevatori di conigli dopo l’ incontro avuto in Veneto con gli allevatori liberi.

Vorremmo ricordare a questi industriali – prosegue – che sinora hanno agito indisturbati, che la fissazione di prezzi minimi e massimi sono vietati dall’ Unione europea, così come è vietato il condizionamento: “mi prendo i tuoi animali se acquisti il mio mangime”.

Gli sconti sul mangime o i premi sulla carne praticati ai loro allevatori convenzionati e condizionati, e non a tutto il mercato, – aggiunge l’ anlac – assumono in questo settore un duplice ruolo: da un lato rappresentano un chiaro elemento di concorrenza, dall’ altra servono a garantire il controllo degli approvvigionamenti e a restringere il libero mercato.

Noi riteniamo – sottolinea il presidente – che dopo i preziosi provvedimenti sulle borse merci, l’ antitrust debba finalmente intervenire con una indagine conoscitiva in questo settore, più volte sollecitata da risoluzioni parlamentari, magari emettendo un proprio parere per capire se questo pseudo modello di filiera integrata, che mette a riparo dalla concorrenza e genera una deriva monopolizzante, sia legittimo e conforme alle norme europee o se rappresenti un modo di eludere le regole della concorrenza, avvalendosi di schermi giuridici desueti come l’ istituto delle soccide o convenzioni similari.

Attraverso questi comportamenti illegali, – conclude – adoperati per cagionare un controllo dei prezzi all’ origine delle materie prime e delle quantità da immettere sul mercato, tre grandi gruppi detengono oggi indisturbati una quota rilevante del mercato del coniglio (64%), decidono i prezzi all’ origine dei mangimi (dunque, i costi degli allevatori), i prezzi all’ origine della carne (dunque, i ricavi degli allevatori) e, di conseguenza, i prezzi al trade e al consumo finale, con buona pace del libero mercato e della libera concorrenza.

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