Sono 5.064 le “artigiane coraggiose” della Sardegna che sfidano la crisi anche se negli ultimi 12 mesi ha chiuso l’1,4% delle “imprese rosa”. Folchetti, Presidente Confartigianato Sardegna: “Occorrono interventi che liberino tutte le imprese da vincoli e costi che soffocano le iniziative”. Appello a Regione per una nuova 215
Otto anni di crisi in Sardegna hanno lasciato il segno anche nel tessuto imprenditoriale gestito dalle donne artigiane. Infatti, tra il 2008 e il 2015, è scomparso più dell’11% delle “aziende artigiane al femminile”, passate da 5.713 unità a 5.064. Negli ultimi 12 mesi, il tasso di chiusura è arrivato all’1,4%.
I numeri dicono anche che il 19,8% delle imprese artigiane sarde è guidato da donne (13esimo posto in Italia), che 44.533 sono le donne imprenditrici in tutti i settori produttivi e che nella nostra isola tra il 2014 e il 2015, ha chiuso i battenti il 10,9% delle imprese gestite da donne (contro una media italiana del -0,5%).
Sono questi i numeri che emergono dalla “fotografia” scattata dall’Ufficio Studi di Confartigianato, che vuole raffigurare la situazione delle artigiane nella nostra isola.
La Sardegna, con l’1,4% di chiusure artigiane negli ultimi 12 mesi, si attesta a metà classifica (media nazionale +0,2%). La situazione peggiore si registra in Basilicata (-2,6%), la migliore è quella del Molise (+2,8%). Da notare che nel periodo pre crisi (2005-2008), l’imprenditoria artigiana femminile sarda cresceva più della media nazionale (+1,5% contro il –0,3% della media Nazionale).
A livello regionale le 5.064 donne titolari di imprese artigiane sono impegnate nei servizi alla persona per il 54,7% (2.768 imprese), nel manifatturiero per il 22,2% (1.124), nei servizi alle imprese per il 16,9% (855) e nelle costruzioni per il 5,8% (293). In “altre attività imprenditoriali” per l’0,5% (24 imprese).
Il settore che ha subito la maggior contrazione percentuale è quello delle Costruzioni (-7,9%), segue il Manifatturiero (-3,4%) e i Servizi alle Imprese (-1,4%).
Tra le vecchie province, 2.013 imprese artigiane (-1,5% rispetto al 2014) sono registrate a Cagliari. Seguono Sassari (1.783/ -1,1% rispetto al 2014), Nuoro (863/ – 2,3% rispetto al 2014) e Oristano (405/ – 0,2% rispetto al 2014).
“I dati del nostro Osservatorio – sottolineano Maria Carmela Folchetti, imprenditrice artigiana e Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – dimostrano come l’imprenditoria femminile sarda vada incoraggiata. C’è la necessità di interventi che liberino tutta le aziende dai troppi vincoli e dai costi che soffocano le iniziative”. “E’ necessario – continua la Presidente Artigiana – poter contare su un welfare che permetta alle donne di conciliare lavoro e famiglia e di esprimere nell’impresa le proprie potenzialità”.
Per incentivare l’impresa donna in Sardegna la Folchetti propone una versione regionale della Legge 215 per l’imprenditoria femminile: “La Regione potrebbe finanziare un intervento di questo tipo – sottolinea – esattamente come accadde negli anni passati a livello nazionale. Quell’intervento consentì la nascita di oltre 70.000 aziende guidate da donne e permise un incremento occupazionale di oltre 90.000 unità in tutta Italia”.
“Il dato sulla chiusura della attività gestite da donne in Sardegna (-10,9% tra il 2014 e 2015) la dice lunga di come le donne sarde siano sull’orlo di una crisi di …welfare – sottolinea la Folchetti – la nostra regione, come del resto tutta l’Italia, non sembra essere un Paese per mamme che lavorano. E lo è ancor meno per le imprenditrici le quali sono escluse dagli interventi a tutela della maternità previsti per le lavoratrici dipendenti”.
Risultato: tra crisi economica e carenze dei servizi pubblici per la famiglia, il numero delle donne che a livello nazionale svolgono attività indipendenti tra il 2005 e il 2015 è diminuito del 5,6%.
“Per conciliare lavoro e famiglia alle donne imprenditrici, durante la Legge di Stabilità appena approvata, ci siamo battute per ottenere il voucher babysitting – continua la Presidente – che consiste in voucher rilasciati dall’INPS del valore di 600 europer una durata di 6 mesi (3 mesi per le lavoratrici autonome iscritte alla Gestione Separata) spendibili per pagare il servizio di baby-sitting. Ricordiamo che i buoni devono essere ritirati dalla neomamma presso la sede INPS competente per territorio in base alla residenza o al domicilio indicato al momento della presentazione della domanda”.
“Ma questo non ci basta – continua e conclude la Folchetti – stiamo combattendo la battaglia per ottenere anche i voucher per l’assistenza ai familiari anziani e ai disabili; un voucher per formare i collaboratori chiamati a sostituire temporaneamente la titolare nell’attività d’impresa; un credito d’imposta per incentivare la creazione di attività d’impresa nei servizi di welfare per la famiglia e per l’infanzia; sgravi fiscali e contributivi per assunzioni a tempo determinato di coadiuvanti nei periodi di maternità o di assistenza a figli minori o parenti anziani; l’istituzione, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, di un Fondo per l’imprenditoria femminile”.
Insomma, per fare l’imprenditrice e la mamma, in Sardegna bisogna essere sempre più brave del resto d’Italia.
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Imprese artigiane femminili (al 30 giugno 2015) |
Donne titolari di imprese artigiane in Sardegna |
Andamento %: 2015 rispetto al 2014 |
||||||
|
Manifatturiero |
Costruzioni |
Servizi Impresa |
Servizi Persona |
Altre |
||||
|
Cagliari |
2.013 |
394 |
80 |
363 |
1.170 |
6 |
-1,5% |
|
|
Oristano |
405 |
97 |
8 |
38 |
258 |
4 |
-0,2% |
|
|
Nuoro |
863 |
260 |
32 |
109 |
457 |
5 |
-3,5% |
|
|
Sassari |
1.783 |
373 |
173 |
345 |
883 |
9 |
-2,9% |
|
|
Sardegna |
5.064 |
1.124 |
293 |
855 |
2.768 |
24 |
-2,6% |
|
|
ITALIA |
179.966 |
44.045 |
7.604 |
23.308 |
104.400 |
609 |
+ 0,2% |
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